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SPECIALE PRECARIETA':Precarietà o meglio, diritto al non lavoro |
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Scritto da Roberto Carletti
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Si fa molto parlare, spesso a sproposito di cosa significhi in questo inizio 2007 essere sulla “ruota della precarietà”, ovvero cosa significhi vivere sapendo che il tuo lavoro e il tuo stipendio è come una foglia in autunno, oggi c’è domani chissà. Il problema consiste nel fatto che generalmente si ritiene, e gli imprenditori o capitani d’azienda soprattutto, che una certa dose di flessibilità nel mercato dell’impiego serva ad aumentare la competitività e quindi la qualità del lavoro e del prodotto. Questo secondo la loro versione. Tradotto in parole povere: una certa dose di precarietà coatta rivolta verso i lavoratori serve ad aumentare le mire privatistiche e privatizzanti del settore privilegiato del Paese e quindi la qualità del tenore di vita della minoranza che ci mangia nonché il loro margine di profitto a scapito dei più. Questa è solo un’altra lettura che si può dare alla questione per carità, io non sono la Bibbia, ne pretendo di essere ascoltato. Se però ascoltiamo di tanto in tanto le voci di chi invece in questo universo ci vive, scopriamo che son in tanti a ragionare secondo i “teoremi” della seconda frase. Ad esempio, quando si è chiesto a G. operaio all’Api per la ditta******, di descrivere la sua situazione, lui che da alcuni anni ha un impiego a tempo fisso ma fino a poco tempo fa brancolava nel buio della precarietà più assoluta così ci ha risposto:”Qui è sempre peggio, oggi devi stare attento anche a fare attività con i sindacati se no il posto fisso appena guadagnato te lo ritrovi di nuovo in pericolo, non è una bella situazione anche per i nuovi entrati, soprattutto se si pensa l’elevato grado di menefreghismo da parte di chi assume. Dobbiamo farci un mazzo tanto, alla fine in busta paga arriva quel che arriva ma rimane sempre uguale, invece i prezzi di quello che si compra sale”. Esistono ovviamente molti altri esempi di precari anche in condizioni peggiori. Pensiamo ad esempio ai camerieri negli alberghi, Senigallia ma non solo, da sempre pagati una miseria perché naturalmente la maggior parte di loro non è professionista e quindi può tranquillamente starsene sottopagata. Questo quindi darebbe credito ai sostenitori delle liberalizzazioni delle professioni. Così tutti, formati o no avrebbero diritto allo stesso reddito. Ma questo a molti non piace, specie ai professionisti di ogni ramo che vedrebbero svilito il loro impegno per acquisire una certa competenza. Personalmente, forse sarà una deformazione personale, non mi interessa per niente che vedano sviliti i loro studi. Quando c’è in gioco la vita della gente tutto il resto passa in secondo piano. Anche perché lavoro sicuro per tutti significa sicurezza in tutti gli ambiti, chi invece il lavoro sicuro non ce l’ha è, soprattutto nel Meridione costretto a vivere di espedienti a volte anche gravi. Quindi ciò che dico è in pratica ciò a cui molti aspirano ma a volte non hanno voce per parlare o semplicemente nessuno li ascolta o li prende per ingenui mentre invece non lo sono affatto. Sarà banale…Lavorare meno lavorare tutti! Con garanzia di sicuro impiego. |
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psicologia: COME RITROVARE IL BENESSERE PSICOFISICO |
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Psicologia
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Scritto da Laura Pedrinelli Carrara e Daniela Magnini
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Le ansie , lo stress, gli squilibri, che ogni giorno dobbiamo affrontare, possono influire in modo negativo sulla nostra salute, distogliendo energia e vitalità da quello che vogliamo realizzare. E’ importante che corpo e mente collaborino in sintonia ed armonia per eliminare tutte quelle tensioni che possono rivelarsi veri e propri ostacoli. |
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L'OPINIONE/ Welby e il Manfredi dantesco |
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Le notizie -
Editoriale
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Scritto da Walter Tomassoni
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Mentre Dante camminava a fianco dell’anima di Virgilio scalando il Colle del Purgatorio, Manfredi sorridendo svelò la sua identità, ben lontano Dante, dal supporre che l’anima di uno scomunicato in vita dalla Chiesa cristiana possa trovarsi in Purgatorio anziché all’Inferno. Manfredi fu figlio naturale di Federico e di Bianca Lancia, nipote di Costanza Imperatrice. |
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SPECIALE PRECARIETA':Vivere nella paura, in questo consiste essere uno schiavo |
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Le notizie -
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Scritto da Renato Montironi
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Secondo dati ufficiali in Italia il lavoro precario rappresenta circa il 13% dell’occupazione complessiva, ma la fotografia dell’ufficialità dei dati nasconde una realtà ben diversa. Oggi il 50% di coloro che hanno meno di 30 anni sono assunti con contratto precario, a questo si aggiungono i lavoratori falsamente autonomi che lavorano per ditte cono contratti allucinanti, inoltre c’è il lavoro nero che in Italia da 30 anni ad oggi non è diminuito. È facile capire che le conseguenze di tutto ciò sono la dequalificazione professionale, il lavoro sottopagato, l’incapacità di progettare il futuro, l’aumento del rischio di esclusione sociale. La precarietà diventa la questione sociale principale del nostro paese. I fenomeni di delocalizzazione, ristrutturazione delle aziende rafforzano la tendenza che vede lavoratori a tempo indeterminato sostituiti da lavoratori precari, quindi il fatto che nei luoghi di lavoro si entra solo in condizioni di instabilità rende instabili anche coloro che già ci sono. Nelle amministrazioni pubbliche, per ragioni di bilancio, tutto il personale nuovo è a tempo determinato e i servizi assegnati a cooperative sulla base di appalti al massimo ribasso. Tutta la struttura del lavoro ne viene sconvolta, sotto il peso del ricatto della precarietà; la stessa qualità del lavoro ne risente. Anche gli infortuni mortali o gravissimi nei luoghi di lavoro aumentano. La precarietà è il male sociale della nostra epoca. Ma perché si è arrivati a questa esasperazione? Io penso che tutto parta da lontano e precisamente dalle idee politiche neoliberiste che dietro a due parole, economia e libertà di mercato, hanno concesso al capitale di determinare e travolgere tutto, comprese la politica sociale ed ecologica, e determinare le sorti delle persone e di popoli interi. La lotta a questo nuovo e spregiudicato modo di concepire il lavoro non è solo una scelta giusta e irrinunciabile, ma da qui può partire un’idea nuova per un diverso sviluppo e una diversa qualità della vita. Concludo queste mie libere impressioni con la frase del film Blade Runner: “Vivere nella paura, in questo consiste essere schiavo”. Faccio questa citazione perché ritengo che la precarietà porterà una parte delle nuove generazioni ad essere i nuovi schiavi del mondo occidentale, schiavi privi di catene, ma senza la possibilità di progettare un futuro. Per questo dovremmo attivarci facendo in modo di cancellare le leggi sulla precarietà e lottare per la parità dei diritti in tutto il mondo del lavoro. |
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Moda
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Scritto da Elisabetta M.Galli
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Lussuoso, sensuale, minimal, destrutturato o imbottito il reggiseno è l’indumento intimo più usato dalle donne d’ogni età. Se fino a qualche decennio fa questa “arma” di seduzione rimaneva nascosta, oggi le nuove tendenze lo hanno reso un elemento da esibire o lasciare intravedere sotto camicie e ampie scollature. |
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RUBRICA:MEDICINA E SALUTE/Meningiti infantili: vaccinarsi o no? |
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Medicina
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Scritto da Dott. Raniero Mancini
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Quella delle meningi è un’infiammazione seria, anche se difficile è stimare la gravità della malattia al momento del suo esordio. E’ bene distinguere tra meningite virale o batterica. Le forme virali, le più frequenti, guariscono spontaneamente nel giro di una decina di giorni senza lasciar danni al sistema nervoso. |
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La contorta psicologia di Saddam |
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Le notizie -
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Scritto da Alessandro Casavola
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Le immagini che da qualche anno si stanno filmando sull’Afghanistan e sull’Iraq potrebbero sostituire le illustrazioni di un libro degli orrori e del fascino di un mondo lontano, che credevamo relegato nelle favole orientali…Durante il conflitto con i Talebani, a seguito dell’11 settembre 2001 ho visto dei soldati scalzi, barbuti, con copricapo a turbante come quelli che da bambino ammiravo sulle teste dei Re Magi…Ma a causa di quel conflitto quante nuove abitudini!…Barbe rasate o quasi, via quei copricapo e tra le donne, alcune ancora con il burka nero, due occhi misteriosi, ma anche più scioltamente vestite, impegnate in mansioni del nostro mondo…Qualche antenna televisiva sulle case, vecchi film a passo ridotto proiettati in sale improvvisate. Insomma una vita diversa…Ma l’antico ha resistito: per es. nei villaggi a comandare sono i capi-tribù e non sempre il governo centrale di Kabul…In Iraq, prima, tra le truppe di Saddam soldatesse fiere e belle, non solo disposte ai sacrifici maschili per regolamento ma per amore di lui…Poi soldati con cappucci neri determinati solo alla guerriglia di spara, esplodi e fuggi…Dopo un momento di silenzio e di vuoto nelle strade, Bagdad tornava a riempire i suoi viali bellissimi lungo l’Eufrate con grosse automobili. La vita che riprendeva si arrestava, però all’improvviso per gli assembramenti di una folla sporca, lacera urlante per altri morti, dopo che la guerra era finita…Provocati, questa volta, dalla guerriglia contro gli americani. La curiosità verso i liberatori, che faceva dire a delle giovani ragazze della buona borghesia (la scena l’abbiamo vista in Tv) raccolte in un caffè “che bello sarebbe aprire le finestre al mattino e vedere nel giardino degli aitanti maschi americani…”era finita! Ci si muove ormai contro di loro per il sospetto che si è interessato, in passato, all’Iraq non lo ha mai fatto disinteressatamente…Ed è vero! Ci si è cominciati anche a muovere fazione contro fazione…Gli Sciiti che avevano patito a causa di Saddam hanno attaccato i Sunniti. Si sono uccisi per le strade, nei mercati, nelle rispettive Moschee. Ma chi sono costoro? Si stenta a capirlo…Grosso modo potremmo dire che i Sunniti completano gli insegnamenti del Corano con le opinioni che Maometto espresse nella sua vita (=Sunna) e con le interpretazioni costruite per analogia…Gli altri, gli Sciiti, sono un po’ più conservatori, ammettono oltre che il Corano solo quanto si andò dicendo nelle due generazioni successive alla morte del profeta…Si sente nell’Islam l’assenza di una Scuola Coranica centrale che metta ordine e proponga, con metodo analogico o altro, criteri per moderni comportamenti, e faccia richiami alla coerenza…Ci siamo scandalizzati nel sentire che i residenti incappucciati, sgozzassero chi era stato rapito, nel nome di Allah, il misericordioso e il giusto…Il Corano vieta l’uccisione delle donne e i resistenti hanno ucciso giornaliste occidentali e volontarie impegnate nel soccorso al loro stesso paese…Il Corano comanda la sollecita sepoltura dei cadaveri e loro il nostro giornalista, pacifista Baldoni lo abbandonarono per più giorni nel deserto! Senza poi parlare del “martirio”che in antico si consumava nella guerra guerreggiata, ed ora anche nell’attacco improvviso da terra o su automezzo che a volte esplode con rapido comando, quando il “martirio” decide di procedere con cautela…Quello che più ha colpito noi occidentali sono state le folle inferocite esultare, ballare e fare scempio dei feriti a terra. Ci chiediamo se tra quel parapiglia in incognito fossero presenti ex-soldati o ex-soldatesse del passato regime, che Saddam voleva frequentassero le Università…Anche dinanzi a Saddam, le mani incatenate, il cappio al collo, in procinto di essere impiccato, i boia sciiti, incappucciati hanno imprecato, sputato, ballato oscenamente ed incivilmente…Le esecuzioni se dovranno ancora esserci dovrebbero restare severe, neutre per così dire…altrimenti diventano, come ebbe a dire Cesare Beccarla, atti barbarici dello Stato civile nei confronti di chi si sia lasciato prendere. Che contorta la psicologia di Saddam…quante impressioni contrastanti! Quando non si offriva alla folla in divisa, mani comode, vesti borghesi sembrava un gentiluomo di campagna, il sorriso sul viso pacioccone…ma quando dirigeva il consiglio dei ministri, lui sembrava bloccare quei personaggi, militari che lo guardavano tutti insieme, seduti lungo un tavolo in una stretta sala di dubbio gusto, vista tante volte in televisione…Saddam era un conoscitore della storia millenaria del suo Paese, ma restaurando le mura dell’antica Babilonia volle che su qualche pietra si stampassero le sue iniziali…La sfrenatezza della sua libidine prendeva altre direzioni, nonostante avesse sposato tre mogli piacenti…Si chiuse alle implorazioni delle figlie che chiedevano misericordia per i loro mariti sorpresi a congiurare…E al momento dell’esecuzione della condanna capitale, sembra che abbia consegnato una lettera a loro in cui le esorta ad occuparsi dei figli, da lui resi orfani…Come comandante di un esercito equipaggiatissimo non ebbe fortuna nello scontro con l?iran chiudendo dopo otto anni e con un milione di morti una guerra iniziata nel 1980 che non risolse nessuna delle questioni di frontiera…Con i Curdi del nord preferirà, negli anni successivi, sistemi più sbrigativi, più distruttivi, senza impegnare forze sul campo…preferirà il gas! Personalmente temeva la morte, e per questo aveva escogitato in passato, quando era l’incontrastato rajs, sistemi di fuga, soggiornando nei ventiquattro palazzi presidenziali che aveva fatto costruire nella capitale…Ma l’ironia feroce della sorte ha voluto che fosse catturato dagli americani, su delazione di un suo “suddito” nel vano sotterraneo di una casa di campagna…Lui, spaurito, smagrito, sporco come un barbone…ma in procinto di avere la corda al collo, è riuscito a tirar fuori dignità, severità di sguardo…o qualcosa che così è sembrata…Si è proclamato un “martire”, uno che aveva dovuto soffrire, che si era offerto rischiando per il suo popolo, che moriva per il suo popolo…Da buon mussulmano dell’ultima ora, ha recitato la formula della consacrazione. Non una frase che accennasse ad uno stato d’animo inquieto, che nascondesse, tuttavia, un affidamento ad un Allah giusto, ma anche pietoso…Un dubbio sulla giustezza di tutta la propria vita lo ebbe invece in punto di morte Cesare Augusto, un altro Principe assoluto, ma certamente non un crudele dittatore, quando con voce flebile, affaticata chiese alla moglie “Pensi che abbia recitato bene la mia parte, in questa commedia che si chiama…vita?” |
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Animali
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Scritto da Maria Antonia Martines
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Club Prolife…insieme per la vitaSi chiama così questo nuovo programma nutrizionale pensato per il benessere del nostro cane. Il marchio Zoodiaco, da sempre attento alla salute degli animali, insieme alla consulenza di veterinari nutrizionisti ed allevatori ha creato Club Prolife. |
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