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UNA “MODA” INTRAMONTABILE: IL CARNEVALE PDF Stampa E-mail
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Scritto da Elisabetta Mattea Galli   
Una “moda” che precede il periodo della quaresima è il Carnevale, la tradizionale festa espressa attraverso maschere e sfilate di carri allegorici. L’etimologia della parola è ancora oggi molto discussa, il termine che deriva dal latino ha due significati; il primo, “carrus navalis”, sta ad indicare i carri processionali a forma di nave usati a Roma per i riti di purificazione nel mese di febbraio, il secondo che è l’interpretazione più accreditata, è “carnem levare” cioè “togliere la carne” e si riferisce all’antica tradizione medioevale di celebrare alla fine di un lungo periodo di divertimenti, un banchetto nella sera prima del mercoledì delle ceneri in previsione dei digiuni e delle penitenze quaresimali. Di sicuro quindi le origini di questa festa sono pagane, le testimonianze storiche dimostrano che le maschere erano utilizzate dall’uomo fin dal Paleolitico, quando gli stregoni durante i riti magici e propiziatori per scacciare gli spiriti maligni indossavano maschere dipinte e costumi adornati di piume e sonagli assumendo aspetti terrificanti. Ma è soprattutto nel mondo romano, dove si svolgevano le feste in onore degli dei, che si possono trovare le origini del Carnevale. Questi riti detti Saturnali perché in onore del dio Saturno avvenivano lungo le strade della città, dove si aveva la possibilità attraverso l’uso di maschere e costumi di immedesimarsi nel personaggio che più si desiderasse interpretare, un modo per estraniarsi per un po’dalla vita reale. Tra i Carnevali noti in Italia i più celebri sono quelli di Venezia, Viareggio, Cento e Putignano. La “star” di questa festa e senza dubbio la maschera affiancata da abiti che rendono perfetto questo travestimento, una delle più antiche e conosciute è quella di Arlecchino. Nativo di Bergamo, le sue origini si possono identificare nella figura del “diavolo burlone” delle favole medioevali, un personaggio dal carattere stravagante e scapestrato sempre in cerca di divertimento che ne combina di tutti i colori… Il suo vestito composto da un corto giubbetto e un paio di pantaloni attillati inizialmente era tutto bianco, poi con il passare del tempo è diventato un variopinto abito con triangoli tutti colorati. Simbolo di Napoli e del suo popolo è Pulcinella. Un cappello bianco a forma di cono e una maschera nera con un grosso naso sporgente caratterizzano questo personaggio simpatico e dallo spirito genuino. Il suo nome deriva da Pullus gallinaceus ovvero pulcino, per la sua capacità di imitare il canto degli uccelli e il pigolio dei polli servendosi dello sgherro, uno strumento che si appoggiava alla bocca e che veniva adoperato dai burattinai greci. Vestito di bianco con un camiciotto con sopra un vistoso colletto e un paio di pantaloni larghi appare sulle scene nei panni di un servo furbo e poltrone sempre alla ricerca di qualcosa. Per capire meglio il profilo di questa maschera basti pensare alla storica frase: “ i segreti di Pulcinella”, un espressione per spiegare qualcosa che già tutti sanno. L’unico personaggio femminile è Colombina, una servetta veneziana vanitosa e furba nata nel 500’. Conosciuta come la fidanzata di Arlecchino, la fanciulla indossa un abito composto da una camicia e un ampia gonna blu, calze rosse e in testa porta una cuffia. L’arte di Colombina è quella di favorire intrighi amorosi di cui lei è spettatrice e protagonista e di tenere a bada corteggiatori poco educati. Senza dubbio però la maschera tipica veneziana rimane la Bauta o Bautta indossata nel 700’, la quale poteva essere utilizzata durante il carnevale o anche nella vita quotidiana come accessorio comune. Inizialmente di colore nero poi bianca, la bauta realizzata in gesso, in cartapesta o in cuoio aveva una forma che ricopriva i tre quarti del viso lasciando leggermente visibile il mento con gli zigomi evidenziati e lo spiovente che partiva da sotto il naso allargandosi come un becco. Il costume invece comprendeva un vestito di seta nero con una camicia ornata di merletti, un mantello voluminoso e il tricorno, un cappello a tre punte solitamente nero. Grazie il Carnevale, ogni anno si ha la possibilità di trasformare apparentemente la propria identità in quella più desiderata. Un atmosfera magica e misteriosa si respira nelle vie che fanno da sfondo a una vera e propria “esibizione teatrale” che coinvolge chiunque vuole riavvicinarsi al passato e rivivere qualcosa che è stato.
 
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