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DISORDINI ALIMENTARI E PRESTAZIONI ATLETICHE PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dott. Alessandro Pierini   
L’atleta che vuole diminuire il proprio peso corporeo per il miglioramento della prestazione atletica, a volte può andare incontro ad una situazione paradossale: infatti i comportamenti che segue per far scendere l’ago della bilancia (semi-digiuno, diuretici, attività fisica eccessiva), hanno in realtà un effetto contrario sulla salute, sulle riserve energetiche e quindi sulle funzioni fisiologiche Tutto questo porta inevitabilmente ad una diminuzione della prestazione sportiva. Gli atleti infatti cercano spesso di ridurre la loro massa grassa nel tentativo di migliorare il rapporto peso/potenza. Molte volte però succede che le restrizioni caloriche che vengono seguite, esauriscono rapidamente le riserve di glicogeno che abbiamo a livello del fegato e dei muscoli. Questa (limitata) quantità di zuccheri serve da una parte a mantenere costante la glicemia nel sangue (sono gli zuccheri presenti nel fegato) e dall’altra a sostenere sforzi intensi e di breve durata grazie al glicogeno muscolare. Quando queste riserve vengono a mancare o sono state diminuite da una non appropriata alimentazione o da esercizio fisico molto intenso, il nostro organismo va a “cercare” l’energia sì nelle riserve di grasso ma va anche a intaccare il muscolo, ovvero la massa magra, importantissima nel mantenere alto il metabolismo basale (ovvero le calorie che bruciamo quando siamo a riposo), mantenere il tono muscolare ed esprimere alti livelli di forza. E’ proprio per questo motivo che quando seguiamo una “dieta” non supportata da attività fisica abbiamo una diminuzione di peso, seguita però da perdita del tono muscolare. Quindi anche brevi periodi di disordini alimentari possono influire profondamente sull’allenamento dell’atleta, su come compete e su come recupera. L’atleta così da una parte non riesce più ad allenarsi come prima e dall’altra dopo una pesante esercitazione fisica come l’allenamento stesso o una competizione, si ritrova a non fornire più i “mattoncini” cioè i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno durante il recupero (carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali). Il recupero infatti ha una importanza fondamentale nel processo di allenamento; il corpo ha bisogno del tempo giusto e degli alimenti giusti in giuste quantità, per poter “compensare” e rispondere meglio con una prestazione più elevata nell’allenamento (o gara) successivo. Molte volte con l’integrazione alimentare si cerca di coprire questa scarsa attenzione al proprio stile alimentare. L’integrazione può essere utile per il miglioramento della prestazione perché in commercio si trovano prodotti realmente efficaci, ma molte volte converrebbe e basterebbe analizzare (ed eventualmente correggere) la nutrizione dell’atleta che è la base della performance insieme all’allenamento.
 
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