Eco Marche
Notizie
Home
Notizie
Cultura
Regione Marche
Cerca
Collegamenti web
News Feed
Contattaci
Fotografie delle Marche
Cartina delle Marche
Forum Community
Chat Marche
Mercatino Annunci
Ricette Marchigiane
WebCam Marchigiane
Archivio Eco
Diapositive Marchigiane
Video Marche
Affinità di Coppia
Amministratore
Articoli correlati
Frase del giorno
Frase del giorno:

cerca con Google!
link segnalati

Tempo in Città


Scopri il tempo per la tua città per la giornata di oggi e le prossime cartina meteo Marche

Lavoro Marche

tipo di lavoro:
città: Cerca il lavoro o l'opportunità per te tra le migliaia di offerte di lavori del database.
 

Chi è online

Immagine casuale

Home arrow Cultura arrow Arte arrow Ad Ancona una mostra-evento dal 27 Ottobre
Ad Ancona una mostra-evento dal 27 Ottobre PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 0
ScarsoOttimo 
Scritto da Gianluca Ranzi   
La mostra presentata dall’Assessorato alla Cultura della Provincia, si svolge ad Ancona nelle due sedi della Mole Vanvitelliana e dell’Atelier dell’Arco Amoroso dal 27 Ottobre al 30 novembre, propone una riconsiderazione e una panoramica sull’opera di alcuni pionieri della video arte e del cinema sperimentale italiano degli anni Sessanta e Settanta che hanno trovato nell’apertura verso le pratiche tecnologiche e multimediali nuovi orizzonti di ricerca espressiva La mostra ne rintraccia oggi l’influenza fino alle ultime generazioni di artisti evidenziando come il loro lavoro sia stato e sia ancora uno degli episodi più fertili e rivelatori del ruolo di primo piano che la ricerca artistica italiana ha avuto negli sviluppi internazionali della ricerca concettuale degli ultimi quaranta anni. Nell’opera di Cioni Carpi, Giuseppe Chiari, Antonio d’Agostino, Ugo La Pietra, Fabio Mauri, Luca Patella, Franco Vaccai, Maurizio Cesarini e Emiliano Zucchini l’uso del cortometraggio a 16 millimetri e del video diviene lo strumento espressivo privilegiato per documentare, specchiare e rendere visibile una strategia globale di intervento diretto sulla realtà che si fonda sulla dialettica tra l’Io dell’artista e l’oggettività del mondo, facendo però del mondo la polarità privilegiata, in quanto spazio esistenziale dove riversare la propria azione di proposta politica e di critica sociale. Gli artisti selezionati, pur nella singolarità della vicenda creativa di ciascuno, condividono un tratto comune: si sono formati, o comunque ne sono stati influenzati, in un’attitudine che trova nei mezzi di comunicazione di massa un repertorio tecnico ideale per veicolare il proprio pensiero e che fa dell’arte una esperienza irrinunciabile di socializzazione. Essi agiscono controcorrente a un sistema sociale che tende a valorizzare soltanto il tempo della produzione economica e i suoi prodotti derivati. La smaterializzazione dell’oggetto artistico ottenuta dall’immaterialità del video restituisce agli artisti la coscienza di un gesto disfunzionale, disinteressato, slegato da un utile immediato, ma soprattutto li sintonizza sulla fragranza del quotidiano, sulla messa a fuoco della realtà senza condizionamenti eterodiretti. La vita quotidiana in ogni sua condensazione diventa l’oggetto del loro intervento per far inceppare il meccanismo che ha alienato l’uomo dalla propria capacità critica e lo ha anestetizzato al proprio sentire. Per risvegliare coscienze assopite il video, la fotografia, il cinema, la video-installazione, la Mail –Art, le proiezioni di diapositive, i giornali, divengono nelle mani degli artisti in mostra il più potente mezzo per rivelare i pericoli e le mistificazioni operate dal sistema sociale. Essi evidenziano con le loro opere quanto il nesso tra arte e vita debba essere stretto per essere il più fertile possibile e adottano un atteggiamento nomadico attraverso i più diversi media espressivi e le varie discipline, inglobando la musica contemporanea (Giuseppe Chiari, Cioni Carpi), l’interpretazione della storia (Fabio Mauri), la fotografia (Franco Vaccari), il lungometraggio (Antonio d’Agostino), l’architettura, l’urbanistica e il design (Ugo La Pietra), la Land Art, il Comportamentismo e la parola scritta (Luca Patella), la performance e l’happening (Maurizio Cesarini), la video-scultura e l’indagine filosofica sul tempo (Emiliano Zucchini). Anche quando la soggettività dell’artista si fa più sentire, essa viene comunque arginata o persino annullata nella sua esibizione effimera e fatta strumento di comunicazione dove il vero fine ultimo è sempre l’utopia di un contatto diretto e non filtrato con il pubblico. E’ per questo che per spezzare la separatezza teatrale col pubblico la tattica può consistere nella proposta diretta ed esposta della stessa fisicità: usata come schermo per la proiezione dei films nelle azioni di Fabio Mauri, martoriata nelle azioni di Cesarini, svelata e liberata dalle bende nella performance di D’Agostino, sovrapposta e confusa all’immagine della natura con Carpi, esposta in tempo reale nelle azioni di Vaccai, moltiplicata e sdoppiata in diversi frames spazio-temporali nel lavoro di Zucchini. La distensione orizzontale della portata dell’arte va così ad abbracciare il frammento, il quotidiano, la presa diretta, la prosa e assume il mondo come materiale permanente e totale in tutti i suoi aspetti, persino nei momenti di silenzio come avviene nell’anarchia sonora di Giuseppe Chiari che fonde parola, gesto e testo scritto, o nel rischio di lasciare interamente al pubblico la costituzione del corpo dell’opera come avvenne nell’azione “Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio”presentata da Vaccari alla Biennale di Venezia del 1972. La smitizzazione dell’Io e del mito creativo dell’autore è del resto un tema che Vaccari condivide con altri artisti, a partire da opere come “SKMP2” di Luca Patella, dove l’autore esce dal proprio recinto egotico e presenta il lavoro di altri artisti, fino ai films sugli artisti Fluxus girati da Antonio d’Agostino nel 1974, che sfuggono alla cronaca della documentazione e divengono opera autonoma, o ancora agli Schermi e alle Targhe di Fabio Mauri, che ben condividono il clima di ricerca inespressiva, fredda, anti-eroica e autoreferenziale che spirava in Italia agli inizi degli anni Sessanta, da Piero Manzoni e Azimuth a Milano fino alla Scuola di Piazza del Popolo a Roma. Lo scardinamento di ogni aspetto specialistico dell’arte fino alla rinuncia a rivendicare il copyright dell’intervento attivo dell’artista non si tramuta però mai in una parodia, ma si inserisce in un saldo orizzonte etico di riferimento che agisce sulla realtà in vista di un suo miglioramento-modificazione o di una sua rilettura scevra da vincoli, condizionamenti o manipolazioni interpretative inconsciamente indotte.
 
< Prec.   Pros. >