Marco Lodoli è nato nel 1956 a Roma dove vive insegnando. Ha esordito nel 1978 con la raccolta di poesie “un uomo innocuo” (Trevi Editore). Nel 1986 approda alla narrativa con il romanzo “Diario di un millennio che fugge” (Theoria)

 

 Marco Lodoli Tra i banchi di scuola c’è una profonda incuria dell’emotività. Vengono offerti modelli di secoli di cultura, ma questi nel disinteresse emotivo degli insegnanti, restano contenuti della mente (e spesso neanche quelli) senza diventare spunti formativi del cuore.

“L’emotività delle nuove generazioni è molto forte. E’ infiammante. I miei alunni si abbracciano, e poi si odiano, si arrabbiano, piangono, si riabbracciano. Sono sovraeccitati”. A parlare è Marco Lodoli, scrittore, giornalista ed insegnante “di borgata”, come lui spesso sottolinea; a Senigallia per presentare il suo libro.

“Quando ero ragazzo io c’era un elemento che ora è scomparso. Per la mia generazione era fondamentale il logos, la ratio, l’elemento razionale, mentale. Per quanto io abbia vissuto la mia adolescenza in maniera creativa, amando l’Arte proprio perché suscitava forte emotività, c’era indissolubile l’aspetto logico. Oggi manca questa connessione. Se potessi parlare con il Ministro dell’Istruzione – ecco cosa le direi – di potenziare questo. I nostri ragazzi devono reimparare a “fare a maglia” rea la razionalità e le emozioni”

Ha una faccia da ragazzo, Lodoli, con la montatura degli occhiali in metallo da intellettuale di un tempo e i capelli scompigliati da alternativo moderno.

“Le parole non sono mai casuali – continua nella sua vivace narrazione – Quelli della mia generazione come intercalare abusavano di cioè , come un volere spiegare tanto e tutto, oggi usano praticamente . E’ un segnale, il problema è pratico, appunto.”

Ma lo sanno i professori quante distrazioni ci sono oggi per gli adolescenti? Che fragorosa tempesta magnetica di input li assale continuamente? Nei loro mondi Hi-tech si lasciano travolgere da una spirale di visioni allucinanti, fanno piroette con i ritmi techno che avvolgono e cortocircuitano stimoli diversissimi. Nel vortice, di tanto in tanto, afferrano qualche concentrato di Sapere, ma è solo per aggiungere colore ai caleidoscopici viaggi virtuali.

“I ragazzi di oggi percepiscono immediatamente l’energia delle cose. Vince con loro chi ha energia. Chi non ne ha viene spiaccicato al muro. E l’energia è neutra. Può essere ovunque. Nel Rinascimento come nel Fascismo… – “A vent’anni avevo già divorato i fratelli Karamazov e ne discutevo con i miei amici.Quel mondo è finito. Oggi la Letteratura li annoia. Leggono Moccia e la Meyer. Cercano un’identificazione totale con il testo, un riconoscimento immediato con i protagonisti della storia. Il passato è passato. Sono fatti completamente in un altro modo”. “Loro ancora non lo sanno – è compito degli insegnanti trasmetterlo – che solo tramite il Sapere, la Conoscenza che la vita migliora. Anche se, furbescamente, mi sono sentito rispondere le conoscenze, prof, tramite le conoscenze ..e come dar loro torto? Come trovare il linguaggio giusto, quello che arriva, per ridare loro il senso della Cultura, quando il mondo esterno va in tutt’altra direzione? Il mondo mediatico ti dice altre cose con una seduttività molto più alta; Fa continue promesse di felicità, di denaro, di benessere. E’ un mondo schizofrenico dove vige una sola Cultura, quella del Desiderio”

Si producono desideri e bisogni per garantire la produzione dei “consumi”. Come rifuggire da questo? Lo si impara da adulti, forse qualcuno, i giovani ancora no. Schopenauer diceva che solo liberandosi radicalmente di ogni desiderio l’uomo potrebbe superare l’infelicità. “Questo lo conosce solo lei e gli amici suoi” potrebbe dire un alunno di Lodoli.

“Siamo un Paese sottosviluppato. Stiamo andando incontro ad una società classista. Ho amici ricchi e i loro figli vanno in scuole private o all’estero”.

Troppo pessimista sul mondo della scuola che non sa quale linguaggio usare per indicare la strada del futuro? “Non c’è pessimismo nel prendere atto di una situazione problematica. Eppoi la Scuola è meglio del mondo. Razzismo, prepotenza dell’uomo sulla donna, nella scuola non c’è. C’è integrazione e voglia di libertà”

 

                                                                                                                                                                       le.st.

 

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