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PSICOLOGIA: IMPARARE PDF Stampa E-mail
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Scritto da Anna Fata   

Nella vita non si finisce mai di imparare, altro che banchi di scuola!E’ la vita stessa la più grande Maestra, quella che non si pone come tale, che non si arroga questo ruolo né alcun presunto diritto associato ad essa. E’ la più grande Maestra solo se noi la riconosciamo come tale, solo se ci mettiamo nelle condizioni di cogliere quel che ci sta trasmettendo e di farne tesoro.  

Nutriamo tante aspettative nella vita, ma queste sono destinate ad essere immancabilmente disattese, perché si tratta di qualcosa che esiste e continuerà ad essere tale solo nella nostra mente. Nel concreto non sarà né meglio, né peggio, ma semplicemente diverso. Ecco perché è tanto importante ridurre le aspettative fino ad annullarle completamente. Non facile, sicuramente, ma neppure impossibile. Accettare le cose come e quando giungono per quelle che sono, senza ipotizzare come sarebbero, come sarebbero state, non vivendo di ipotesi, rimpianti, aspirazioni, né attese, ma nella pienezza del qui e adesso. Se ci lasciamo riempire dal qui e adesso saremmo così sazi da non avere bisogno di altro. E la gratitudine verso un Qualcosa che ci consente di vivere quella situazione sarebbe enorme. Non sempre si impara grazie alla presenza, grazie alla trasmissione di nozioni, di istruzioni o, in generale, di situazioni che ci fanno stare bene. Al contrario, spesso le lezioni che sono più istruttive sono proprio quelle che derivano dalla assenza, dal vuoto, dal malessere, a patto che si sia in condizioni di metabolizzarle. Per certi versi sono lezioni-non lezioni, lezioni mute che intenzionalmente non vorrebbero trasmetterci nulla, ma forse è proprio qui la sottigliezza. Il nostro ruolo attivo di scoperta, di introspezione, di conoscenza è quel quid che rende più profonda e personale l’esperienza di apprendimento. E’ il vuoto che con il suo essere tale offre la possibilità di essere riempito. Le ‘lezioni’ eccessivamente sature di contenuti lasciano alla fin ben poco altro se non un vago senso di confusione, di sazietà e di stordimento. E il tempo di digestione si allunga a dismisura, lasciandoci per molto tempo impegnati in questo lavorio oscuro e pesante che ci priva di altre possibili esperienze. In queste condizioni ci rendiamo conto, ad esempio, quanto sia importante la presenza, l’esserci di una persona quando questa non è presente, quanto valore possa avere il dialogo se al contrario siamo costantemente circondati da monologhi, quanto sia piacevole essere chiamati con il proprio nome quando invece i più ci si rivolgono con nomignoli e appellativi che per certi versi stravolgono la nostra identità che con tanta fatica ci costruiamo e ri-costruiamo ogni giorno. E ancora: ci accorgiamo quanto sia importante donare solo se e quando dall’altra parte c’è qualcuno in grado di ricevere, di apprezzare, di valorizzare e custodire quanto abbiamo offerto, e quanto sia piacevole accogliere se e solo se siamo capaci di farlo. Ma la lezione più grande ci giunge nel momento in cui ci rendiamo conto che quel che sappiamo è una minima parte, infinitesimale rispetto a quel che ci sarebbe da sapere e da vivere e che probabilmente non arriveremo neppure al termine della vita a farne propria se non una quantità infinitesimale. Questo non vuol dire disprezzare quel che si ha e che si può continuare a perseguire, ma semplicemente comporta l’essere consapevoli che pur nella sua preziosità, nel valore dato dalla sua unicità – non sono dati ‘saperi’ identici tra persone, proprio perché frutto di esperienze personali uniche – è un piccolo granellino che si va ad unire a miliardi di altri granellini per costruire qualcosa di più grande. In realtà, la lezione di vita più grande che si può apprendere è che prima di tutto ci viene chiesto di conoscere noi stessi. Tutto parte da lì, ma lì non si arresta. E’ come un centro da cui ci si irradia, da cui allontanarsi, a cui fare costantemente riferimento e a cui poter tranquillamente tornare perché si sa quale strada percorrere per farlo. L’ideale di vita non è un sistema egocentrico, ma ecocentrico, in cui vige una interdipendenza reciproca, in cui ciascuno ha il suo valore e il suo ruolo in virtù di se stessi, ma anche e soprattutto di chi sta intorno.  Questa è la lezione di vita che ogni giorno siamo chiamati a ri-apprendere: siamo speciali, unici, ma allo stesso irrisori, particelle infinitesimali in relazione ad altre da cui in parte dipende l’esistenza di un contesto più ampio. Far convivere questi due estremi in un equilibrio costantemente da ridefinire è la prova di abilità più grande a cui siamo chiamati, ma è anche quella più stimolante e coinvolgente perché ci fa sentire artefici protagonisti della nostra vita.

 
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