proibire il glifosato non basta

 

Nessuno dovrebbe strumentalizzare la paura del cancro. Nè gli scienziati né le associazioni ambientaliste né l’industria. Il rischio di tumori non può essere un argomento nel dibattito sull’uso del glifosato. Vale anche per il comitato di esperti dell’Unione europea, che ha deciso di rinviare il voto sul rinnovo di questo erbicida.

E’ normale che le persone si preoccupino quando sentono dire che ci sono tracce di una sostanza probabilmente cancerogena quasi in ognuno di noi. Quando viene seminato, il sospetto si diffonde come l’erbaccia. Poco importa che non ci siano prove certe sugli effetti nocivi del glifosato e che nei nostri tessuti ci siano molte altre sostanze di cui faremmo volentieri a meno: metalli pesanti, diossina, bisegolo a, fatati e altre ancora. L’amara verità è che il benessere dell’occidente è cresciuto anche grazie a questi agenti chimici, ma è un fatto che viene del tutto ignorato.

Chi si concentra solo sulle conseguenze per la salute perde di vista il nocciolo della questione: bisogna trasformare l’agricoltura. A differenza di quelli per la salute, i danni ambientali ed economici del glifosato sono certi. Il glifosaro riduce la biodiversità e uccide insetti e uccelli. Ma da esso dipendono molti agricoltori. Gli altri erbicidi sono più costosi e in alcuni casi molto più dannosi. Rimuovere parassiti ed erbacce a mano o con i macchinari costa tempo e soldi, e le aziende agricole non possono permetterselo. Proibire il glifosato potrebbe soddisfare il bisogno di sicurezza dei cittadini, ma non farebbe che rimandare il problema, e non farebbe niente per risolvere tutti gli altri problemi dell’agricoltura e dell’allevamento.

E’ chiaro da anni che l’iperproduzione sarebbe prima o poi diventata insostenibile, rendendo necessaria la trasformazione dell’agricoltura. Insetticidi velenosi, liquami tossici, uso smodato di antibiotici nella produzione di carne: c’era già abbastanza di cui preoccuparsi prima che il mondo intero si concentrasse sul glifosato.

Il punto è che bisogna trovare un modo economicamente praticabile di rendere sostenibile l’agricoltura. Bisogna cercare alternative e aiutare gli agricoltori. E tutto questo va fatto passo dopo passo, in modo che i generi alimentari rimangano accessibili. E’ un compito difficile, non c’è dubbio, ma strumentalizzare la paura non lo renderà certo più agevole.

 

Kathrin Zinkant, Süddeutsche Zeitung, Germania

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