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BELLEZZA – DOVE SI TROVA? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Roberto Vacca, ing.   

La bellezza, come la felicità, è importante ma ardua da definire. Non capiamo i processi cerebrali di chi è felice o percepisce o crea bellezza. Possiamo solo descriverli a parole.  A che pensa chi parla di bellezza? La maggioranza pensa a bellezze naturali: donne, panorami, fiori, animali, cristalli. Taluno è insensibile a queste cose e si meraviglia se richiami la sua attenzione a un tramonto fiammeggiante. Molti altri pensano a rappresentazioni della realtà: quadri, statue, poesie, romanzi, musica.

 

Vi esorto, invece, ad apprezzare la bellezza della comprensione profonda del mondo. Guardare da fuori fulmini, astronavi, computer che stampano risultati, centrali che producono energia, piante e animali che crescono, malattie che vengono curate – ci emoziona, ma è cosa da poco. Saper descrivere questi processi in termini rigorosi (anche matematici), saperli progettare o prevederne gli sviluppi – ci mostra una bellezza più profonda ed estrema. Altra bellezza spinta (finora riservata a pochi) è quella delle armonie matematiche anche quando non descrivono la realtà. Chi scopre una verità matematica nuova, prova una soddisfazione unica – per il tempo in cui è il solo al mondo a conoscerla.

Leonardo produsse quadri, strutture, macchine belle. Ne parlava bene, ma sapeva fare pochi calcoli, quindi non capiva molte cose. Non progettò né provò a costruire alianti.. Daltonici, stonati, ineducati apprezzano poco o niente quadri, sonate, statue. Chi non sa matematica, né fisica, né biologia è daltonico e stonato rispetto alla scienza. Se ha blocchi mentali, è irrecuperabile.

Non ha senso parlare di primati nella bellezza. Però le arti figurative presentano immagini fisse: anche se drammatiche, mostrano al più un istante del mondo che si evolve. L’arte astratta e la musica danno input di cui è arduo parlare e producono sensazioni ardue da comunicare, dunque sono costrette da limiti severi. Pare che Frank Zappa abbia detto che parlare di musica è come ballare di architettura.

La matematica ci conduce verso orizzonti vasti e sembra indurci a seguire Platone: il mondo delle idee esisterebbe indipendentemente da quello reale. Sembra proprio che la matematica si scopra, non si inventi. E anche per apprezzare che significhi questa affermazione (o ipotesi) occorre uscire dal coro di chi ritiene la bellezza monopolio degli artisti e prendere in considerazione chi produce bellezze spirituali e non tanto sensoriali.

"Fuori dal coro" n19, Newton 7/12/2006 - Roberto Vacca è un ingegnere, scrittore e divulgatore scientifico italiano. Collabora con NEWTON, sole24ore e L'OROLOGIO.

I suoi artitcoli e i suoi libri sono visibili su: www.printandread.com

 
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