All’Eco è il 5 febbraio 1919. Un ragazzo particolarmente brillante tra due mesi compirà 30 anni. Non è ancora considerata la personalità creativa più influente del cinema muto, ma è già oggetto di adulazione. E’ già un attore da oltre 600.000 dollari l’anno. Una cifra mai vista prima per un artista.

Siamo in America, negli Stati Uniti, a Chicago, e lui, Charles “Charlie” Chaplin – questo è il nome del personaggio – ha attraversato l’Oceano con la compagnia di Fred Karno “il circo di Casey”, misto di varietà e numeri circensi. Fred Karno è un impresario teatrale dall’impareggiabile senso dello spettacolo, ma cinico e fortemente avaro con i suoi attori.

Insieme al giovane Chaplin nel “Circo di Casey” c’è Stan Laurel (Stanlio del duo comico Stanlio & Ollio). Un’amicizia che dura solo qualche anno. Chaplin primeggia. La sua arte senza parole sopperisce a qualcosa che manca. E poi tra i due si insinua un terzo “mostro” della settima arte, di qualche anno più giovane, Buster Keaton. Indimenticabili i suoi occhi tristi. Uno di quegli sguardi che si inabissano e soffrono. In una notte euforica, con una luna bassa che galleggia nel cielo, i tre si riuniscono e Keaton, sprezzante afferma “Chaplin non è il più divertente, io non sono il più divertente, quest’uomo Stan è il più divertente”. Non c’è dubbio aleggia un misto di rivalità fra i tre. Alle volte si prendono a braccetto, altre volte sgomitano per farsi largo. Ma che miracolo, per noi, pensare ora che abbiano abitato lo stesso spazio.

Chaplin, il “Vagabondo”, nel 1919 ha raggiunto anzitempo gli obbiettivi e guarda oltre. Non è più solo un giovane pieno di belle speranze e di straordinario talento, è colui che, non ancora trentenne, ha già recitato e diretto quasi cento cortometraggi. Non lo ferma nessuno, nonostante prepotentemente tornino raffiche di passato. La parte dolorosa, quella che infila nei suoi racconti di cinema. Sofferenze e solitudini legate all’infanzia.

Nato nel 1889 nel sobborgo londinese di Walworth. Figlio di Charles Chaplin senior, un attore di varietà con il vizio dell’alcol – morì quando Chaplin aveva appena dodici anni – e di Hannah Harriette Hill, un’attrice conosciuta come Lily Harley che a lungo soffrì di depressione.

Ma la vita non si ferma dietro un fascio di dolori perduti. La vita raglia e cavalca nel suo incessante splendore e prende sempre più forma il suo personaggio più famoso: Charlot. Lo stesso Chaplin lo descrive così “All’inizio Charlot simboleggiava un gagà londinese finito sul lastrico..All’inizio lo consideravo soltanto una figura satirica. Nella mia mente, i suoi indescrivibili pantaloni rappresentavano una rivolta contro le convenzioni, i suoi baffi la vanità dell’uomo, il cappello e il bastone erano tentativi di dignità, e i suoi scarponi gli impedimenti che lo intralciavano sempre”.

accadde il 5 febbraio di quasi 100 anni fa

Oggi 5 febbraio 1919 Charlie Chaplin firma il contratto di apertura della United Artist Corporation (UAC), compagnia statunitense di produzione e distribuzione cinematografica. Oggi diventata Metro Goldwin Mayer (quella del leone ruggente per intenderci e che possiede la più vasta cine-libreria del mondo).

Insieme a Chaplin che ne è la colonna portante, a fondare l’UAC, c’è l’attore Douglas Fairbanks, il regista D.W.Griffith ed una donna, l’attrice Mary Pickford. I quattro formano l’humus intellettuale per il cinema più importante del mondo. A seguire una manciata di giorni di furiosa felicità.

Chaplin arriva in studio la mattina alle otto ed esce la sera tardi, ogni giorno. E’ entrata nella storia l’esclamazione di un produttore di Hollywood : “I matti si sono impossessati del manicomio” come a dire che, per la prima volta, sono gli attori a dirigere una compagnia cinematografica.

Per altri trent’anni è la United Artist a produrre tutti i film di Chaplin. La donna di Parigi, La febbre dell’oro, Luci della città (City Lights). Questo, uno dei più famosi, dove si mescola alla maniera di Chaplin la tragicità e la comicità. Charlot, accattone dal cuore tenero si prende cura della piccola fioraia cieca e diventa amico di un milionario cui salva la vita. E’ il suo primo film accompagnato dal sonoro e dalla musica.

Seguirono, sempre distribuiti dalla United Artist Corporation, Tempi moderni, Il grande dittatore, Luci della ribalta. Successi intramontabili. Dieci anni dopo, nel 1929 arriva il primo Oscar alla Carriera. E’ Chaplin, ancora una volta a tagliare il nastro di un altro primato. Come primo artista ad aver vinto un Oscar alla carriera. E a tutt’oggi è anche il più giovane.

le.st.

accadde il 5 febbraio di quasi 100 anni fa
La locandina de ”Il grande dittatore”, la parodia di Adolf Hitler creata nel 1940 da Chaplin. Da lunedì 11 gennaio la Cineteca di Bologna sta portando in sala e in dvd il nuovo restauro del film con cui l’attore lanciò al mondo il suo messaggio di pace all’alba della Seconda Guerra Mondiale. Il film è distribuito nella versione originale inglese con sottotitoli. ANSA/ UFFICIO STAMPA

 

 

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