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Luppolo – Humulus lupulus |
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Scritto da Maria Antonia Martines
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Era usato, anche dagli indiani d’America, per il suo effetto sedativo come ci racconta la tradizione popolare. In periodo medievale si utilizza per i disturbi del fegato e della milza.
La pianta che nasce spontanea anche in Italia nei luoghi incolti, soleggiati, ai margini del bosco é rampicante, perenne e può raggiungere i 5-8 metri d’altezza. Ha dei fusti lunghi con delle strie scure dove si trovano corte spine e le foglie, opposte rispetto ai nodi del fusto, sono dentellate con 5 lobi; i fiori, da maggio ad agosto, sono sia maschili, bianco-gialli di circa 10 cm, a forma di pannocchia al termine dei rami, sia femminili a spighe ovate, a maturazione a forma di cono. I coni contengono i frutti e delle ghiandole (granelli gialli) ovvero il “luppolino” una sostanza dal sapore amaro-aromatico che nel secolo XIII fu aggiunta alla birra dal Re della birra, Gambrinus. I tralci maschili, in alcune regioni, sono raccolti e usati per frittate, essere lessati o con altre verdure per ripieno di torte salate. Si utilizza anche per imbottire i cuscini. Questa pianta contiene, resina, tannini, oli essenziali, flavonoidi, alcoli monoterpenici, sostanze amare, antociani, sostanze ormonosimili di tipo estrogeno, oltre 150 sostanze aromatiche. Viene indicata per stimolare il tratto gastro-intestinale, nel nervosismo, ansia o irritabilità; nell’osteoporosi; nei disturbi del ciclo mestruale, della menopausa e in quelli del sonno. Per la presenza di derivati estrogenici non assumere in gravidanza, nelle donne mastectomizzate e nei bambini; si consiglia particolare attenzione se il luppolo è somministrato insieme ai farmaci che hanno attività antidepressiva, sedativa ed anticonvulsivante, con alcool e terapie ormonali. |