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Una rubrica di ben-essere in azienda e in famiglia: perché, che senso può avere?Se è vero che ciascuno di noi, per quanto può, tende a tenere accuratamente separate la sfera privata da quella professionale, è pur vero che la persona che conduce la propria esistenza, che vive la propria essenza più autentica è una sola. Questa poi si declina nei vari contesti di vita, dando luogo a ruoli e funzioni che possono essere anche molto differenti tra loro.
Esiste, però, una coerenza di fondo, l’identità personale, basata, tra l’altro, su una forte componente valoriale, che orienta tra i bisogni, le necessità e porta a scegliere ciò che fa stare bene e ad evitare o ridurre ciò che fa stare male nelle varie situazioni e negli specifici momenti di vita. Si tratta, quindi, di una distinzione tra i due ambiti artificiosa, che viene adottata solo per una migliore definizione della specificità della situazione: se una persona ha delle difficoltà relazionali con un superiore, che gli inducono tensione, ansia, è inevitabile che porti in parte fuori dall’ambiente di lavoro questi vissuti, se un’altra vive una separazione coniugale tumultuosa, è indubbio che anche al lavoro la sua resa potrebbe calare in qualità e quantità per via della distrazione, della rabbia o dei vissuti depressivi. Gli esempi potrebbero essere infiniti. Quel che più stupisce è che ancora oggi troppe aziende, o meglio ‘organismi azienda’, intesi come insieme di cellule (i singoli individui che la compongono) e di relazioni e funzioni che le legano, si ostinano ad utilizzare espressioni quali ‘risorse umane’, ‘knowledge management’, ‘unità produttiva’, che evidenziano un disconoscimento dell’elemento umano e soprattutto della sua unicità e specificità. Se fare gruppo può essere un aspetto importante ai fini professionali, questo non è sufficiente per creare una identità aziendale solida, definita, distinta, in cui ci si può riconoscere. Due percorsi risultano, quindi, di fondamentale importanza per poter vivere bene l’azienda e nell’azienda. Il primo implica riscoprire il valore del singolo, dell’individuo, offrendo occasioni per la coltivazione dell’essere, ancor prima del fare, di cui è una declinazione concreta e naturale, ai fini autoconoscitivi, evolutivi, di maturazione personale, che investono la persona a 360° in tutte le sue dimensioni di vita, di cui il lavoro è una parte. Si tratta di un percorso radicale, profondo, che proprio per il suo essere così coinvolgente porta a modifiche interne (e che poi si declinano anche nell’operato produttivo) di grande portata e valore. Il secondo comporta la costruzione delle squadre di lavoro, animate da solidi rapporti di collaborazione e di cooperazione, da una condivisione di valori, obbiettivi, visioni e missioni. L’adesione è libera, spontanea, responsabile, e per questo molto motivata. La sfera professionale è una delle sfere di vita che impegna maggiormente in termini di tempo, risorse ed energie. E’ quella in cui più di frequente ogni persona raggiunge i più alti livelli di evoluzione e di realizzazione come essere umano, con grande soddisfazione, pienezza, che va al di là del mero riconoscimento economico (anch’esso comunque importante) per collocarsi in una dimensione di vita più ampia ispirata ad una gerarchia di principi e di valori che animano interiormente la persona e la rendono profondamente umana. |