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L’evoluzione dell’attività grafica infantile: lo scarabocchio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Elena Alì   
I primi passi dell’attività grafica del bambino si realizzano nello scarabocchio (generalmente intorno a un anno di età): il bambino che vive in un ambiente stimolante può scoprire, per caso o per imitazione delle persone con le quali è a contatto, che alcuni oggetti possono lasciare tracce sui muri o altre superfici. Questa scoperta provoca nel bambino grande gioia: questi primi segni eseguiti a caso, apparentemente incoerenti e senza significato, rappresentano un momento molto importante perché egli si rende conto, per la prima volta, di poter “incidere” sulla realtà modificandola e lasciando un’impronta indelebile della sua presenza. Successivamente è proprio questa consapevolezza, di poter creare qualcosa di nuovo e di personale, che resta impressa e che si può stimolare sino a spingerlo a tracciare altri scarabocchi. Purtroppo alcuni genitori tendono a limitare o ignorare questa attività del bambino per il timore di vedere mobili o pareti ricoperte di scarabocchi: così i bambini arrivano alla scuola materna senza aver avuto la possibilità di esprimersi attraverso l’attività grafica. Se le insegnanti sanno stimolare e incoraggiare i bambini, questi in breve tempo possono raggiungere il livello degli altri anche se rimangono evidenti le differenze, all’ingresso nella scuola primaria, riguardo alla motricità fine, alla capacità di inserimento nella classe e di apprendimento, in particolare della scrittura. Nel caso in cui lo scarabocchio viene vissuto dal bambino come momento associato a rimproveri o punizioni, in seguito anche la scrittura potrà essere associata a sensazioni sgradevoli, pertanto i genitori dovrebbero lasciare libertà al bambino e incoraggiarlo ad esprimersi, mettendogli a disposizione fogli di grandi dimensioni . Non secondario è il significato sul piano sociale dello scarabocchio: per il bambino esso è qualcosa di prezioso, creato da lui per essere offerto agli altri, un dono, una moneta di scambio per dare e ricevere amore e attenzioni dall’adulto, dal quale si aspetta riconoscimento e gratificazioni. In questo modo il bambino inizia a sperimentare, anche se in modo molto rudimentale, le sue possibilità di esprimersi, di liberare la propria energia e di giocare col movimento nello spazio grafico. Gradualmente, assumendo una posizione di fronte al foglio più comoda, per il bambino diventa naturale appoggiare il gomito sul piano del foglio; in questo modo, facendo da fulcro durante l’esecuzione, il gomito favorisce i movimenti dell’avambraccio, consente di staccare più facilmente la matita e migliora la possibilità di diversificare le linee tracciate. Contemporaneamente il bambino, per la volontà di imitare un genitore o dietro suggerimento, comincia a sostenere il mezzo scrittorio con un’impugnatura digitale (pollice opposto all’indice e al medio); la conseguenza diretta di questa nuova prensione, che coinvolge i movimenti delle dita e le articolazioni del polso, è l’esecuzione di segni grafici molto più piccoli rispetto ai precedenti. Con l’esercizio la motricità da spontanea diviene organizzata: se prima l’occhio osservava quello che faceva la mano, ora è l’occhio che guida i movimenti della mano verso le direzioni del foglio che il bambino vuole seguire (la coordinazione occhio-mano consente al bambino di far partire il tracciato in un punto e concluderlo nelle vicinanze di questo formando una specie di cerchio), imparando in questo modo a riflettere, a prevedere le conseguenze dei suoi gesti. In questo modo la traccia casuale diviene tracciato che presenta un grado più o meno alto di volontà rappresentativa, con capacità crescenti di organizzazione dello spazio, a mano a mano che il bambino si rende conto dei limiti del foglio, fino a riuscire con l’esercizio, a non uscire dai bordi se non occasionalmente. L’ impedimento iniziale del bambino che non riesce ad esprimersi graficamente come vorrebbe è dovuto alla maggiore difficoltà motoria rispetto alla difficoltà percettiva. Prendendo sempre più confidenza con “l’ambiente” grafico a sua disposizione, il bambino migliora il controllo occhio-mano, giungendo a scoprire e sperimentare le potenzialità di questo nuovo mezzo comunicativo che gli offre non solo una soddisfazione immediata di tipo sensoriale, ma anche il piacere di affermare se stesso, le sue emozioni, la sua vitalità nonché la sua aggressività e ansia. Sin da questa fase è importante educare il bambino ad una impugnatura corretta e rilassata: infatti, in base a come evolve la capacità di maneggiare la penna parallelamente evolve il grafismo. I benefici di questo intervento si ripercuoteranno sulle future espressioni grafiche del bambino: il disegno e la scrittura.
 
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