“Verso la fine dell’estate 1798 il pittore Fabre trascorse un periodo di tre settimane presso l’Abbazia di Vallombrosa, luogo celebre e di particolare affezione per i paessaggisti del tempo. Gli faceva compagnia un amico anche lui pittore, Antoine Laurent Castellan: un’escursione pittoresca in senso letterale, mossa dalla “vogue italienne” a ricercare luoghi suggestivi dai quali trarre ispirazione.
Castellan, nelle sue “Lettres de l’Italie”, riferisce più volte dell’incontro con Francesco Fornaciari, diventato da bandito a
eremita. Stavano disegnando lui e Fabre quando un temporale li costrinse a cercare rifugio nell’eremo. Fornaciari li accoglie.

“Potevamo distinguere, più per il chiarore della lampada che per la luce del giorno, la testa dell’eremita, che sotto quella luce assumeva un aspetto e un’espressione così intensi che il mio abile compagno di viaggio ne fu colpito e volle farne uno studio diventato un vero capolavoro. Quest’uomo, benché molto vecchio, sembrava ancora dotato di un’energia e di una forza prodigiose: gli occhi vivacissimi, che sotto le folte sopracciglia brillavano di un bagliore oscuro, gli davano l’aspetto più di un satiro che di un anacoreta”.
(Antoine-Laurent Castellan, “Lettres de l’Italie”, 1819)

“L’eremita ritratto da Fabre è un famoso contrabbandiere di Sinigaglia che una volta ha conquistato la fortezza con quattro uomini come lui, sottaendola ai soldati del papa. Gli pende una taglia sulla testa. Ha il volto di un autentico brigante ma una bella testa espressiva”
(Luisa von Stolberg a Teresa Mocenni, 9 ottobre 1798)

ritratto dell'eremita che fu bandito
Ritratto di Francesco Fornacciari, François-Xavier Fabre (Montpellier, 1º aprile 1766 – Montpellier, 16 marzo 1837)

I ritratti sono due: un profilo a penna su carta regalato da Fabre all’amico Santarelli e oggi custodito agli Uffizi, e un olio su tela
56,4 x 48,4, “Portrait de Francesco Fornacciari”, che si trova nel Museo Fabre a Montpellier.

“Testa espressiva su sfondo di cielo moderatamente crepuscolare, Fornacciari è un’opera certamente minore, ma che illustra bene gli interessi del pittore e del suo ambiente: quello che gli ispirò l’eremita si riconosce dalla quantità di note da lui scritte sul retro
del dipinto e, più ancora, sul retro del disegno. Il dipinto corrisponde perfettamente alla descrizione fisica, ma lo schizzo dal
vero, veloce e vigoroso, rende certamente meglio l’espressione inquietante e astuta del modello”.
(François-Xavier Fabre, da Firenze a Montpellier, 2008, a cura di
Laure Pellicer e Michel Hilaire)

“La storia di Francesco Fornacciari è significativa, e il racconto che ne fa Castellan l’occasione per abbozzare un ritratto molto diverso da quello figurale. Fabre presenta un personaggio pensoso; se c’è un’allusione alla violenza nel ritratto a olio, è data solo dal cielo tempestoso. La descrizione scritta invece accentua il carattere passionale del modello e gli conferisce una dimensione temporale che difficilmente un pittore neoclassico potrebbe rendere. Grazie alla scrittura il ritratto perde il suo carattere statico, si costruisce nel tempo, compie gesti e fa quasi sentire la sua voce, e con essa l’esaltazione di tutto l’essere. Viste sullo sfondo delle
“Lettres sul l’Italie”, nell’incontro con l’eremita sembrano avere minore importanza le figure del bandito d’onore e del brigante pentito – divenute ormai convenzionali – di quanta ne abbia invece l’accento sul trasporto emozionale capace di innalzare l’essere sopra la mediocrità: lo stesso Stendhal cercava nelle cronache antiche come in quelle contemporanee. Più di una volta Castellan nelle sue relazioni di viaggio mette in scena personaggi capaci di illustrare quelli che ritiene aspetti tipici della “mentalité italienne”. In Fornacciari proietta l’immagine emblematica della passione dominata attraverso la vittoria su se stessi”.
(Elisabeth Chevallier, “Deux peintres à Vallombrosa”, in “L’oeuil aux aguets ou l’artiste en voyage”, 1995)

 

L’OCCUPAZIONE DELLA ROCCA ROVERESCA NELL’ANNO DELLA BASTIGLIA

 

l'occupazione della rocca roveresca nell'anno della bastiglia

Il libro racconta la storia di  Francesco Fornacciari, o Fornaciari, originario di Roncitelli, che nell’anno della Bastiglia non trovò di meglio da fare che occupare la Rocca di Senigallia.

Il testo è diviso in tre parti, delle quali solo la centrale è il racconto vero e proprio; per questo è stato stampato su un fondo retinato. Scritto in latino nell’originale conservato tra le raccolte dell’Antonelliana, di gusto e con premura, porta la data del 20 dicembre 1789, due mesi e pochi giorni dopo l’accadimento; un autentico instant book del Settecento, insomma, in forma però anonima e priva di riferimenti che possano ricondurre all’autore. Le altre due parti sono un’apertura sulla vita quotidiana a Senigallia nell’anno della rivoluzione francese.

“Assalto alla Rocca. Uno strano e serioso fatto accaduto in Sinigaglia nell’anno 1789: La congiura Fornaciari”

traduzione dal latino di Licia Badioli

testi a cura di Leonardo Badioli

Ed. Ventura, dicembre 2016

 

 

 

One thought on “RITRATTO DELL’EREMITA CHE FU BANDITO

  1. Un libro importante per Senigallia, fatto quasi per gioco – vorrebbe far credere il curatore dei testi – ma con una intenzione ed un’attenzione nienteaffatto superficiali. La città può ringraziare, e tenersi stretto questo libretto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *