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SUCCEDEVA A NIDASTORE PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giuseppe Pierangeli   
 “Jus primae noctis”: diritto della prima notte! Una “costumanza” in uso in epoca feudale e che il signorotto di allora praticava allegramente incurante delle reazioni più o meno vistose delle giovani spose e dei loro mariti. Questo succedeva a Nidastore, una frazione del Comune di Arcevia, arrocata su un costone che sovrasta la Valle del Cesano dove il principe Angelo Ranieri, nipote del vescovo di Fossombrone, esercitava il “diritto” come pratica abituale, finchè non incontrò sul suo cammino il giovane sposo Cecco di Tocco.

Questi, robusto tagliaboschi, alla richiesta del principe di mandargli a palazzo la giovane sposa, non stette a pensarci due volte e con un poderoso colpo d’accetta troncò la testa al tiranno.

Ancor oggi è visibile nella piazzetta del paese, l’imboccatura della cisterna dove venne gettato il corpo del principe alla cui morte, per ripararne le malefatte, lo zio vescovo donò ogni sostanza agli abitanti del paese che divennero, legittimamente, proprietari di ogni bene mobile ed immobile, raggruppando l’intero capitale nella fondazione “Uomini d’arme di Nidastore”.

L’ente aveva personalità giuridica propria, da cinque secoli amministra 80 ettari di fertile terreno e diversi fabbricati nel centro abitato: possiede un suo consiglio, ha una sua bandiera e il suo statuto è riconosciuto dallo Stato.

Per il Consiglio votano ogni quattro anni tutti i capifamiglia nati e domiciliati nel paese e quanti vi abitano da almeno cinque anni. Sono escluse dal voto le donne, eccezion fatta per le vedove. Gli utili vengono investiti dal Consiglio della Comunità nella costruzione di opere pubbliche (asilo, acquedotto, scuole, ambulatorio, impianto di illuminazione) e quel che resta in denaro viene diviso fra tutti coloro che sono nati a Nidastore o che vi risiedono da almeno cinque anni. Tutti gli abitanti, compresi i bambini nati nel primo semestre di ogni anno partecipano al dividendo degli utili. Tempo fa il Consiglio Comunale di Arcevia decise a maggioranza, per effetto della Legge Regionale che ha trasferito ai Comuni le Istituzioni di Beneficenza, la soppressione della Comunità.

I battaglieri abitanti di Nidastore hanno civilmente reagito presentando un ricorso al T.A.R., richiamando esplicitamente le ragioni della Comunità, che non è Istituto di Beneficenza ma un Ente riconosciuto dallo Stato ed autorizzato ad amministrare i propri beni in piena autonomia. 

 
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