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Cosa rovescia in mare l’Api PDF Stampa E-mail
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Scritto da laetitia   
E’ ormai da un po’ che si parla dei danni che la raffineria di Falconara provoca al nostro ambiente e al nostro mare, specialmente poi dopo l’ultimo incidente che ha colpito il nostro litorale fino a Senigallia e non so se oltre. Cioè da quando una quantità non definita di olio combustibile ATZ ad alto tenore di zolfo è stato riversato in mare da una falla nelle tubazioni che dalla raffineria portano all’isola artificiale che si trova al largo.

Secondo alcuni testimoni la tubazione non era adeguatamente assicurata da fuoriuscite in quanto era priva del doppio rivestimento (interno ed esterno) che possiedono tutti quegli oleodotti che devono attraversare tratti di mare. Ma se questo è vero lo verificheranno gli organi competenti.

La ditta che produce la sostanza ha dichiarato di procurare personalmente di ripulire le spiagge che circondano l’Api dalle sostanze emesse per sbaglio e in effetti, da più di un mese assistiamo, almeno nella zona di Marina al quotidiano show di alcuni personaggi in tute bianche che “puliscono” la spiaggia gettando i sassi macchiati in appositi sacchi. Il problema è che ad ogni mareggiata le macchie di nero sulla nostra spiaggia ritornano, per cui è ragionevole pensare che questo show andrà avanti ancora per parecchio, a meno che la ditta non ammetta quello che la gente del posto ha già capito, che la sostanza si trova depositata nel fondale ed è facilmente disperdibile, per cui ad ogni mareggiata ci saranno sempre nuove aree da ripulire a cominciare dalla scogliera antistante la stazione, dove nonostante i bidoni usati per eliminare gli elementi tossici si continua a sentire un forte odore da combustione fossile.

Detto questo, direi che dovremmo quantomeno chiarirci le idee a proposito dell’ATZ. Dopo aver letto questo nome come causa del disastro accaduto ho fatto delle ricerche presso l’Arpam e sentite cosa ho scoperto. Dunque, il danno prodotto dall’olio combustibile è per ora prevalentemente ambientale, sull’uomo sarebbe dannoso solo se uno se lo spalmasse addosso, ma  gli organismi marini di scoglio, sabbia e litorale (cozze, vongole, cannelli ecc.), che inevitabilmente assorbono anche soltanto a livello di deposito le sostanze oleose pesanti, possono causare all’uomo un danno indiretto (anche se difficilmente in quanto avranno un cattivo sapore tanto da risultare immangiabili). Quindi il vero danno riguarda l’ecosistema marino che subirà una strage lenta e prolungata. Certo, gli animali e le piante che non riusciranno a sopravvivere saranno sostituiti da altri che verranno dal largo, ma questo in un tempo molto lungo e inoltre, i nuovi organismi saranno costretti a soffrire per il contatto con i residui oleosi che difficilmente scompariranno molto presto. Sono anni che il litorale di Marina di Montemarciano e Marzocca soffre per questa violenza della raffineria, per il suo terribile impatto ambientale, stavolta è stata davvero una bella batosta di cui subiremo tutti quanti le conseguenze per i prossimi anni. A scanso di equivoci, anche la dottoressa Chiaruzzi dell’ICRAM ha dichiarato che “l’olio combustibile ad alto tenore di zolfo ha componenti tossiche per l’ambiente”, da qui già si capisce cosa una diffusione massiccia di questa sostanza significhi, anche se la ditta afferma di non poter quantizzare la perdita effettiva di combustibile. Come promemoria, io ricorderei cosa c’è scritto sulla scheda di sicurezza dell’ATZ.

L’esposizione al suddetto olio combustibile: Può provocare il cancro; Può essere nocivo per gli organismi acquatici; Può provocare a lungo termine effetti nocivi per l’intero ambiente acquatico quindi non disperdere l’olio combustibile nell’ambiente; Evitare l’esposizione, può provocare azione irritativa locale e dermatiti da contatto ad effetto a lungo termine, per cui è opportuno evitare il contatto ripetuto e prolungato del prodotto con la pelle.

Questo è quanto, ma la cosa che più stupisce in tutta questa storia è stata che una città come Senigallia, distante dalla raffineria solo una decina di chilometri si sia beccata addirittura la bandiera blu per la pulizia del mare e della spiaggia avendo solo da poco tolto i divieti di balneazione. D’accordo gli inevitabili interessi per il turismo, ma se Senigallia diventasse da “spiaggia di velluto” una “spiaggia d’idrocarburo” penso che prima o poi qualcuno dovrà renderne conto.

 
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