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GIACOMO LEOPARDI PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesco Sirimarco   
Di Giacomo Leopardi molto si è scritto, fiumi d’inchiostro si sono consumati, tanto si è parlato sino ad essere banale. Ma io, cari lettori, voglio essere banale. Quindi parleremo ancora e spesso di Leopardi. In questo articolo l’argomento che tratteremo è il commento dell’idillio “l’Infinito”. Esso appartiene alla serie degli <> che comprende altri cinque testi. Come scrisse lo stesso Leopardi gli Idilli avevano il compito di esprimere <>. E l’Infinito è l’avventura più bella breve ma intensissima: quindici endecasillabi che si potrebbero dividere in tre tempi: luogo dove il poeta medita; fuga o evasione dallo spazio; contatto o naufragio nell’eterno. La poesia si apre con <>, il Tabor, situato appena fuori Recanati; colle umile cresciuto coll’anima eletto a luogo preferito dal poeta durante le sue riflessioni; colle >>sempre caro>>, fin dall’infanzia, luogo familiare e conosciuto. E già qui tanta storia di Leopardi, la sua vita alla continua ricerca della felicità e dall’evasione dalla sonnacchiosa cittadina dello Stato pontificio in cui ha trascorso gran parte del suo tempo: Recanati. Nella seconda stesura dell’Infinito, quelle in prosa, il Leopardi scrive: <>. E si può immediatamente immaginare la scena: l’uomo, il piccolo uomo triste e solitario, circondato da un infinito silenzio e da una solitudine più grande di lui. <>. La siepe è quella che preclude la vista di tanta parte dell’orizzonte, del futuro, delle immagini fantasiose e del silenzio eterno; e si avverte il desiderio di superare la siepe, di varcare i confini del possibile, di entrare in nuove dimensioni, di sentire gli spazi aperti, tutto ciò che è nuovo agli occhi di un uomo abituato a vivere soffrendo. La siepe non è un ostacolo, un limite, è invece uno stimolo a fantasticare e ad immaginare. E’ il punto forse più importante quello che maggiormente inquadra l’animo del poeta. Da sempre la critica ha considerato il Leopardi un pessimista assoluto. Dietro questa poesia c’è un’anima che non è rassegnata, se mai si dispera per la cattiva sorte, una lotta, continua a lottare, vive, cerca cosa c’è al di là del muro. Ora il poeta immagina, crea con la fantasia: <>, <>, <>. Il sogno del Leopardi non è pura astrazione, irrazionalità. Ogni immagine è composta con precisazioni meticolosa, definita minuziosamente nei dettagli, nella scelta degli oggetti, dell’atmosfera per raggiungere la vaghezza desiderata. Il poeta del vero sosteneva Italo Calvino. Per un edonista infelice come Leopardi, l’ignoto è sempre più attraente del noto, la speranza e il sogno sono gli unici, rimedi contro i dolori della realtà. E’ quindi chiaro che l’uomo non potendo avere una dimensione sensoriale e spaziale dell’infinito trasformi questo in indefinito per poterlo comprendere e sentire più vicino alle sue esigenze. Eppure il poeta avverte il senso dell’angoscia: <>. <>. Leopardi torna nuovamente al senso del reale, dandogli però una dimensione quasi di sogno. Il vento è una voce e tutto è ancora poesia. Il sogno continua e cresce: dall’infinito dello spazio a quello del tempo. <>. Tutto va a finire nell’eternità, tutto nell’immensità dove <>. Versi composti nella giovinezza, una meravigliosa riflessione sulla vita non solo del poeta, ma di tutti gli esseri umani, non c’è nessun elemento intellettualistico o logico, non si avverte la presenza di nessun ammonimento. In tutto la dolcezza e il piacere di essere per un attimo in altri mondi. L’anno di questo idillio, fu anche l’anno della fuga che, come ben noto, fallì. Ma il poeta fuggì in altro modo: in questo viaggio nell’infinito, e nel mare della poesia. Poesia che sarà compagna per tutta la vita, sino alla morte avvenuta a soli trentanove anni, e nel culto di essa Giacomo Leopardi ha dato e reso se stesso. Nelle sue opere non vi è retorica teatrale o prassi orali, ma pura e semplice effusione. E rileggendo i tuoi versi, caro poeta recanatese, scopro sempre di più il fascino, l’incanto e la magia della poesia. Grazie, poeta universale e impareggiabile artista, ma grazie soprattutto per essere esistito. Quando la sofferenza e il dolore diventano bellezza. Quando le parole diventano musica. Questo è Giacomo leopardi, …. orgoglio marchigiano.
 
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