a cura di Leonardo Badioli

Il libro-testimonianza che i genitori di Giulio Regeni hanno voluto scrivere per Feltrinelli in collaborazione con il loro avvocato Alessandra Ballerini, porta in terza di copertina un pensiero di Erri De Luca: “La verità non viene regalata né offerta, va scippata a pezzettini, brandello per brandello. Quello che siamo riusciti a ottenere lo dobbiamo alla mobilitazione dei Genitori di Giulio, che si sono caricati questo bisogno di verità e ci hanno trascinato con loro”.
Il beau-geste, uno dei primi della sua amministrazione, del sindaco Olivetti si raccomanda per la sua ambiguità. Se veramente il sindaco voleva “formalizzare la nostra richiesta in via ufficiale”, a maggior ragione avrebbe potuto valersi della richiesta rimasta senza risposte confermando il “semplice striscione” che la precedente amministrazione aveva lasciato sbiadire senza fare null’altro. “Semplice” poi lo era, ma, portato da Amnesty International, era arrivato davvero dappertutto e interpretava il pensiero di tanti. Forse di tutti; perché un paese che dialoga da pari a pari con altri paesi “importanti” non si dimostra tale se non ottiene soddisfazione. Ora aspettiamo che il Sindaco dia corso alla sua scelta che ritiene “via più efficace ed incisiva” per ottenere la verità per Regeni. Del resto noi tutti negli anni abbiamo sperimentato un vasto credito di verità da Piazza Fontana in avanti. Proprio per questo la domanda di verità ha ancora più valore della risposta che riuscirà a ottenere. Una democrazia non può permettersi di dimenticare il comune diritto. Quando poi fossimo definitivamente all’angolo, poi, resterebbe sempre per noi la capacità di farcene un’idea. Se uno pensa qualcosa perché non lo dovrebbe dire? “Io so” – diceva Pasolini.

novembre 2020: Olivetti: Quando il meglio è nemico del bene

Lettera del sindaco massimo Olivetti al premier Giuseppe Conte e al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Per poter richiamare la vostra attenzione sul fatto e fare da sprone all’azione del Governo Italiano abbiamo deciso di non utilizzare un semplice striscione ma di formalizzare la nostra richiesta in via ufficiale con questa nostra. Abbiamo quindi rimosso il drappo ormai consunto e rovinato, ed abbiamo scelto di manifestare la nostra posizione nei confronti del Governo Italiano in modo ufficiale, precisando che seguiremo con costanza la vicenda utilizzando questa via, che ci appare più efficace ed incisiva”.

gennaio 2020: Paola e Claudio Regeni: Non è questa la verità che vogliamo sentire

– “8 giugno 2018 – La politica non perde occasione per parlare di Giulio e della sua storia. Spesso a vanvera. Mentre in pochi casi sindaci, per lo più leghisti, decidono di rimuovere gli striscioni “Verità per Giulio” sulle facciate delle amministrazioni pubbliche da loro amministrate, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in un’intervista al Corriere della Sera, dice: “Comprendo bene la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni. Ma per noi, per l’Italia, è fondamentale avere buone relazioni con un paese importante come l’Egitto”.

[Paola Deffendi e Giulio Regeni, Giulio fa cose, Feltrinelli 2020, pag. 180]

copertina del libro

16 novembre 2020: Associazione Antigone: Alla destra non piacciono gli striscioni. Rimettetelo su.

“Nei giorni scorsi il neo-sindaco di Senigallia, cittadina in provincia di Ancona, ha rimosso dal palazzo comunale lo striscione che chiedeva verità per Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso al Cairo ormai quasi cinque anni fa. Il primo cittadino Massimo Olivetti – eletto in una lista di centrodestra sostenuta dalla Lega, da Fratelli d’Italia, da Forza Italia – ha ritenuto che una delle prime azioni da mettere in campo con la sua elezione dovesse essere quella di rimuovere quel simbolo giallo con il logo di Amnesty International che tutti noi abbiamo purtroppo imparato negli anni a conoscere. Un simbolo che il precedente sindaco aveva apposto sulla facciata municipale per far sentire, insieme a tantissime altre amministrazioni comunali, la forza, l’indignazione, lo sgomento, la vicinanza alla famiglia da parte di quell’Italia dei Comuni che non sarà mai disposta ad accettare il silenzio. Noi cittadini, infatti, non saremo mai disposti ad accettare che non venga fatta luce sulle torture mortali subite da uno studioso che voleva conoscere e far conoscere alcuni aspetti di un regime dittatoriale. Un regime che ancora tiene nelle proprie carceri Patrick Zaki, venuto dall’Egitto a studiare nella nostra Bologna. È per questo che in tanti a Senigallia si sono mobilitati per chiedere conto della rimozione dello striscione.”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/16/verita-per-giulio-regeni-non-e-solo-uno-striscione-spero-che-il-sindaco-di-senigallia-lo-capisca/6005228/

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2 thoughts on “Verità per Giulio Regeni

  1. Grazie per occuparvi di Giulio Regeni. È importante sempre di più, nel trascorrere insesorabile del tempo, mantenere alta l’attenzione verso questo giovane uomo che rappresenta molti dei nostri giovani studiosi, ma anche noi tutti, i nostri diritti civili, in particolare il diritto alla verità e alla giustizia.

  2. Pochi giorni dopo il post dell’ECO (per pura sequenza temporale, si capisce) ho letto una notizia che certo il libro dei Regeni non ha potuto accogliere perché uscito prima. TGCOM24, sabato 21 novembre 2020:” Caso Regeni, procura italiana pronta al processo agli 007 egiziani: “Abbiamo le prove. Il premier Conte chiama Al Sisi per “avvisarlo”: “Ora sappiamo, collaborazione o andiamo avanti da soli”. Dunque si può – ho pensato. Ecco cosa scrive TGCOM24:

    “A cinque anni dall’uccisione di Giulio Regeni i pm di Roma sono pronti a mandare a processo gli 007 egiziani. In mano agli inquirenti, nonostante le reticenze da parte dell’Egitto, ci sono prove univoche e concordanti. E proprio venerdì il premier Conte ha chiamato il presidente Al Sisi, ufficialmente per parlare di questioni economico-militari, ma fonti interne dicono che sul tavolo c’è stato anche il caso Regeni.
    Il 25 gennaio 2016 veniva sequestrato, torturato e infine ucciso Giulio Regeni, giovane ricercatore italiano. Sono 5 anni che la famiglia Regeni e l’Italia aspettano di sapere la verità sulla sua morte. A indagare sono stati i magistrati della procura di Roma e ora sono pronti ad andare a processo. Il 4 dicembre ci sarà la notifica di chiusura indagini per cinque agenti del servizio segreto egiziano iscritti due anni fa nel registro degli indagati. Per loro verrà chiesto il processo con l’accusa di omicidio. Processo che si celebrerà in ogni caso, anche se il Cairo non dovesse riconoscere la legittimità del procedimento italiano. Ma i pm italiani sono convinti, le prove raccolte dimostrano il pieno coinvolgimento della National Security Agency egiziana.

    Conte ad Al Sisi: “Andiamo avanti” – Il Premier Conte venerdì ha sentito il presidente egiziano Al Sisi. Ufficialmente è stata una chiamata per discutere di rapporti bilaterali economici e militari. Ma c’è stato anche il caso Regeni sul tavolo: “Non c’è più tempo. L’italia sa e andrà avanti”, questo, secondo indiscrizioni, sarebbe il senso della telefonata. Il governo sembra pronto alla rottura di un già delicato equilibrio diplomatico che mette in gioco interessi economici strategici.

    Al Sisi deve affrontare un delicato momento politico interno, la sua posizione è precaria, politicamente parlando. Anche il cambio della guardia alla Casa Bianca sembra un preludio a un diverso atteggiamento da parte di Al Sisi nei confronti della politica estera. La consegna alla giustizia italiana gli uomini dei suoi Servizi segreti sarebbe un tentativo di separare le responsabilità della Presidenza egiziana dall’omicidio di Giulio Regeni. Un segnale distensivo nei confronti di un mondo che vede in Al Sisi un possibile nuovo dittatore in quella che da sempre è considerata la polveriera mediorientale.”

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