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I FIUMI DI MARTE PDF Stampa E-mail
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Scritto da laetitia   
Marte può aver avuto un clima di tipo terrestre per almeno un terzo della sua storia, l'ambiente marziano cominciò a cambiare quando le acque divennero acide. Questa sarebbe il risultato di alcuni studi preliminari sulle scoperte di Opportunity e Spirit, i due Mars Exploration Rover attivi sul pianeta rosso dal gennaio 2004. Spirit è atterrato nel Cratere Gusev di 165 km dentro un'antica valle fluviale prosciugata senza trovare nessun indizio di acqua, 7 mesi dopo lasciando la zona pianeggiante verso le Columbia Hills le sue ruote scoprirono dei depositi biancastri di solfati nei pressi del Paso Robles. Opportunity arrivò invece dentro il cratere Eagle, nella regione di Meridiani Planum ed individuò ben presto degli affioramenti di rocce sedimentarie molto stratificate, con dei granuli sferici millimetrici che dovrebbero essersi formati per precipitazione durante l'evaporazione di acqua ricca di ferro o fortemente salina; presso l'orlo del Cratere Erebus scoprì una roccia chiamata Overgaard con strutture a festone formati addirittura dal moto di onde al di sopra di sedimenti sabbiosi. A quanto pare un'ampia estensione della superficie marziana è stata ricoperta da acqua liquida per lunghi periodi, in epoche molto precoci della sua storia, e forse anche più recentemente. Se vi fossero stati dei periodi prolungati e frequenti con un clima di tipo terrestre allora potrebbero essersi evolute delle forme di vita. Le sonde degli anni settanta come i Mariner e Viking avevano già mostrato reti di valli di grande estensione ricordanti i bacini idrografici terrestri, la miglior risoluzione nel decennio scorso del Mars Global Surveyor rivelò invece come quelle formazioni non fossero autentiche valli fluviali ma furono originate dal “sappinng”, acqua scorrente nel sottosuolo con una conseguente erosione dal basso. Ciò che però ha portato prove molto convincenti per un clima più caldo e più umido con laghi e fiumi stabili è un bacino a forma di ventaglio a modo di un delta, formato alla fine di un fiume ricco di sedimenti sfociante in un lago poco profondo, nei pressi del Cratere Eberswalde e fotografato dal Mars GS. Per stimare l'età di queste strutture si contano i crateri da impatto sovrapposti: più impatti ci sono e più antica è la regione, si ha solo un ordine di grandezza ed è anche difficile distinguere i crateri da impatto dalle caldere vulcaniche e discriminare gli effetti dell'erosione. Altri esempi sembrano essere dei “tumoli” di roccia sedimentaria stratificata ed erosa al centro di molti crateri, come se fossero stati creati da cicli di erosione e deposizione di sedimenti a più riprese; la migliore spiegazione è lo scorrimento di quantità colossali di acqua liquida, la sola erosione eolica non basterebbe. Nuovi dati cartografici ad alta risoluzione dell'orbiter Mars Express dell'ESA hanno rivelato abbondanti depositi di argille ed altri minerali idrati in molte regioni, esse hanno una composizione diversificata come ci si aspetterebbe ipotizzando l'alterazione di acqua sui diversi tipi di rocce vulcaniche marziane. Sembra che Marte sia stato in passato ricco d'acqua e con un'atmosfera più densa e calda di quella odierna. Nel primo miliardo di anni il Pianeta Rosso fu più simile alla Terra e probabilmente più adatto alle forme di vita che ci sono note. Tutto cambiò quando l'accumulo di zolfo aumentò l'acidità dell'acqua e l'attività geologica cessò; allora le argille cedettero il posto ai solfati man mano che le piogge acide alteravano le rocce vulcaniche e decomponevano i carbonati formati in precedenza. Col tempo l'atmosfera si fece più rarefatta, un po' sfuggi dopo il cedimento del campo magnetico planetario, un po' sequestrata nella crosta marziana in qualche modo, un po' espulsa in seguito ad impatti catastrofici con asteroidi. Le chiavi della storia di Marte stanno nel sottosuolo e sarà giocoforza progettare nuove missioni che possano eseguire dei carotaggi e delle analisi sul luogo ovvero riportare sulla Terra vari tipi di campioni, in particolare la datazione radioisotopica urge ai ricercatori per dare risposte a certe domande fondamentali.
 
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