Oggi all’Eco è il 21 febbraio. Ventun’anni or sono i Canadesi di Saskatchewan si svegliarono al suono di un sibilo forte, come quello di un missile, e alzarono gli occhi al cielo. Una gigantesca mongolfiera a strisce bianche e rosse (i colori della bandiera americana) stava per atterrare proprio sopra le loro teste. Sembrava immobile, eppure in corsa verso il raggiungimento di un record mondiale che dopo vent’anni risulta ancora imbattuto. Eppure il 21 febbraio del 1995 non è affatto un giorno di cui la storia abbia serbato grandi ricordi. Nulla di notevole – a detta degli storiografici – nell’avvenimento che metteva in moto, fin dall’alba, gli abitanti di Leader, Saskatchewan, Canada. La ressa di uomini e donne si incanalava dunque, fin  dallo spuntar del giorno, da ogni dove, verso l’area deputata per l’atterraggio, a godersi lo spettacolo.

 

“…a guardarle sono quasi immobili, lune piene contro il cielo chiaro e l’uomo che le sorveglia, adesso, non è più sicuro se veramente sono mai partite oppure sono sempre state lì, senza legami, colorate e immobili così…e l’uomo che sorveglia il cielo non scioglie la matassa del volo..” canta Gianmaria Testa ne “la traiettoria delle mongolfiere”.  Che emozione questi aeromobili in volo in grado di sostenersi, chissà poi perché. Il perché, in realtà, ce lo spiegò Archimede. Il principio afferma che: un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del  volume di fluido spostato.  La Piazza del palazzo, gremita di popolo, offriva, a chi guardava dalle finestre, l’aspetto di un mare, nel quale cinque o sei strade, come altrettanti foci di fiumi, versassero incessantemente nuove ondate di teste.

 

Una mongolfiera di 3000 metri cubi e una massa di circa 32 tonnellate e mezza era partita dalla Corea del Sud , aveva trasvolato l’Oceano Pacifico e stava atterrando nel Saskatchewan, in Canada. A bordo c’è James Stephen “Steve” Fossett e questo è il suo primo record mondiale. Ha 51 anni ed è un Aviatore statunitense, un navigatore, ma soprattutto un audace e coraggioso avventuriero.

 

Stesso giorno, al di là dell’Oceano, nello sputo di paese più bello del mondo, L’Italia, ha inizio quella che è la kermesse musicale più seguita. “Tutti cantano Sanremo”. La rassegna musicale più nota, quella che brama gli occhi di tutti, anche solo per qualche minuto. Giusto per sentirsi in dovere di commentare qualcosa. Insomma, quel giorno il palco è uno spettacolo. Luci sconfinate. Le vallette ridono (Anna Falchi e Claudia Koll). Pippo Baudo, più alto di una spanna.  A renderla un po’ più emozionante, nella circostanza, c’è  una voce in più (risultò la vincitrice): quella di Giorgia. Capelli cortissimi, vestito da regina. Viso senza età, sorriso infinito. Ha una voce che in alto potrebbe essere relativamente normale, ma quando scende raccatta colori da  tutte le parti, si allarga come un’alluvione e non vedi più il fondo. Canta: Come saprei.

 

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