Ora niente sia più come prima

E’ un salto all’indietro della nostra società

 

Macerata, Alabama. Forse per la prima volta nella nostra storia recente vediamo materializzarsi anche da noi l’incubo del terrore razzista. Non c’era infatti altro criterio se non quello razziale, ieri mattina (sabato 03/02 ndr), nella scelta delle vittime di Luca Traini: sparare a chiunque non fosse bianco. A ragione si era inciso un simbolo neonazista sulla tempia, era lo stesso criterio con il quale le SS rastrellavano gli Ebrei, o il Ku Klux Klan impiccava e bruciava i neri: ripulire la società da esseri ritenuti inferiori e impuri per mettere a posto tutto ciò che non va, e ripristinare l’ordine di un passato mitico e immaginato. Dobbiamo esserne spaventati. E’ un salto all’indietro della nostra civiltà che forse si poteva temere, ma che fino a poco tempo fa sarebbe stato inimmaginabile. Ora è accaduto, e dunque può accadere ancora. Dobbiamo aprire gli occhi su che cosa sta diventando l’Italia. E non a senso unico. Abbiamo innanzitutto la colpa di aver accettato senza preoccuparcene troppo lo sdoganamento del discorso di odio come forma abituale di polemica culturale e politica. Le “parole ostili”, la terminologia di guerra, gli stupri e le decapitazioni virtuali, la contrapposizione amico-nemico dominano ormai pezzi interi del dibattito pubblico, senza reazioni, nell’acquiescenza generale.

 

Uno stralcio dell’articolo apparso ne “Il Corriere della Sera” di domenica 4 febbraio a firma di Antonio Polito
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