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E’ su Internet che vedi quello che fanno le tue figlie PDF Stampa E-mail
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Scritto da Alessandro Maria Fucili   

Gruppi di adolescenti di buona famiglia nelle Marche (scoperti ad Ancona e a Senigallia) praticano il sesso di gruppo per vivacizzare i pomeriggi e le serate nei loro quartieri. E gli adulti non ne sapevano nulla. Possibile?

Gruppi di adolescenti, tutti residenti in un apparentemente tranquillo quartiere. Famiglie normali, con figli che passano il tempo libero “al parco. Alcune ragazzine che frequentano le scuole medie o le superiori , una tra il gruppo, disponibile. Pare molto disponibile. Ed iniziano, forse casualmente, i primi approcci, tra i cespugli o sulle panchine del parco. Corpi acerbi che diventano sempre più esperti. Rapporti completi , eseguiti non più da soli con la fidanzatina, ma in gruppo, quasi ci si trovasse ogni pomeriggio sul set di un film a luci rosse. E di questo tutti i ragazzi del gruppo ed i loro tanti compagni di scuola sapevano. Racconti mitici di ammucchiate che spavaldamente si raccontavano tra i banchi. E foto o filmatini girati con i cellulari per certificare che il racconto corrispondeva ad innegabile realtà. Ed il giro si allargava. Questo il racconto, questo l’accaduto, crudo e drammaticamente preoccupante. Ma, a dire il vero, la preoccupazione deve essere destata dalla reazione glaciale, disinteressata, omertosa che tutto il quartiere ha dimostrato. Una città solidale con il silenzio. Interrogatori dove può essere tranquillamente fotocopiata la risposta dei tanti , troppi adulti e ragazzi già ascoltati: non so niente, non mi sono mai accorto di nulla. Ma una città che reagisce in questa maniera, un quartiere che non rappresenta con obbiettiva lucidità i fatti accaduti, e che non potevano certo essere sconosciuti, di fatto accetta, avvalla, acconsente  ciò che i suoi ragazzi hanno per mesi compiuto. Una cruda analisi ed una spietata critica vanno poi rivolte all’incapacità dei Servizi Sociali territoriali, alle Agenzie educative del territorio ed ai loro operatori e referenti rispetto al non aver mai colto la gravità di un fenomeno di gruppo così consolidato in quel luogo, per lungo tempo e coinvolgendo così  tanti ragazzi e ragazze. L’incredulità questa volta si è velocemente trasformata nel non voler sapere e nel non voler credere a quanto accaduto. E appare quanto mai chiaro come nessuno dei genitori coinvolti, siano padri e madri delle ragazzine o dei ragazzini, abbiano ancora percepito la gravità dell’accaduto e, soprattutto, l’inevitabile gravità delle conseguenze penali per i propri figli. Condanne inevitabili, dure ed esemplari proprio e soprattutto per l’atteggiamento di silenzio assenso in qualche maniera da troppi genitori manifestato. Condanne che cambieranno ancora e radicalmente la vita di molti di questi giovanissimi, troppo immaturi per una sessualità usata in modo meschino, e soprattutto per nulla aiutati, nei mesi scorsi, da genitori troppo “normali”.

Ma l’incapacità di interpretare i disagi delle proprie figlie e dei propri figli non sarebbe mai venuto alla luce per mano o per scelta di questi genitori. No, mai. Tutto è emerso perché la rete, internet, e lo scambio continuo di MMS (i messaggi Multimediali con foto e video che si inviano da e tra cellulari) è divenuta, loro malgrado, il loro segnale di disagio, il loro conscio o forse più inconscio atto di auto denuncia. Internet non è diabolico e tanto meno “sporco”. Internet è una vetrina virtuale dove chi è sporco mette immondizia e chi è pulito mette in vista delle splendide informazioni, foto, immagini. Siano essi giovani o maturi. Internet, la rete e la tecnologia hanno aiutato, a loro insaputa, molto più questi ragazzi di quanto non abbiano fatto i loro genitori, di quanto non abbiano fatto i Servizi Sociali di questa città e di quanto non abbiano saputo o voluto fare scuola, parrocchia, amici, parenti. Ha espresso per loro un urlo di denuncia duro e forte quanto dure e forti sono state le immagini che hanno messo on line. E che non si fermeranno mai. Questi ragazzi e soprattutto queste ragazzine, cresceranno in un contesto che non potrà mai dimenticare. Anche se l’omertà ha tentato di seppellire l’accaduto, la pubblicazione sulla rete diventa come una cicatrice o un tatuaggio sul viso per ciascuno di loro. E anche dopo che avranno pagato, scontando le pene che i magistrati minorili avranno loro inflitto, la rete gli risputerà in faccia la loro stupidità.

A loro ed alle loro famiglie per bene, normali. Così silenziose prima, durante e dopo.

Alcuni dicono che non accade solo in quei quartieri, e solo in quelle città.

Non è solo quello il modello. Eh sì, probabilmente questo è ormai il vero modello marchigiano.

 
 
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