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Scritto da Alessandro Casavola
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Carducci moriva a Bologna il 16 Febbraio 1907 e parlarne in questo giornale non dovrebbe essere il riempitivo di uno spazio culturale, ma un riconoscente ricordo…Perché il Poeta nel 1876 fu in Senigallia…
Doveva controllare l’andamento del locale liceo classico. E in quell’occasione scrive ad un’amica, una signora, Lina Cristofori Piva, che ricorderà nelle sue poesie col nome di Lidia “Mia cara mi trovo a Sinigaglia (non dice Senigallia) patria di Pio IX e di una celebre cantante, della quale non ricordo il nome…e la quale ai suoi bei giorni fu festeggiata quanto Pio IX nel 1847…” Si riferiva, naturalmente alla senigalliese Angelica Catalani (+1849) una soprano che ancora 19enne fu annoverata tra le migliori cantanti d’Italia…A Lina poteva venire la curiosità di sapere dove fosse finito a fare il controllore governativo, lui che era un professore universitario, ed il Poeta precisa “Sinigaglia è una piccola cittadina aristocratica nella sua umiltà…” Il biglietto traspare una sorta di malinconia e non tanto perché a dargliela fosse la cittadina ma la lontananza della cara amica…Lina da cinque anni aveva cominciato a significare qualcosa per lui. E lui ebbe a dire “gli innamorati non dovrebbero mai iscriversi, perché non dovrebbero mai essere lontani…” Grazie a questa signora aveva conosciuto l’amore della prima età, che gli era evidentemente mancato, con il senso della seconda, nella struggente sensazione del tempo che passa…Lina ci aveva saputo fare: nell’anno del loro incontro a Milano nel 1871 gli aveva inviato per il suo compleanno un biglietto originale: “mi sono abbandonata con delirio alla lettura dei suoi versi (si noti che si davano del Lei) e spesso ho baciato anche il libro, parendomi non bastasse averli impressi nella memoria…”
La lettera, naturalmente, fece bersaglio nel professore-poeta 36enne, disserrandone il cuore da “chiuso affetto”. Così lui si esprimerà nella risposta. Era come se l’avesse attesa senza conoscerla…Aveva vissuto male, sino ad allora, incupendosi tra studi severi, lutti e problemi familiari (forse uno stanco rapporto coniugale?) diventando, sono parole sue, “rozzo e cattivo con gli altri e con se stesso”. E Lina cominciava ad essere non solo musa ispiratrice ma qualcosa di più…Restarle vicino, pur nella lontananza delle loro residenze, sarebbe stato il suo sogno…Ma lui ha sempre presente l’irregolarità dell’incontro “gli avvenimenti, altri affetti, altri pensieri…possono cacciare a forza, deviare, illanguidire, spegnere questo sentimento che ora unisce le nostre due esistenze”. Cosa gli sarebbe rimasto? “L’immagine tua nel parco di Monza e di altre più solenni e divine ore, quel bel volto di un così fine e puro ovale, intorneato da quelle anella di morbido castagno, reclinato nell’estasi dei baci, con gli occhi socchiusi o sollevato nell’entusiasmo del bello, abitano e abiteranno in me sino all’ultima ora…” L’eterna speranza di chi ha amato!
Chissà se, per non sprofondare nel pensiero della dolce assente, Carducci non pensasse a Pio IX…Succede che i nostri pensieri siano stimolati da situazioni ambientali. Anche Pio IX doveva aver conosciuto la solitudine dopo essersi serrato in Vaticano…Lui che era solito uscire con poco seguito e parlare con chi incontrava. I biografi, quelli che raccolgono pezzettini di vita, dicono che entrava sempre nello stesso Caffè del centro di Roma, e perché mai? Per rivolgere un saluto, per stringere una mano non per farsela baciare…Di Pio IX, in altre occasioni oltraggiato, Carducci dirà: “povero vecchio chissà che non l’assaglia una deserta volontà d’amare…”
N.B: la trascrizione della lettera del Carducci in Senigallia è stata fatta da “Momento Sera” il 3 Marzo 1957, ed è conservata nell’archivio storico della Biblioteca Antonelliana.
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