Quella piazza di libertà 30 anni fa

La fotografia diventata un’icona

La circolazione delle idee portava nella Cina di allora a un dibattito intorno al sistema politico: molti studenti si organizzavano per ottenere maggiore libertà d’espressione, guardando ai modelli occidentali. Questo dibattito all’interno del mondo studentesco semmai ha cercato un rilassamento della censura che si esprimeva a favore della democratizzazione della Cina a partire dalle Università. Ricordare Piazza Tienanmen, per fortuna che l’episodio non ebbe esito drammatico. Certo le spinte anche timide al cambiamento avvenute nell’unione sovietica, promosse dai due pacifisti leggendari del socialismo democratico: “Churuschev-Gorbachev, nonché la svolta governativa del cecoslovacco Dubcek”, per un socialismo democratico, sono stati avvenimenti di aiuto culturale e politico per gli studenti cinesi. 

Certo la situazione economica della Cina era ad un bivio. Le popolazioni sentivano il peso della crisi. Ovvio, infatti, che il modello occidentale propagandato dai sostenitori di una svolta democratica della Cina, andava esattamente nella direzione di una ben maggiore liberalizzazione del mercato. 

Tutto questo portò a degli scontri che culminarono peraltro con la morte di alcuni civili. La piazza Tienanmen fu sgomberata senza far uso di armi da fuoco, e molti studenti accettarono di ritirarsi senza opporre resistenza. L’uomo che affrontò i carri armati salì sul carro per parlare con i soldati e poi venne fatto allontanare da altri manifestanti. Oltre alle immagini, rimane un vago ricordo di studenti che protestavano, in modo generico, per la “libertà”. In Cina, oggi, come si apprende, poco è cambiato, a mio modesto parere, nonostante il grande sviluppo economico, rimane una delle peggiori nazioni della storia a conduzione capitalistica, con poca libertà e poca democrazia, poiché definirsi una società socialista è la solita burla di turno. 

Duilio Marchetti

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