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I SENZA TESSERA PDF Stampa E-mail
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Scritto da Walter Tomassoni   
Totò lo usava spesso. Fra le tante testimonianze che ho raccolto tra i teatranti che mio padre frequentava nella sua vita da macchinista e scenografo, ricordo sempre il detto di “vincoli o sparpagliati” la cui filosofia è grande. Totò la usava nei suoi films e presso il personale di scena quando qualcosa si era incasinato.

Mi piace ricordarlo, quando si presentò un mattino, di buon’ora, presso uno dei Teatri di Cinecittà, ancora chiuso.Uno dei guardiani lo riconobbe, corse a prendere le chiavi e tornò ansimante dicendo: “Ecco le chiavi, Totò”, l’attore risentito esclamò “Mi chiami Principe, lo fanno tutti”. Il guardiano ribatté subito “Altezza Vi chiamo Totò perché dei Principi ce ne sono tanti, ma di Totò ce n’è uno solo”. Totò parve accettare la giustificazione, ma non poté fare a meno di aggiungere una delle sue battute: “Buon uomo parli come bada”. Nel teatrino della politica del III Millennio con pochi riflettori, con tante comparse e senza interprete principale i senza tessera son i Socialisti, “vincoli e sparpagliati”. Il Socialismo senigalliese è sempre stata una forza di sinistra costituzionale, democratica e laica alleata fedelmente con tutte le formazioni politiche di sinistra, liberali, riformiste dalle quali i cittadini eleggevano nominativamente i loro rappresentanti. La chiamata per simpatia personale o per dovere politico non esisteva. Dal 1964 al 1980 i socialisti a Senigallia esprimevano una rappresentanza politica amministrativa vicina al 15%, con Sindaco, Assessori, Consiglieri, Presidenza Ospedale e di varie Commissioni di alta responsabilità costruttiva ed economica. Il Socialismo basato sui principi della giustizia di Piero Calamandrei, Ernesto Rossi, Salvemini e di tante altre personalità che nel tempo hanno ricoperto incarichi regionali, provinciali e nazionali. E’ da tempo che la rappresentanza politica socialista non siede nei banchi dell’Amministrazione comunale cittadina. Oggi possiamo trattare senza che qualcuno ci possa smentire, il disagio economico, sociale, popolare dopo l’entrata dell’euro, valutato male e distribuito peggio. I fallimenti e le bancarotte si susseguono gli uni e le altre con rapida vorticosità. Le piccole proprietà lavorative ed agricole sono quasi scomparse. La mancanza di lavoro è diventata una malattia permanente ed incurabile. Gli scioperi scoppiano sempre più frequenti e minacciosi mentre i Governi disperdono risorse economiche del popolo favorendo talvolta grossi complessi ex statali e privati ed imprese militari d’oltre mare con mostruosi armamenti. Intanto nelle campagne e nelle città la povertà è sempre più tangibile. Come coronamento a tanti malanni riprendono coraggio quegli elementi reazionari che sembravano distrutti per sempre, mentre in molte parti del mondo volontari riuniti in movimenti rivoluzionari si gettano a corpo morto contro la folla inerme seminando morte – gesti difficili a capirsi -. In questo scenario i ragazzi della prima giovinezza nella scuola e nella vita assumono atteggiamenti preoccupanti. E’ necessario che la famiglia riprenda alcune vecchie usanze educative. E’ innegabile che la nostra società è ammalata. Ad ogni diagnosi dovrebbe seguire una terapia. Questa non c’è.

 
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