| psicologia:A VELOCITA' FOLLE |
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| Scritto da Anna Fata | |
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Nella nostra vita, catturati dalla routine quotidiana, ricerchiamo sempre più attivamente occasioni per evadere, emozioni forti, esperienze intense che ci risveglino dal torpore in cui siamo caduti. E la ricerca si fa ogni giorno sempre più affannosa, perché la mente e il corpo si abituano velocemente e le sensazioni e le emozioni devono essere sempre più intense e sconvolgenti per poterli ridestare, smuovere, vitalizzare. E quelle emozioni che non siamo in grado di fare sgorgare e vivere in prima persona le cerchiamo fuori da noi. Un amore intenso, passionale, sconvolgente, l’alta velocità in auto o in moto, la musica a tutto volume, le varie sostanze stupefacenti, il lancio da un ponte con l’elastico, ognuno trova ciò che gli è più congeniale. Trascorsa, però, la fase più acuta, intensa, tutto si acquieta nuovamente, tutto ritorna ad essere piatto, ordinario. Le emozioni intense, tipicamente, si ricercano da giovani, non solo perché il fisico è più energico, scattante, come una nuova automobile da mettere alla prova, ma anche per una sorta di sfida, che si vuole lanciare a se stessi e al mondo. Negli anni successivi tale ricerca per lo più è un modo per tentare di mettere a tacere i messaggi che da più parti provengono relativi all’inesorabile, incessante scorrere del tempo. L’emozione forte, dunque, contribuisce a fare sentire giovani, energici, scattanti, anche se poi i tempi di recupero, specie quelli fisici, cominciano progressivamente ad allungarsi e la flebile vocina diventa sempre più acuta e insistente: il tempo scorre, ma noi cerchiamo di immobilizzare il presente, impresa vana, disperata, ma che convoglia una gran quantità di energie. A quel punto i casi sono due, pur con tutta una micro-varietà tra gli estremi: o per tutto il resto della vita si continua in questa ricerca affannosa e spasmodica della stimolazione, del piacere, nella lotta contro il tempo, finché la mente o il corpo non manifestano un disagio, sotto forma di sintomo fisico o psichico, oppure si compie un atto di coraggio e ci si ferma. Si scende dalle montagne russe e si prova a vivere l’effetto che fa. Stordimento, confusione, nausea, senso di vuoto, insoddisfazione, può emergere di tutto. E’ proprio ascoltando questo silenzio, è proprio vivendo questo momento di quiete che si può capire se e come riorientare la propria vita. E’ come avere viaggiato a velocità folle fino a quel momento, perdendosi la meraviglia del paesaggio, i cartelli indicatori e, in ultima analisi, l’orientamento. Dove sono? Chi sono? Perché mi trovo qui? Domande ampie, impegnative, profonde, che caratterizzano l’esistenza di ciascuno di noi e che prima o poi affiorano, se solo lo permettiamo. Le risposte che ci si può dare o, peggio, la mancanza assoluta di una risposta può essere devastante, può indurre di nuovo a spingere sul pedale dell’acceleratore per mettere a tacere tutto ciò, ma siamo sicuri che ne valga la pena? Non sarebbe meglio riuscire a godere con calma dei nostri piccoli viaggi quotidiani, interni ed esterni? Non sarebbe meglio essere in grado di emozionarsi di fronte alle piccole cose della vita quotidiana, senza dare nulla per scontato, ma considerandole come un dono che ci viene rinnovato ogni giorno e di cui essere grati? Se solo si pone un po’ di attenzione ogni giorno, anche in quello apparentemente più avverso, faticoso, ci si accorge che anch’esso può riservare degli aspetti positivi, delle sorprese inusitate che neppure ci si può immaginare a priori. Cominciamo da noi stessi, ammiriamo la meraviglia e la perfezione della nostra coordinazione oculare che ci permette di leggere queste righe, focalizziamoci sul respiro, sulla sua profondità, ritmicità, osserviamone le variazioni in concomitanza con gli stati d’animo e i momenti della giornata. Affiniamo l’udito, il gusto, l’olfatto, facciamo il vuoto dentro di noi, disponiamoci all’ascolto ed un’infinita varietà di messaggi estremamente emozionanti arriveranno. Forse, almeno per una volta, potrebbe valere la pena di provare…
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