Cosa c’è di bello quando nei giochi o nello sport perdiamo?
C’è che piano piano diventiamo più forti. Perché ci alleniamo un po’ alla
volta, a piccole dosi, a sopportare la rabbia. Ѐ come andare in palestra ad
allenare i muscoli. L’importante è non arrendersi. Perché “invincibile non
è chi vince sempre, ma chi non si fa sbaragliare dalle sconfitte. Chi mai
rinuncia a battersi di nuovo” (Nelson Mandela).

Io ho perso spesso, anche da grande, per esempio ogni volta che mandavo
agli editori i miei scritti da pubblicare e quelli mi rispondevano di no, ma
non mi sono arreso e alla fine ho sempre trovato qualcuno disposto a farli
diventare un libro. E il merito è proprio delle tante mie piccole sconfitte di
tutti i giorni nei giochi, nelle gare, negli errori fatti a scuola e anche nei
“no” che mi dicevano i miei genitori. Piccole sconfitte che mi hanno
aiutato a “vaccinarmi” e a farmi diventare piano piano più resistente.
Perché quelle sconfitte sono come i vaccini: i vaccini rendono più forte il
nostro corpo perché lo allenano a combattere contro le malattie; le
sconfitte rendono più forte il nostro spirito e lo preparano ad affrontare
battaglie più grandi e a vincerle. Chi è abituato a vincere sempre, se perde
non sa come fare e si avvilisce perché pensa che per lui ormai è finita. Chi
invece ha perso mille volte non si spaventa perché sa trovare le risorse e la
forza dentro di sé. Piuttosto che a non cadere è più importante imparare a rialzarsi.

Ce lo insegnavano anche le fiabe quando eravamo piccoli: “Nel
bosco dobbiamo perderci almeno una volta, altrimenti non scopriremo
mai come uscirne quando ci finiremo in mezzo per davvero”. Per diventare
grandi, le sconfitte non vanno evitate ma vanno superate. “Per arrivare
all’alba bisogna attraversare la notte”, così recita un antico proverbio.
C’è però anche un’altra cosa importante, ma questa la voglio dire ai
genitori: mia madre mi voleva bene anche se perdevo. E io mi volevo bene
perché c’era chi mi voleva bene.
Chi ci permette di sbagliare ci riconosce il diritto all’esperienza, perché
sbagliando (e perdendo) s’impara. Basta non arrendersi.

Marco Moschini (www.marco-moschini.it)

Marco Moschini è nato a Senigallia (AN) e vive a Fermo (FM).
Maestro di scuola elementare per trentasei anni, autore di poesia e narrativa per l’ infanzia e di didattica per insegnanti. Ha dato il contributo a Riviste quali “Riforma della Scuola”, “Il giornale dei genitori”, “Animazione ed espressione”, “Educazione e Scuola”, “L’integrazione scolastica e sociale”, “La Vita Scolastica”. Dal 1996 al 2007 ha collaborato a “Vita dell’ Infanzia”, mensile dell’’ Opera Nazionale Montessori. Tiene corsi di formazione per insegnanti della Scuola Primaria nell’ area dell’ educazione alla lettura e alla poesia e sul rapporto con la “diversità” intesa come opportunità. Propone laboratori sulla costruzione e l’uso di burattini, di giocattoli, di “mini – libri” e sulla realizzazione di prodotti televisivi a scuola.

Marco Moschini si rivolge ai piccoli portando i grandi a riflettere su che cosa significhi essere bambini oggi e sulla fatica di crescere.
I suoi versi vogliono essere un invito alla poesia attraverso il divertimento e la manipolazione di parole considerate “giocattoli”, mentre con le opere di didattica vuole realizzare una scuola gioiosa, luogo del sapere e del saper fare, in un rapporto di collaborazione che faccia sentire il piacere di stare insieme e dia spazio alla cultura dell’accoglienza.

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