VIAGGIO TRAGICOMICO DI UN AUTORE NEL MONDO EDITORIALE

 

tutta colpa di tondelli

A volte anche in libreria capita di imbattersi in un libro. Lo dico perché, di solito, uno che legge quando entra in libreria sa benissimo cosa prendere. Uno che legge, di solito, non compra quasi mai le novità: la prova del tempo è fondamentale per capire cosa scegliere in questo marasma di pubblicazioni tout court. La vita non è poi così lunga, e la buona letteratura è preziosa come la salute. Credo che Nicola Pezzoli, l’autore di Tutta colpa di Tondelli – Viaggio tragicomico di un autore inedito nel mondo editoriale, sarebbe d’accordo con me, lui che ha passato vent’anni della sua vita per arrivare al traguardo della pubblicazione. E come li ha passati! A un certo punto della storia dice di sé: “Ero diventato come una di quelle attricette che la danno al regista per ottenere la parte”. Già, perché verso la fine degli anni ’90 l’Autore Inedito riceve la telefonata di un Editor, un uomo il cui nome ha già sentito, spesso accompagnato a quello di giovani autori da bestsellers come Enrico Brizzi e Silvia Ballestra. Dopo avergli decantato i pregi della sua casa editrice nonché gli autori che adesso, grazie a lui, “campano da scrittori professionisti”, l’Editor lo invita ad andarlo a trovare. A casa sua, in terra d’Ancona. Il libro è la narrazione esilarante di questa frequentazione durata quasi sei anni. Quello che sembrava un sogno si trasformerà nel peggiore degli incubi, un vero e proprio apprendistato psicologico che porterà l’Autore ai ferri corti col mondo dell’editoria. L’Editor – di cui nel libro si fa nome e cognome – si rivelerà essere quantomeno bizzarro e ambiguo, “si muoveva ieratico come un santone, e il suo modo di gesticolare e di parlare mi faceva venire in mente un ayatollah”. E oltretutto profanatorio: “Quando gli dissi che avevo letto lo splendido Cecità di Saramago, lui commentò: – E di dov’è, questo coglione che sarà un mago?”. Come un moderno Fantozzi l’Autore subirà ogni sorta di umiliazione prima di avere, alla fine, il suo riscatto personale con questo resoconto spassoso, triste, incoraggiante e ammirevole per l’assoluta sincerità con cui racconta retroscena compromettenti.

Il Tondelli del titolo è da intendersi non solo in senso ironico – l’Autore ha per sua stessa ammissione un’incredibile somiglianza con il defunto scrittore di Altri libertini, guarda caso maestro e amico dell’Editor – ma anche come connessione a un mondo che vede nel doppio, nella comparazione a un modo preesistente di scrivere libri, l’unica opzione possibile per uscire dall’anonimato.

Forse sarebbe stato più corretto se chi scrive avesse precisato fin dall’inizio dell’articolo che egli stesso è portatore sano della stessa “malata vicenda”, venuto anche lui a contatto con suddetto Editor e avuto, in parte – con differenze legate ai minori tempi di esposizione – la stessa esperienza. Ma l’autore dell’articolo ha pensato che il reale talento di Nicola Pezzoli basti da solo ad avvalorare quanto ha scritto. Nel corso della lettura ci si chiede, tra l’altro, come sia possibile che un simile estro letterario trovi solo oggi, dopo un ventennio di penurie, la tanto agognata pubblicazione. Ma lo stesso argomento del libro è già, purtroppo, una risposta più che esauriente.

 

Enrico Carli

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