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Ad Ostra tra chiese e palazzi gentilizi

storie di streghe, demoni e magie

Quando ancora la conquista e l’esplorazione della luna erano un sogno irraggiungibile e la televisione era un oggetto sconosciuto, la vita quotidiana per lo più era passata nei campi; lì, tra la gente, viveva e si moltiplicavano i “demoni”. Le varie leggende, credenze e, se volete, vere e proprie convinzioni suffragate da esperienze personali o (al limite) familiari, si tessevano e si accavallavano tra loro raggiungendo mete irreali e fantastiche e superando i limiti della realtà. Lo spettro del demonio prendeva forma ed ogni rumore o fatto casuale fuori del normale era spunto di apprensione e paura. I luoghi inesplorati, isolati e deserti erano i prescelti; insomma tutto si celava dietro un vetro appannato tanto da sembrare – almeno per la maggior parte – irraggiungibile.

È in questa atmosfera che per svariati secoli sono vissute le più belle credenze popolari che oggi la velocissima macchina del tempo vuol schiacciare e dimenticare. Di tesori nascosti custoditi da “Belzebù’”, ce ne sono un’ infinità nelle nostre zone: “bocce e telai” tutti d’oro, scrigni stracolmi di pietre preziose, ricchezze a non finire, tanto da far ricchi migliaia di persone.

“Tizio” c’è arrivato, “Caio” sa dov’è, ma mai nessuno n’è uscito indenne sottraendo al “Guardiano” un piccolo ricordo, magari, da regalare alla sua Signora. Dicono: “Il tesoro c’è, è del diavolo, nessuno lo può toccare o sottrarre”. Tra amici: “Sotto il pavimento di quella Chiesa (loc. San Giovanni-Ostra) c’è un tesoro!” Un sorriso malizioso, una mossa di spalle in segno di poca importanza e, già alle prime ombre della notte, con altri fedelissimi e più fidati si andava a scavare. “Per andare sul paese (Ostra) di notte non passare per la corta… Sopra la quercia – bella, (loc. Santa Maria Apparve) la notte si trovavano le “Streghe! ” “Ma che dici?” Rispondeva l’altro e, via subito la sera “appresso” si passava altrove. Le leggende a non finire, le credenze e le convinzioni popolari indicavano la via e nascondevano le vere preoccupazioni di tutti i giorni.

Si racconta che la sera tra il 23-24 giugno (festa di S. Giovanni) “le streghe”, di solito raffigurate come un vampiro o un’arpia, (di sesso femminile) immaginate in genere vecchie, bruttissime e ripugnanti, fornite di poteri magici, in stretto rapporto con il demonio e volte a fare il male, si riunissero nell’omonima località di S. Giovanni (Ostra) all’ora ics per consumare riti osceni e blasfemi di magia nera. I soliti bene informati sostengono che i riti fossero diretti da individui esaltati predisposti all’autosuggestione (e in ogni caso influenzati, sotto la tortura, dei preconcetti dei giudizi stessi) i quali in sostanza rispettavano quanto avevano udito narrare a riguardo. È altrettanto possibile che l’impiego di “unguenti (definiti) magici” a base di “belladonna” o altre sostanze tossiche producesse allucinazioni che prendevano la forma della visione di un “Sabba” (supposto convegno notturno presieduto dal diavolo). Le streghe vi giungevano a cavallo di una scopa, prestavano osceno omaggio al diavolo, presente normalmente in un capro nero, in genere a tre corna, e una delle componenti imprimeva il marchio su tutte le intervenute; seguiva un festino sacrilego; Un’orgia mostruosa, raccontano i soliti ben informati, concludeva i riti.

La nota particolare va a tutti i curiosi i quali venivano sfregiati e sfigurati. “Ciò è vero” dicono “infatti nel passato se ne sono occupate le autorità religiose ed hanno eretto nel luogo una Croce.” Noi ci siamo stati e la Croce l’abbiamo trovata! I contadini e gli abitanti della zona nel frattempo, continua il racconto, avevano collocato ad ogni crocevia un ramo di fico a coda di rondine come auspicio per tener lontano queste creature immonde; si racconta pure che in quella notte le ragazze, volte al matrimonio si univano al partner quale migliore auspicio propiziatorio per le nuove nascite. Sembra anche che le varie “maschere” sopra gli ingressi principali dei palazzi gentilizi dovrebbero essere tenuti in rapporto a credenze o ad avvenimenti singolari. Mentre termino questo racconto una brezza mi avvolge alle spalle, sarà forse passata una Strega!

 

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Il palazzo seicentesco Menchetti, posto all’ingresso del paese, ha sopra il portone la “maschera”, legata a storie di tradizione popolare

 

 

 di Giancarlo Barchiesi

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One thought on “Storie magiche nelle vie di Ostra

  1. Credo che in fondo lo siano state un po’ anche le nonne. Un po’ streghe, intendo. Una delle mie era infermiera, che per quel tempo e alle nostre latitudini significava donna di scienza. Questo non le impediva di esercitare innocui riti di sospensione dell’olio sull’acqua o di cucire a mano sacchetti rossi contenenti sale per allontanare la negatività dal nipote maschio, di salute cagionevole. Conservo questi cari ricordi di lei con la stessa cura con cui serbavo nella tasca del grembiule di scuola il suo amuleto. Allora ne intuivo appena il significato, ma la persona che me l’aveva consegnato mi era così cara da ammantarlo di una magia indimenticabile. Quella dell’amore

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