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CONTRO I GASTRONOMI E GLI IPERCALORICI PDF Stampa E-mail
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Scritto da ing Roberto Vacca   

E’ assordante il coro dei gastronomi che parlano, scrivono, discutono, trasmettono programmi TV su bevande, cucina e sui loro gusti. Sono interminabili i discorsi su qualità, sapori, prezzi, genuinità, reperibilità. C’è chi scrive:

 “Adoro i pinot neri di quella regione.” – “Ci sono legami profondi fra obblighi morali e piatti storici.” – “Le palline, ultima evoluzione del finger food sono piene di potenzialità creativa”. Di gusti non discuto, concordo con Moavia, il quarto Califfo, che diceva: “Ho mangiato tanti cibi squisiti in vita mia, che ora mi accontento solo di pane secco.” Ci sono, però, ragioni serie per stare fuori dal coro dei buongustai e non occuparsi troppo del mangiare. Anzitutto i discorsi sugli alimenti sono ripetitivi e personali. Chi commenta a lungo cosa ha mangiato è anche più noioso di chi racconta i propri sogni con dettagli. E poi sono discorsi materialistici e meschini. Il mondo è tanto più grande e interessante: contiene l’arte e i tramonti, i romanzi e la statistica, la scienza e i delitti, la tecnologia e l’amore, la perfidia e le scuole, la simpatia e l’artigianato, le invenzioni e la psicologia, le imprese spaziali e la musica, i romanzi e il management. Inoltre altri piaceri sono ben più intensi di quelli del palato.
Chi indulge al piacere della gola spesso ingrassa. Chi è soprappeso spesso è brutto – e sta male perché fatica a portare in giro il suo grasso. Ma ci sono ragioni vitali per essere snelli. Il biologo Leonard Guarente dell’MIT avrebbe dimostrato (v. Nature del 2/6/2004) che seguire una dieta ipocalorica estrema previene l’accumulo di tessuto adiposo bianco e intensifica il metabolismo, con il che la durata della vita cresce – in certi animali da laboratorio anche del 50%. In parte questo processo è influenzato dal gene Sirt1, ma non c’è dubbio che chi mangia meno accumula meno grasso.
Recentemente il Prof. C.D- Saper della Facoltà di Medicina di Harvard, ha determinato che un abbassamento di mezzo grado della temperatura corporea, anche senza sottoporsi a diete ipocaloriche, ha per effetto un allungamento della vita di circa il 10% (v. SCIENCE del 3/11/2006). Anche qui i meccanismi sono, in parte, genetici, ma anche la dieta ha una sua funzione. Ne concludo che interessarsi meno al cibo permette di aprirsi ad altri interessi e di perseguirli più a lungo perché campiamo di più.

“Fuori dal Coro 18” - Newton - Roberto Vacca è un ingegnere, scrittore e divulgatore scientifico italiano. Collabora con NEWTON, sole24ore e L'OROLOGIO.
I suoi artitcoli e i suoi libri sono visibili su: www.printandread.com

 

 
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