Raffaele Matteucci e la collezione di pietre vulcaniche

 

Una prima visita al Laboratorio vi farà scoprire, in un angolo, una collezione di pietre. In mezzo a quelle  potrete vedere una foto-cartolina che rappresenta l’Osservatorio Vesuviano di Napoli e il nome stampato in grande di Raffaele Vittorio Matteucci.

Questi tre elementi-chiave sono sufficienti per illustrare una parte molto interessante del Laboratorio Storico del Perticari.

Raffaele Vittorio Matteucci era stato alunno del Liceo Perticari di Senigallia nei primi anni del Regno d’Italia e, proseguendo gli studi, era divenuto geologo e vulcanologo – segno questo che una formazione classica non genera soltanto letterati, ma anche scienziati valorosi.

 

i tesori (quasi) dimenticati del Museo Perticari
Raffaele Vittorio Matteucci, ritratto tra gli strumenti del suo lavoro

 

L’Enciclopedia Treccani lo presenta così:

Matteucci, Raffaele Vittorio – Geologo e vulcanologo italiano (Ripe, Senigallia, 1846- Napoli 1909), fu professore di fisica terrestre all’Università di Napoli e poi (1903) direttore dell’Osservatorio vesuviano. La sua attività scientifica si svolse nel campo della vulcanologia, con numerosi studi sul Vesuvio, i cui fenomeni confrontò con quelli di altri vulcani, e con ricerche su prodotti eruttivi. Degni di particolare menzione i lavori: Fisica delle lave fluenti (1898), État actuel des volcans de l’Europe méridionale (1899).

Studiando appunto i “prodotti eruttivi del Vesuvio”, Matteucci non trascurò mai di inviarne campioni a beneficio del Laboratorio del suo liceo. Forse una prima osservazione di queste pietre non dirà molto, ma uno studio delle sue opere potrebbe renderla molto interessante.

La fotografia che mostra questo bel signore coi baffi porta una didascalia in cui la sua osservazione viene definita “intrepida e costante”. Vediamo perché.

Nel 1903, quando viene nominato direttore dell’Osservatorio Vesuviano, trova l’edificio e i laboratori in stato di completo abbandono. Fa quello che può per rimetterlo a posto e avviare le attività di osservazione del vulcano; cerca di far capire al governo locale quanto è importante che il vulcano venga costantemente osservato; chiede loro aiuto e sostegno economico, ma non ottiene altro che disprezzo e indifferenza. Si mette comunque al lavoro, in totale solitudine; e nonostante la sua salute sia messa a repentaglio dalle condizioni in cui si trova l’Osservatorio – dove per lunghi periodi i vetri rotti non vengono sostituiti – continua con dedizione a dedicarsi allo studio del Vesuvio.

«Io amo la mia montagna», dichiara in un’intervista alla rivista “The Cosmopolitan”;  «io e lei viviamo in una solitudine misteriosa e terribile, non potrei lasciarla, le sono legato per sempre; i miei pochi amici dicono che il suo respiro brucerà e farà appassire la mia povera vita».

Intanto il Vesuvio sta preparando la più grande eruzione del Novecento, quella del 1906. La annunciano deformazioni del suolo, variazioni del livello di falda e arretramento della linea di costa. In una prima fase lave molto fluide scorrono sul fianco est del monte, fino a raggiungere Boscotrecase e Torre Annunziata; in fasi successive si formano nubi eruttive alte più di quattro chilometri, da cui ricadono, prevalentemente a est, ingenti quantità di ceneri. Parziali collassi della colonna eruttiva provocano anche piccole colate di materiale magmatico e gas ad alte temperature e ad alta velocità. L’eruzione è accompagnata da forte attività sismica, che si avverte anche a Napoli.

i tesori (quasi) dimenticati del Museo Perticari

L’eruzione dura diciotto giorni, dal 4 al 22 aprile, provoca il crollo di molti di edifici e la morte di centinaia di persone. Matteucci, affiancato dall’ingegnere americano Frank Alvord Perret, invia continui dispacci telegrafici per informare le autorità competenti circa gli andamenti dell’eruzione. Questi telegrammi, pubblicati sulle colonne del quotidiano «Il Giorno» suscitano le repliche indignate della scrittrice e giornalista Matilde Serao, che accusa Matteucci di dare informazioni incomprensibili ai profani, e lo sospetta di voler abbandonare la postazione per mettersi al riparo. Le accuse però risultano infondate: Matteucci resta al suo posto, si dà da fare coi pochi mezzi che ha a disposizione e cerca di soccorrere la popolazione locale, a favore della quale promuove anche una sottoscrizione. Coraggio e generosità gli vengono finalmente riconosciuti dal Re con una medaglia d’oro al valore civile.  Morirà nel suo osservatorio, di broncopolmonite, nel 1909.

Non so se la biblioteca del Liceo Perticari possiede i libri scritti da Matteucci; per una rapida perlustrazione sull’uomo e sulla sua opera, battete Raffaele Vittorio Matteucci e trovate in internet alcune voci che lo riguardano.  Non trascurate quello sulla  Funicolare Vesuviana, che porta fotografie dell’eruzione del 1906 e del nostro concittadino.

                                                                                                                                                       Leonardo Badioli

4 thoughts on “I TESORI (QUASI) DIMENTICATI DEL MUSEO PERTICARI

  1. “una formazione classica non genera soltanto letterati, ma anche scienziati valorosi.”
    Come sempre accade nei lavori di Leonardo Badioli, dalla storia si passa senza neanche sentirne il passo, al presente, con segnali di luce e per una attenzione particolare.
    E’ inoltre dovuto un grazie per la correttezza del mettere i riferimenti tramite cui porta a conoscenza importante avvenimenti. Certo che leggendo si incontrano “perlustrazioni” d’importarti approfondimenti. Grazie.

  2. Ringrazio Leonardo Badioli per questo ottimo articolo su Raffaele Vittorio Matteucci, di Ripe e direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Morto a Napoli (1909), la sua salma fu traslata a Ripe, ma dopo avere effettuato alcuni sopralluoghi al cimitero non sono riuscito a trovare la sua tomba e l’ufficio anagrafe non ha effettuato l’inventariazione cimiteriale delle tombe.
    A Ripe, oggi municipalità di Trecastelli, è stata posta una targhetta in plexiglass sulla sua casa natale in piazza Leopardi dal Consiglio Municipale dei Ragazzi, nel 2008, che recita: “In questa casa nacque RAFFAELE VITTORIO MATTEUCCI, Ripe 1862 – Napoli 1909, Vulcanologo, uomo di scienza e di azione, direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Consiglio Comunale dei Ragazzi 31-05-2008”. Sempre a Ripe, in località Borghetto, l’una di fronte all’altra sono state intitolate due strade una a Vittorio Raffaele Matteucci e l’altrà a Giuseppe Mercalli, suo successore nell’osservatorio vesuviano.

    1. Rendo a Giuseppe Santoni quello che è suo: Raffaere Vittorio Matteucci che abbiamo in condivisione e la sua cura, per ora digitale nel sito dell’Antonelliana, della Storia di Ripe Trecastelli e del suo antico autore Palmesi.
      Scrive (credo) il Direttore della Biblioteca:
      “Nel testo biografico, curato con ricchezza di dettagli e chiarezza espositiva da Giuseppe Santoni viene ricostruita la vicenda del Dott. Vincenzo Palmesi, personaggio finora noto solo a pochi addetti ai lavori, non solo e non tanto per la sua attività di medico, ma per quella di ricercatore avendo al suo attivo numerosi studi di storia locale. Ma l’interesse per Palmesi è legato soprattutto al fatto di essere stato il primo, con oltre un secolo di anticipo sulla cronaca di oggi, ad aver scritto una “Storia dei tre Castelli”, rilevando l’affinità delle origini e la comunanza di caratteri storici e sociali che avrebbero portato ai nostri tempi a determinare la fusione anche amministrativa dei tre centri di Ripe, Castelcolonna (allora Tomba di Senigallia) e Monterado”.

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