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psicologia: IL MALE DI VIVERE PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dr.ssa Laura Pedrinelli Carrara – Dr.ssa Daniela Magnini   
Quando si parla di depressione si utilizza spesso una definizione metaforica, come se la parola di per sé non rendesse abbastanza l’idea della profonda sofferenza e della complessità di una malattia tanto grave quanto comune.                                               
In effetti, è tipico del gergo quotidiano affermare di sentirsi depresso o valutare superficialmente una persona come depressa perché la si vede  giù di morale. Ma la depressione è molto di più di tutto questo: è il male dell’anima, il male oscuro, il male di vivere per usare un termine caro a Montale. La depressione è un disturbo diffuso tra la popolazione generale e quindi molto ben conosciuto.
Sembra, infatti, che ne soffra dal 10% al 15% della popolazione, con una diffusione maggiore tra le donne.
Generalmente chi ne soffre mostra una marcata tristezza quasi quotidiana e tende a non riuscire più a provare lo stesso piacere nelle attività che provava prima. Le persone che soffrono di depressione, si sentono sempre giù, l’umore ed i pensieri sono sempre negativi; sembra che presentino un vero e proprio dolore di vivere, che li porta a non riuscire a godersi più nulla.
La depressione può manifestarsi in modo acuto (cioè presenta delle fasi molto intense ed improvvise) oppure con modalità costante, anche se in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento.
Spesso i parenti spronano chi ne soffre a reagire, a sforzarsi. Questo ovviamente in buona fede, senza rendersi conto che ciò tende a far sentire, chi la vive, ancora più in colpa.
Di fatto, questa malattia provoca una intensa sofferenza morale e fisica. Chi è depresso soffre moltissimo e non per un qualcosa di immaginario, né per un castigo divino, per colpe personali o per una debolezza di carattere. E’ anche importante comprendere che in questa situazione l’ammalato non può modificare o migliorare nulla solo con uno sforzo di volontà. Stati temporanei di tristezza, di scoramento, di delusione di fronte ad una perdita, ad un insuccesso, ad una difficoltà o a un problema economico non sono depressione. In questi casi viviamo stati umorali bassi, anche se di grande abbattimento, che superiamo senza gravi conseguenze. E’  sostanziale non confondere la depressione reattiva, quella che si vive dopo un grave lutto (per es. perdita di una persona cara, pensionamento) e che ha una durata limitata nel tempo oltre ad una intatta capacità della persona di elaborare la quotidianità, dall’instaurarsi di una vera e propria malattia depressiva. Questa malattia, proprio per la sua gravità, quando si manifesta in modo severo, è associata ad una elevata mortalità: fino al 15% degli individui con un Disturbo Depressivo grave muore per suicidio. 
Come per le persone vicine, anche per gli operatori (psicologi, psichiatri, medici, infermieri, assistenti sociali) non è semplice aiutare le persone affette da questa malattia proprio perché quest’ultime rifiutano tale apporto, non trovando più degli stimoli nella loro vita. Recentemente, come ogni anno, si è svolta la giornata mondiale della depressione e si è molto discusso sull’importanza di fare informazione circa questa importante malattia. Solo attraverso la collaborazione tra i professionisti e la presa di coscienza di noi tutti sulla gravità della malattia si possono aiutare le persone affette dal mal di vivere a ritrovare un senso alla vita.  
 
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