| BARICENTRO: tutto il mondo del bar e non solo |
|
|
|
| Scritto da Francesco Francolini, barman | |
|
CIAO PATRIZIO
In questo numero, in via del tutto eccezionale, non tratterò, come solitamente avviene, di storie collegate a cocktails internazionali, pur tuttavia neanche mi allontanerò troppo dal bar, tanto che alla fine dell’articolo quello che verrà chiarito sarà proprio l’origine di questa nostra rubrica. Questa storia cominciò un venerdì di circa dieci anni fa. Ero senza lavoro, cercavo un bancone da occupare e quella sera andai a bussare alla porta di uno dei più divertenti e frequentati disco-club di quell’epoca: il “People”. Fu lì che conobbi Patrizio Casagrande, che appunto sarà l’oggetto di queste poche righe e il soggetto a cui le dedicherò. Patrizio, all’epoca, era uno dei tre titolari del People. Mi fu indicato da un amico che lavorava lì come cameriere. Quello che ricordo fu che mi colpì da subito la semplicità e l’umiltà del suo portamento, cosa che io,venendo da un’altra discoteca, non ero abituato a riscontrare nei proprietari di certe tipologie di locali. Più avanti seppi che anche lui nel passato fu un mio collega, tra l’altro nello stesso locale da dove venivo io, chissà forse fu quella felice coincidenza ad aiutarmi poiché il giorno seguente fui assunto. Quanto tempo è passato, ero ancora un barista in erba. Fu al bancone del people che abbandonai le grucce dello shaker continentale ( quello tutto di metallo col tappino in cima) per passare al più tecnico shaker Boston che faceva più “figo”, ma di cui paventavo la possibilità che non mi si aprisse dopo la shekerata, o peggio che mi si aprisse durante, finendo in faccia a qualche sfortunato cliente, cose tra l’altro che mi erano già accadute in precedenza! La squadra di lavoro era simpaticissima ed affiatata, e lavorare lì oltre che divertentissimo fu per me un trampolino di lancio poiché fu lì che divenni il barista di fiducia di tanti clienti che negli anni seguenti rincontrai in altri locali. Ma la cosa che più di ogni altra mi piacque e mi fortificò fu l’affetto e la fiducia che mi diedero Patrizio e gli altri titolari, e fu allora che cominciai a pensare al bar come un lavoro vero e proprio, non come una sala d’attesa per pagarmi gli studi. Nell’ultimo anno il People vide parecchi cambiamenti tra cui il nome, che divenne “p” disco club, ma la cosa che maggiormente mi colpì in negativo fu l’uscita di Patrizio dalla gestione, fatto che interpretai come portatore di oscuri presagi per il futuro del locale. I mesi mi diedero ragione ed io, che ero l’unico del vecchio gruppo di lavoro ad essere stato richiamato, presenziai come testimone all’inabissamento del People, o meglio di quello che ne era rimasto. Negli anni successivi non mi capitò molto spesso di incontrare Patrizio, ma ogni volta che accadeva era per me una grandissima gioia. Quando mi disse che aveva preso un mensile di informazione free.press, l’Eco che state adesso leggendo, ne fui entusiasta e, studiando alla facoltà di lettere e filosofia, gli chiesi se potevo passargli qualche articolo che mi sarebbe servito come esercizio di scrittura. Ancora una volta Patrizio mi disse di sì e come tanti anni prima fummo di nuovo insieme. È così che nacque Baricentro. E con questo articolo, nel mese che più ci lega ai nostri cari che ci sono venuti a mancare, io saluto un collega, un fratello, un amico, con la speranza di servire ai tuoi due angioletti, quando saranno più grandi, un drink con lo stesso piacere con cui sempre lo servii a te…ciao Patrizio. Per qualsiasi curiosità inerente al mondo del bar scrivetemi a: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo |
| < Prec. | Pros. > |
|---|



