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Home arrow Cultura arrow Storia arrow Presentato un nuovo volume sulla Repubblica Romana del 1849
Presentato un nuovo volume sulla Repubblica Romana del 1849 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Piero Maria Benedetti   

Il prof. Roberto Balzani, dell’Università di Bologna, ha presentato a Jesi, presso il Centro Direzionale S. Francesco, il volume La primavera della nazione. La Repubblica Romana del 1849 (affinità elettive, Ancona 2006, euro 20,00), curato dal prof. Marco Severini, storico dell’Università di Macerata.

L’opera, frutto di un lavoro collettivo durato alcuni anni che ha coinvolto cinque qualificati studiosi (Irene Manzi, Lidia Pupilli, Luana Montesi, Riccardo Piccioni, lo stesso Severini), si inserisce al n. 46 della collana “storia, storie” dell’editore anconetano e al n. 9 delle pubblicazioni del Centro Studi Marchigiano di Jesi, Centro che nell’ultimo decennio ha pubblicato diversi e interessanti studi sull’Italia risorgimentale e contemporanea.

Le 300 pagine del volume offrono una documentata e accattivante ricostruzione del contesto storico, politico, civile e culturale della Repubblica Romana del 1849, il primo esempio di uno Stato democratico, repubblicano, laico e indipendente nella penisola italiana.L’interrogativo di fondo, posto solitamente dai libri di storia, investe i motivi dell’effimera durata di questa esperienza repubblicana. Ma il volume ribalta questa prospettiva, sottolineando che l’importanza della Repubblica non si limitò esclusivamente allo sviluppo degli avvenimenti quarantanoveschi, poiché  proiettò sulla successiva storia italiana le sue poliedriche eredità:  l’affermazione di un regime democratico e repubblicano, sanzionato dal ricorso al suffragio universale maschile; l’emanazione di una Carta costituzionale democratica, tra le più moderne dell’Ottocento europeo; il richiamo mazziniano alla coscienza civile e alla fattiva partecipazione alle vicende della cosa pubblica; la riscossa nazional-popolare e la coraggiosa difesa militare contro gli eserciti di quattro potenze europee, intervenute per restituire a Pio IX il potere temporale; l’individuazione di Roma come capitale d’Italia e di quelle “guarentigie” per il potere spirituale del pontefice che sarebbero state poi riprese nel 1871 dalla nota legge italiana che avrebbe regolato i rapporti tra Stato e Chiesa fino ai Patti Lateranensi; un regime di piena libertà, attestato dalla stampa e dall’opinione pubblica, dalla partecipazione civile e politica di donne, ebrei e altre categorie prima emarginate, da un sistema giudiziario privo della pena capitale. Ovviamente, il volume non sottace i tanti problemi che la Repubblica si trovò ad affrontare, come il dissesto economico-finanziario, l’isolamento diplomatico, gli anatemi del pontefice e la resistenza dello stesso clero, il banditismo sociale.Ma la prova fornita nell’occasione dallo statista Mazzini (alla sua prima e unica esperienza di governo), dal generale Garibaldi (autentica icona popolare) e dai tanti patrioti accorsi in difesa di uno Stato effettivamente italiano (più di mille morirono nella sola difesa di Roma) risultò indubbiamente convincente, come storici di parte avversa avrebbero poi riconosciuto.E proprio ai tanti sconosciuti di questa epopea il volume dedica ampio spazio, grazie alle capillari ricerche condotte presso archivi e biblioteche di Roma e dell’Italia centrale: così, nel lungo saggio di apertura, Severini ricostruisce non solo la dinamica politica e istituzionale, ma indaga la dimensione anagrafica, sociale, professionale e politica dei deputati romani; la Manzi esamina l’attività costituente e la stessa Costituzione varata il 3 luglio 1849; la Pupilli getta nuova e convincente luce sulla stampa e sui tanti giornali dell’epoca; la Montesi si occupa delle donne, degli ebrei e dei Circoli; Piccioni tratta dell’opposizione liberal-moderata alla Repubblica stessa.In conclusione, un volume che viene offerto all’attenzione delle scuole, degli studiosi, ma anche di quanti vogliano avvicinarsi agli esordi dell’Italia contemporanea: giacché, se si trattò di una effettiva “primavera della nazione”, quasi un secolo dopo i padri costituenti del 1946-47 adottarono la Costituzione della Repubblica Romana del 1849 come riferimento normativo per scrivere la Costituzione della Repubblica Italiana.
 
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