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L’arte fin dalla sua origine è stata ed è cultura, indipendente, scevra da ogni schema, senza negare un accostamento e interazione con altre discipline.
La chiave produttiva è la ricerca e sta al sistema sociale incrementare la conoscenza con adeguate strutture di informazioni e coinvolgimento. Il pensiero mentale sgorga attraverso uno sviluppo tecnico artistico con l’utilizzo della forma. L’arte è conseguenza di un’analisi visiva e sensitiva, ma è il colore la base di evoluzione, che travolge ogni equilibrio, ogni figura viene alterata, annullata, facendo spazio all’energia, al moto.
Ciò che potrebbe sembrare caos, diventa puro equilibrio con assoluta presa di consapevolezza e chiarezza, molto più alta, ma più difficile da capire e trasmettere. Quando si esce da schemi di forma, l’arte difficilmente è accettata, ma un’opera entra nella bellezza del movimento. Si parte sempre dalla forma, ma il tempo coinvolge l’artista in strutture diverse e si viene incanalati nel diverso, nel vero. Un processo evolutivo artistico, dal quale non si sfugge. In un’opera tutto interagisce, colore, segno, linee, pensiero, fuori dalla tela stessa, dall’osservazione, per andare ove nulla è, e dove tutto è. La raffigurazione viene imprigionata, deformata, dall’energia stessa, facendo ala ad una visione più chiara, uscendo da limiti universali, conosciuti, sconosciuti.
Sempre l’immagine vive, sovrasta, ma come conseguenza percettiva, sensoriale, inspiegabile. Al pensiero si giunge con il pensiero, ogni elemento di spiritualità è inserito nel contesto artistico, senza nulla togliere al formale geometrico fondamento dal quale si parte.
Ogni teoria e concretezza artistica è luce per una migliore chiarezza nel tempo, per il tempo.
La percezione è l’unica fonte di trasmissione della conoscenza. Nel susseguirsi degli anni, è maturato nel mio io l’ipotetica valutazione dell’importanza della forma sull’opera d’arte. Essa non può essere legata alla rappresentazione, che fa scaturire delle spinte ottiche emotive, date da un soggetto raffigurato, ma è l’insieme, la correlazione dei colori, che devono dare alla natura vera e propria della pittura il contenuto formale, per ritrarne quello percettivo, sensitivo, energetico ed annullandone l’oggetto e il soggetto, restando quindi il valore della forma percettiva, dell’Assoluto sconosciuto. Un fare tale, dove il suono, il pensiero e la poesia si fondono.
Gli stimoli per un artista non provengono solo dall’informazione, dall’esterno, dal mondo che ci circonda, ma essenzialmente dal di dentro, dalla nostra interiorità e rappresentare ciò è quasi un dovere. Ecco quindi la necessità di dover rappresentare ciò che sfugge alla ragione, riportare un ordine attraverso un disordine che è equilibrio naturale dell’io. Una ricerca, un fare affinché l’uomo ritrovi se stesso, unendosi all’opera, diventandone parte di essa.
Con tale trasfigurazione si giunge all’annullamento figurativo astratto e munito di percezione, si concretizza l’essenza della spiritualità e la necessità di esteriorizzare la propria interiorità psicologica, diventa sorgente di creatività. Ma è giusto asserire che tale operatività nasce come conseguenza di una cultura passata, da un’armonia di valori sempre accesi. In un quadro, i colori hanno vitalità, parole, concetti, hanno un loro DNA, una religiosità propria, ma debbono essere ben collegati, per dare una trasmissione adeguata, che si rifletta bene sul pubblico, sulla sua anima, al punto di scuoterla, diventando l’osservazione stessa pura creatività. Il quadro deve rapire lo spettatore, trasportandolo nei meandri dell’inconscio, della sconosciuta verità, al significato del perché sono, perché tutto è.
Il colore è la chiave, il simbolo della conoscenza, dove l’oggetto privato del suo essere, diventa aspetto puro e ciò che conta è la trazione tra i colori, dove il figurativo filtrato, entra nel percettivo, nella possibilità e tutto diventa intricato. L’opera diventa espressione di valori spirituali, individuali, dove vive sempre una forma, manifestazione esterna di un pensiero profondo.
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