Al mattino di sabato 18 giugno, un amico palermitano osservò che nelle piazze del centro storico si vendevano tricolori per festeggiare la vittoria azzurra. L’amico raggiunse un mercato contadino e notò amaramente l’assenza – sicuramente a causa degli incendi – di una buona metà dei banchi. Agricoltori che al mattino arrivano da Gangi, Nicosia, Caccamo, Baucina, Cefalù, da borghi lontani arrampicati sulle montagne, dopo aver raccolto ciliegie, albicocche, zucchine, lattughe e ancora ancora. Il ricavo non ripaga la fatica, è inferiore al benessere e gusto che ne traggono i clienti. L’amico non vide bandiere delle organizzazioni che li rappresentano, non ebbe notizie sulla loro salute e sulle colture aggredite dal fuoco. Altro che gol. Ma tante chiacchiere.
Maledetti, maledetti bastardi hanno appiccato il fuoco a pianura, collina e montagna tra Palermo e Messina e ancor più. Non si sono accontentati della campagna, hanno colpito quartieri abitati. Per uccidere. L’estate è appena iniziata e il fuoco cova sotto le ceneri degli interessi particolari, dell’ignoranza, dell’incapacità di garantire con correttezza i propri giusti interessi. Paesaggi meravigliosi, florida agricoltura sono in pericolo. Come sempre. Gli incendi cancellano la vita, la storia, l’economia, il futuro dei figli, la serenità di tutti. Anche la cultura e la fama siciliana, per fare solo un esempio cito il mitico villaggio Med di Cefalù ora distrutto e che aveva possibilità di rinascere. Per comprendere l’assalto criminale contro il territorio e i suoi abitanti consiglio di leggere Conca d’Oro, Sellerio Editore, 2012., € 12. Autore è Giuseppe Barbera, simpatico e erudito professore di Colture Arboree all’Università di Palermo. Racconta la storia millenaria di quel meraviglioso giardino, 300 generazioni per formarlo e 50 anni per distruggerlo dal secondo dopoguerra. Sfogliando le pagine, in parte autobiografiche, avvertirete la polvere sollevata dalle ruspe e il fragore dei tronchi abbattuti. Qualche anno fa il solito amico confessò a una signora: “Non si può perdonare a voi palermitani di aver precluso ai visitatori il piacere della Conca d’Oro”- “ Ma come – fu la candida risposta – ci vado tutti i sabato pomeriggio” .Si riferiva all’omonimo centro commerciale sorto in quella piana, quasi in segno di beffardo spregio.

l'Italia ha vinto, ma la Sicilia?
Giovanni Crisci, pittore palermitano

 

 

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