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Lo spettacolo dura 50 minuti senza interruzioni. Non prevede cambi scenografici. La scena è divisa in tre sezioni distinte. Al Centro: interno casa-studio di un intellettuale degli anni ’20.A Destra: camera in stile barocco, con toeletta, separè e poltrona degli innamorati.
A Sinistra: ricostruzione di un giardino fin du siecle, invaso dall’edera e disseminato da resti di colonne. Già all’ingresso, nell’atrio del teatro, lo spettatore trova ad accoglierlo due soldati S.S. Una donna dietro un banchetto promozionale vende i biglietti ascoltando inni tradizionali tedeschi trasmessi da un una radio. Un soldato blocca l’ingresso alla sala e solo al momento opportuno, staccando il biglietto, consegna allo spettatore una bandierina nazista (come quelle usate nelle adunate/sfilate). Ancor prima dell’inizio dello spettacolo il pubblico viene così consacrato al ruolo di complice della rappresentazione. In sala suoni di sirene che preannunciano un imminente bombardamento. Un’atmosfera da seconda guerra mondiale. Questa introduzione si rifà ai reali accadimenti storici della Berlino del ’45, dove, anche sotto i bombardamenti, i tedeschi continuavano ad andare a teatro. Prima dell’apertura del sipario i due soldati, muniti di torce elettriche, passano tra gli spettatori controllando che ognuno sia al proprio posto. Il sipario si apre e al centro della scena, davanti ad un leggio, un soldato S.S. ghigna guardando il pubblico e chiude un enorme libro che porta via con se. Dietro una scrivania appare il protagonista, Eliot, che colto nel suo studio nell’atto di scrivere, dà voce al primo verso del suo poemetto. Irrompe sulla scena tutta la polifonia della Terra Desolata. La folla di voci che attraversano il protagonista Eliot, vengono interpretate dallo stesso attore che, attraverso una tensione vocale tra playback e voce live, ma anche attraverso un tentativo continuo di travestimento, cerca di dar vita a quella lotta incessante posta a fondamento del nostro teatro, ossia la tensione nell’attore tra soggetto e identità, e la sua possibile/impossibile rappresentazione sulla scena. Voce e travestimento sono dunque elementi fondamentali dello spettacolo e assolvono diverse funzioni: la voce live è quella del ruolo, dell’identità, dell’intellettuale Eliot; le voci in playback sono voci altre che attraversano il protagonista e lo consegnano ad un incessante divenire altro da se. Il travestimento non è mero mascheramento, ma un occupare spazi vuoti strutturali che si sono aperti come crepe vitali e che nello scorrimento del divenire sono stati incarnati. Eliot ode in anticipo le voci che stanno per irrompere in scena e cerca di rappresentarle, nel loro divenire, attraverso un frenetico travestimento.
Prendono vita così i vari personaggi del poemetto: Madame Sosostris, il marinaio fenicio, il mercante di Smirne, la donna del pub, Tiresia, etc….
Per tutto lo spettacolo il protagonista si muove da una sezione scenica all’altra, e i diversi personaggi da lui impersonificati vengono valorizzati da una ambientazione che ne enfatizza la caratterizzazione. Nella parte finale dello spettacolo, Eliot si veste, questa volta, da gerarca nazista. Consegnandosi al ruolo, tutto cade nella rappresentazione intesa come celebrazione del potere, della storia e dell’identità. A proclamare l’avvenuta trasformazione, cala sulla totalità della scena un enorme bandierone nazista, davanti al quale, una soubrette e il suo impresario danno vita ad un balletto anni ’30. Quando il bandierone-sipario si riapre, mostra una scena consegnata alla pura negazione, dove il gerarca-Eliot dà vita ad un comizio che assume i toni della quinta sezione della Terra Desolata, denominata “Ciò che disse il tuono”. Tutto questo viene a rappresentare la resa incondizionata dell’intellettuale Eliot ad ogni possibilità di rigenerazione di vita. A sipario chiuso, si dà voce, in forma di cinegiornale anni ‘40, ad un comunicato finale ( sul sottofondo musicale di “Lili Marlene” della Dietrich), che sgombra la scena dalla negazione. Sotto un fitto bombardamento i vari personaggi fuggono dal teatro e una pioggia di volantini sancisce l’avvenuta liberazione.
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