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SPECIALE PRECARIETA':Vivere nella paura, in questo consiste essere uno schiavo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Renato Montironi   
Secondo dati ufficiali in Italia il lavoro precario rappresenta circa il 13% dell’occupazione complessiva, ma la fotografia dell’ufficialità dei dati nasconde una realtà ben diversa. Oggi il 50% di coloro che hanno meno di 30 anni sono assunti con contratto precario, a questo si aggiungono i lavoratori falsamente autonomi che lavorano per ditte cono contratti allucinanti, inoltre c’è il lavoro nero che in Italia da 30 anni ad oggi non è diminuito. È facile capire che le conseguenze di tutto ciò sono la dequalificazione professionale, il lavoro sottopagato, l’incapacità di progettare il futuro, l’aumento del rischio di esclusione sociale. La precarietà diventa la questione sociale principale del nostro paese. I fenomeni di delocalizzazione, ristrutturazione delle aziende rafforzano la tendenza che vede lavoratori a tempo indeterminato sostituiti da lavoratori precari, quindi il fatto che nei luoghi di lavoro si entra solo in condizioni di instabilità rende instabili anche coloro che già ci sono.
Nelle amministrazioni pubbliche, per ragioni di bilancio, tutto il personale nuovo è a tempo determinato e i servizi assegnati a cooperative sulla base di appalti al massimo ribasso.
Tutta la struttura del lavoro ne viene sconvolta, sotto il peso del ricatto della precarietà; la stessa qualità del lavoro ne risente. Anche gli infortuni mortali o gravissimi nei luoghi di lavoro aumentano. La precarietà è il male sociale della nostra epoca.
Ma perché si è arrivati a questa esasperazione?
Io penso che tutto parta da lontano e precisamente dalle idee politiche neoliberiste che dietro a due parole, economia e libertà di mercato, hanno concesso al capitale di determinare e travolgere tutto, comprese la politica sociale ed ecologica, e determinare le sorti delle persone e di popoli interi. La lotta a questo nuovo e spregiudicato modo di concepire il lavoro non è solo una scelta giusta e irrinunciabile, ma da qui può partire un’idea nuova per un diverso sviluppo e una diversa qualità della vita. Concludo queste mie libere impressioni con la frase del film Blade Runner: “Vivere nella paura, in questo consiste essere schiavo”. Faccio questa citazione perché ritengo che la precarietà porterà una parte delle nuove generazioni ad essere i nuovi schiavi del mondo occidentale, schiavi privi di catene, ma senza la possibilità di progettare un futuro.
Per questo dovremmo attivarci facendo in modo di cancellare le leggi sulla precarietà e lottare per la parità dei diritti in tutto il mondo del lavoro.
 
 
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