“In primis si deve scegliere uno strumento finanziario semplice, efficiente e di facile comprensione. Purtroppo però vanno di moda, presso gli uffici postali e le banche, obbligazioni strutturate con sottostanti indici e panieri che sono di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori.
Garantiscono un basso rendimento solo per i primi due o tre anni e poi si è in balia di variabili, spesso incomprensibili. Vi sono poi buoni fruttiferi e i certificati di deposito bancario che vincolano il risparmio (non possono estinguersi prima della scadenza) per un periodo certo (da 18 a 60 mesi) ed offrono rendimenti altrettanto certi, ma davvero esigui (ca il 2% netto). Non tutti sanno che per non avere perdite in conto capitale occorrerebbe ottenere rendimenti almeno superiori all’inflazione che attualmente si attesta attorno al 2,5%, solo così il capitale posseduto non viene eroso.
I FONDI COMUNI sono invece di facile lettura. Le quote sono pubblicate su tutti i quotidiani e il risparmiatore può così sapere giorno per giorno a quanto ammonta il suo risparmio e in qualsiasi momento può rientrare in possesso del suo denaro. Ma bisogna fare attenzione alla scelta della Società del Risparmio Gestito a cui affidarsi. Individuarne una che sia INDIPENDENTE, senza padroni. Molte agiscono in conflitto di interessi e rispondo ad un padrone, cioè la banca, che presta i soldi alle stesse imprese su cui il gestore NON INDIPENDENTE investe i denari del risparmiatore (caso Parmalat, Cirio, Argentina..). Molte banche facevano affari con queste società e poi collocavano le obbligazioni emesse dalle aziende (con tassi di interesse elevati e molto allettanti)sia direttamente, si attraverso le loro società di gestione, impoverendo in tal modo il piccolo risparmiatore. E’ anche doveroso confrontare la performance NETTA tra prodotti di pari livello di rischio. Per netta si intende il netto dell’imposta, dei bolli, delle commissioni e quant’altro che magari non viene neppure comunicato preventivamente al cliente. A volte ci si ritrova ad acquistare un prodotto sul quale si pagano commissioni il cui ammontare viene decurtato dall’investimento iniziale. Suggerisco ai risparmiatori di prestare la massima attenzione e non affidarsi in maniera semplicistica ad Istituzioni perché logisticamente comode e utili, ma che di utile…fanno solo il proprio. In definitiva è necessario valutare che la Società nel tempo (da 1 a 10 anni) abbia creato valore aggiunto costantemente, grazie all’abilità dei propri gestori. Per scegliere basta dotarsi almeno una volta al mese di un quotidiano finanziario e leggere le classifiche pubblicate e le valutazioni degli addetti ai lavori.
Scritto da dott. Stefano Tinti, partner AZIMUT
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