andiamo alla Perugina - oggi come allora
L’insegna è autentica, di allora. L’unica rimasta, probabilmente, in tutta la Regione

 

Ci sono dei luoghi che non dovrebbero cambiare mai. Rimanere autentici, conservare quell’odore che dentro ne racchiude tanti altri. Ci sono entrata anch’io dentro a quest’odore, insieme ai sapori e alle voglie, di ieri e di oggi, che non immaginavo nemmeno più di avere addosso.

Entri e rimani subito incantato, con la testa all’insù, dalla moltitudine di barattoli pieni di caramelle. In fila, tutt’intorno al negozio, coloratissimi. Gli stessi di tanti anni fa.

“Un etto, perfavore” ti verrebbe da dire, come un tempo. Qualcuno ancora lo fa. Entra ed ordina e si porta via caramelle sfuse. Ed è un salto all’indietro. Ed è meraviglia.

Pensavo alla vita che poteva aver fatto la Bruna, questa sorridente e bellissima donna raffinata dagli abiti elegantemente “fuori dal tempo” , te la immagini da sempre lì dentro, dietro quel bancone. Come se da lì non fosse mai uscita.

“Pazienza, dedizione e presenza costante” sono tutto ciò che ci è voluto per stare lì per così tanti anni, mi dice con un sorriso dolce e senza rimpianto. Fino allo scorso anno accanto a lei, sempre, c’era il marito, il “mitico” Vinicio Mandolini. Nel cuore dei senigalliesi c’è ancora. Lui e il Teatro, le sue Commedie, la sua Arte.

La signora Bruna si allontana e torna con un misuratore d’alcol del 1891. Un pezzo d’antiquariato. Uno dei tanti oggetti antichi che il negozio strabocchevole di dolci e delizie conserva, ma nasconde.

“E’ dal 1890 che esiste il negozio. Allora la proprietà era di un farmacista che produceva liquori da solo. Dosava zucchero e aromi e necessitava di un misurino per la gradazione alcolica”

C’è un’insegna fuori “Perugina”, che attesta la storicità del luogo. “E’ autentica. E’ di allora. Non è stata mai cambiata e non intendo farlo, anche se avrei bisogno di qualcuno che fosse in grado di darle una sistematina….ho paura anche a spolverarla…sicuramente è l’unica rimasta in tutta la provincia, forse anche in tutta la regione…”

La signora Bruna continua a raccontarmi la storia.

Le storie. Quelle di Vera Balducci, sua zia (sorella della madre di suo marito) che iniziò a lavorare come inserviente nel negozio a 14 anni, per non lasciarlo più. La Vera era più di una commessa, era un’istituzione. Quando si diceva “andiamo alla Perugina”, si andava dalla Vera che viziava tutti con ogni “bendidio”. Per tutta la città la Vera era la “Perugina”. La cioccolata, il bacio, con quell’odore, quel gusto, quel sapore d’allora, prima del cioccolato svizzero.

“Il Bacio Perugina era il massimo. Oggi tornato buonissimo”. Sorridendo mi racconta che durante la Guerra la Perugina metteva in palio dei premi – scatole grandi di cioccolatini per chi trovava una figurina nell’acquisto. E Vera vinceva sempre, aveva escogitato il sistema per guardare dentro, se c’era la figurina, senza aprire le scatole.

“Andiamo alla Perugina”, ora sono io a dirlo. E’ sempre lì, in mezzo al Corso II Giugno. C’è sempre la signora Bruna che ti accoglie, un domani dei tre figli forse nessuno “fanno lavori diversi. Confido nei nipoti…”.

Certi luoghi non dovrebbero cambiare mai.

 

                                                                                                                                            le.st

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