La complicità, la progettualità e la condivisione sono alla base dei rapporti di coppia. Nel ‘800 i matrimoni per lo più erano programmati dai genitori anche e soprattutto per questioni economiche; nel ‘900 la donna è stata interprete di diversi cambiamenti: la guerra ha trasformato il suo ruolo poiché è diventata il capofamiglia. Ha dovuto lavorare come un uomo. Il 1960 ha segnato la rivoluzione femminile.

La donna si sente libera di gestirsi come meglio crede, nasce un rifiuto del ruolo femminile e di conseguenza la crisi di quello maschile. L’uomo si sente più indispensabile e più riconosciuto come un “pater familias”. Ci si potrebbe chiedere qual è stato il vantaggio della conquista dell’indipendenza femminile?

Ora la famiglia si è allargata non come all’inizio del secolo in senso patriarcale dove i nonni e gli zii erano presenti e conviventi e si rendevano utili al “menage”. Oggi ci sono altre persone che fanno parte della famiglia: i “fidanzati” dei genitori e dei loro figli. Viviamo in una società in evoluzione ed anche i rapporti di coppia seguono la moda. Si tende ad un rapporto libero e indipendente: il “consumismo sentimentale”. Non si è più disposti al sacrificio ma come diceva Freud “si tende al piacere” del momento: un susseguirsi d’innamoramenti e d’abbandoni. Non più insieme nella buona e nella cattiva sorte, ti amerò e ti sarò fedele finché morte non ci separi. Ora al primo inconveniente arriva la bufera si ha voglia di cambiare persona e vita, e i figli? Povere vittime che si devono adeguare ai capricci dei genitori. La serietà e la fedeltà non sono più valori, sono superati con la ricerca di chissà quali paradisi artificiali.

Non si accettano più i propri limiti e quelli del partner. I litigi sono un pretesto, nascondono i problemi reali all’interno della coppia. Gli psicologi hanno evidenziato sei emozioni fondamentali in ogni essere umano: paura, sorpresa, disprezzo, disgusto, felicità, tristezza e io aggiungerei rabbia, emozione emblematica del nostro quotidiano. Siamo tutti arrabbiati con noi stessi e con gli altri soprattutto perché non abbiamo ciò che vogliamo e vogliamo ciò che non abbiamo.

Perché non proviamo ad accontentarci di ciò che abbiamo? Questo è anche un modo per essere più felici.

                                                                             Maria Pia Augusti, Psicologa

 

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