| “NON UCCIDERE”, L’inutilità della pena di morte |
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| Scritto da Alessandro Casavola | |
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Sul giornale della Diocesi di Pesaro del 14 gennaio scorso un art. ha raccolto, io penso, l’attenzione dei lettori: “Non uccidere” a firma di Luigi Alici, Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica…Ho condiviso l’opinione dell’articolista che l’Europa, se avesse contrastato con forza, la condanna a morte di Saddam avrebbe potuto mostrarsi coesa non solo economicamente…così non è stato. A sostegno della tesi che si dovrebbero bandire le condanne a morte, l’autore cita Matteo “Gli antichi: non uccidere. Ma io dico (è Gesù che parla) non adiratevi con il vostro fratello…”La vetta più alta dell’umana bontà…E poi cita Sebastien Castellion che nel 1533 spoglia delle motivazioni anche ideologiche la condanna a morte: “Uccidere un uomo non è difendere una dottrina: è uccidere un uomo!” Arriva ai tempi nostri con Heinrich Boll (+ 1985) che dice “Quando uno uccide, uccide sempre un suo fratello…” Tutto giusto per una sensibilità cristiana che sarebbe bene contagiasse i cittadini del mondo. Ma ci contagiasse anche fuori dei Tribunali, nei comportamenti quotidiani, nelle opinioni che ci scambiamo con gli amici, gli interlocutori occasionali, per strada…La pena di morte è poi inutile, non è un deterrente, perché chi delinque affronta freddamente questo rischio…Oggi ciò è sufficientemente provato. Lo ebbe a dire nel 1700 il nostro Cesare Beccaria. Puntiamo allora anche su questo! Poi l’autore nell’affermare che il processo giudiziario, anche il più imparziale, può ritenersi un aggravante perché tenterebbe di legittimare un atto antiumano…offre il fianco ad una stilettata polemica. Le sentenze capitali con crudeli esecuzioni, i tribunali le esternavano in un contesto sociale e storico particolare, che le spiegavano. Questo può succedere anche oggi, in qualche piaga del mondo. Chi sa che nel Luglio 1870, a due mesi dalla caduta del potere temporale pontificio, a Roma si eseguì l’ultima condanna a morte per impiccagione? Ricorderò che nel rito giudiziario si chiedeva al condannato a morte se intendesse accostarsi ai Sacramenti, il che poteva sollevare l’animo dei giudici se il processo fosse stato difficile, e nello stesso tempo si assicurava al condannato la sepoltura in terra consacrata… Più interessante mi è sembrata l’intervista a Tullia Zevi, riportata ne “La Repubblica” del 31 dicembre scorso. Tullia Zevi di Religione ebraica, presenziò giovanissima come giornalista al processo Eichmann in Israele. Ricordandolo ha detto che l’imputato le apparve molto più piccolo delle colpe commesse…E cioè? Che il Male non poteva essere stato commesso da uno solo…Perché il Male che attraversa la Storia ha bisogno di complici, di consenzienti, di indifferenti…Da qui l’importanza di fare qualcosa dopo le esecuzioni, dovunque, negli Stati Uniti come in Iraq, con l’augurio perlomeno che nasca una cultura mondiale contro le sopraffazioni, le trasgressioni, la morte comunque incontrata…L’augurio, invece, che il Presidente dell’Azione Cattolica si fa è che Dio abbia potuto accogliere Saddam come il padre del figliuol prodigo che dà ordine di ammazzare il vitello grasso…E’ questa la fantasticheria di un cristiano buonista…Terek Aziz, ministro degli Esteri di Saddam, ebbe a dire nei giorni precedenti la seconda guerra, che il suo Presidente non teneva le devastazioni aeree delle città irachene, quanto il perdere la faccia. Un punto irrinunciabile nelle trattative…Ma l’invito, prima di morire, alle varie etnie di rinunciare alle crudeli discriminazioni potrebbe essere un pensierino…nuovo di Saddam? Ma ricordando bene egli non si è espresso veramente così. Ha detto: non separatevi…Ha voluto salvare la faccia, pur essendo a contatto col capestro?...Ma smettiamola di cacciare gli occhi nell’oscurità del trapasso…Lasciamo fare a Dio! |
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