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La Cultura e il Movimento Beat

a 50 anni di distanza

Nuovo libro di Stefano Spazzi

 

Le Scimmie nel 1972 ecomarchenews
“le Scimmie” nel 1972

 

Baby Sitters ecomarchenews
“The Baby Sitters”

 

Pupille ecomarchenews
“le Pupille”

 

 

Snobs da Big 1965 ecomarchenews
“le Snobs”, 1965

 

Vincenzo Prediletto, critico letterario e performer messinese, appassionato di arte, poesia, teatro e musica Beat, presenterà ed intervisterà, venerdì 26 Ottobre alle ore 17.30 nella Sala Conferenze della Biblioteca Comunale Antonelliana di Senigallia, l’avv. Stefano Spazzi, compositore musicista e scrittore anconetano e l’arch. Gene Guglielmi, noto cantautore beat. Insieme illustreranno ed esporranno il volume “BEAT IN ROSA – Musica Beat ed emancipazione femminile” e l’album LP “La vita è un sogno”.

L’attivissimo Stefano Spazzi, avvocato anconetano, da diversi anni ha affiancato all’attività forense quella musicale ed editoriale. Tra gli anni ’90 ed i primi 2000 ha partecipato a numerose manifestazioni tra cui due edizione dell’Ankon Festival e tre edizioni del Festival internazionale di Digione in Francia. Ha inciso due singoli trasmessi da vari programmi radiofonici, “Stella di strada” (1996) e “Chiara” (2001), canzone contenuta nel CD “Lunatica”. Ha dato vita al progetto in rete “Twisted Noise” per il quale ha composto ed interpretato il brano “I was dreaming” da cui è stato tratto un video girato interamente ad Ancona. Nel 2017 ha inciso il brano “Ancona Beat” diffuso in rete e trasmesso pure da Radio ICN e Radio Hofstra di New York. Ha pubblicato nel 2016 il volume “Quando c’era Villa Sorriso. Locali e musica nella Senigallia degli anni ‘60” (Raffaello Editore) e nel 2017 “Ancona Beat. I gruppi, i protagonisti, i locali nel periodo 1964-1969″ (Italic Pequod) realizzato con la collaborazione di Gene Guglielmi. Con lo stesso Gene Guglielmi ha  preso parte al XII Music Day di Roma, alla 27^ edizione del Beatles Day di Brescia, al Festival Beat di Milano, al Summer Festival 2016 presso il Teatro Ariston di Sanremo ed all’Ancona Beat Festival 2017 / 2018.

Il poliedrico Gene Guglielmi, architetto, docente universitario, scrittore, poeta, nonché figlio del popolare Alighiero, marciatore famoso degli anni ’40 e ’50, balzato alla notorietà proprio in piena epoca beat. Dopo essere stato scoperto all’età di 18 anni da Carlo Alberto Rossi, tramite la partecipazione alla seguitissima trasmissione televisiva “Giochi in Famiglia” condotta da Mike Bongiorno, diventa una icona del beat di protesta con la canzone “I capelli lunghi”, ancora oggi tra le più ascoltate e citate nella storiografia del periodo. Seguono altre incisioni tra le quali vanno evidenziate e ricordate “La luna, le stelle, il mare”, “Preghiera beat”, “E voi, e voi, e voi”, “Mini, mini, mini”, collocandosi stabilmente nel panorama cantautorale dei decenni successivi, quando è stato nel contempo impegnato seriamente nell’attività di docente di storia dell’arte e per alcuni anni in ambito socio-culturale come assessore alla cultura del Comune di Calolziocorte. E’ stato autore nel 2011, insieme a Umberto Bultrighini e Claudio Scarpa, del libro “Al di qua, al di là del Beat” con la significativa prefazione di Dario Salvatori, pubblicazione notevole per l’importante ed autorevole contributo fornito alla dettagliata e precisa ricostruzione storica delle vicende del Beat italiano e delle sue origini. Gene ha concepito con Alvin Alborghetti l’apprezzata trasmissione radiofonica di culto “Lecco Beat” che si può seguire il mercoledì sera a partire dalle 21.00 collegandosi su Lecco Channel. Come annunciato in anteprima al numeroso pubblico, agli ospiti, alle band e agli addetti ai lavori durante le tre serate di fine luglio di “Ancona Beat Festival” presso la Mole Vanvitelliana ed il porto antico di Ancona, è avvenuta l’attesa uscita del suo nuovo gradevolissimo vinile “la vita è un sogno” realizzato col gruppo bolognese “Gli Avvoltoi” che contiene dieci brani e rappresenta la summa del suo talento e della costante energia creativa, fili conduttori del suo percorso artistico-musicale ad oltre 50 anni dall’esordio.

“BEAT IN ROSA – Musica Beat ed emancipazione femminile” sarà un’occasione per allargare le proprie conoscenze e riflettere su alcuni aspetti storici e sociali degli anni ’60 e sull’attualità della cultura e del movimento Beat a 50 anni di distanza.

Vincenzo Prediletto

 

BEAT IN ROSA - copertina_ecomarchenews
“Beat in rosa”, la copertina del libro edito da Italic Pequod

Rosa, ma oscure, in quanto ignote ai più

i Sessanta videro calcare i palchi una serie di gruppi formati esclusivamente da donne

 

di Giampaolo Milzi

“Macché ribellione! La nostra era pura e semplice gioia, voglia di scoprire il mondo e la vita”. La voce pimpante e birichina che risuona al telefono è quella di Nara Gavioli, fondatrice nel 1965 a Modena delle Scimmie, quintetto tutto al femminile e dal nome provocatorio tra quelli che segnarono di più la scena italiana del “Beat in rosa”. Al cellulare con lei c’è Stefano Spazi, avvocato anconetano, uno che degli ani ’60 e delle sue espressioni, soprattutto musicali del Bel Paese reduce dal boom economico, s’è preso una cotta cronica. Quegli anni ‘60 che nella seconda metà (dal ’67, ’68 in poi) divennero “Formidabili” (per dirla con Mario Capanna) per il tentativo di portare la “fantasia al potere” e per la profonda ribellione rivoluzionaria socio-politico-culturale in parte mancata.

“Beat in rosa”, sì, già il titolo di questo saggio firmato da Spazzi (edito da “Italic Pequod”) è una notizia. Perché al di là delle icone dell’epoca Patti Pravo e Caterina Caselli (solo per citarne due), i Sessanta – oltre a registrare l’espandersi a macchia di leopardo dalle Alpi alla Sicilia di complessi maschili (così di chiamavano allora la band più o meno rock definite Beat), – videro calcare i palchi delle le proliferanti manifestazioni musicali (Il Cantagiro su tutti), apparire alla RAI TV e addirittura partecipare a tourneè all’estero una serie di gruppi formati esclusivamente da donne, spesso ragazzine. Rosa, ma oscure, in quanto ignote ai più. Dimenticate dalla storia dei decibel e del costume, ma che, come scrive Tony Face Bacciocchi“hanno lasciato una coraggiosa eredità e storie affascinanti, interessanti, incredibili (…) anche se vissero tutte per poco tempo, spesso ostracizzate dai colleghi maschi e dall’ambiente piuttosto misogino e sessista”. Bacciocchi interviene in questo libro col suo contributo “Donne Beat” assieme a Gene Guglielmi (“Le mie donne Beat”), Claudio “Kinks” Scarpa (“Dalla cintura di castità alla minigonna”, Claudio Pescetelli (autore di “Ciglia ribelli”, lavoro a cui deve molto Spazzi). Un libro che l’autore arricchisce con interviste a Mita Medici (“La rivoluzione inconsapevole”), a Rosanna Maiocchi (Una beat a Milano”) e approfondimenti e/o report di dialoghi relativi a Le Stars, le Najadi, le Snobs, Ambra Borelli e le Gatte, Le Pupille, Le Amiche, Le Svitate, Sonia e le Sorelle, The Baby Sitters-The Mini Coopers. “Non posso parlarti per noi di ribellione, però di una certa intraprendenza e tanto coraggio, coraggio di staccarci dal modo comune di vedere la donna sino ad allora, che per noi si estrinsecava nel salire sul palco”, confessa poi la Gavioli delle Scimmie a Spazzi.

Ma ribellione fu, consapevole o inconsapevole. Una ribellione in rosa, inserita nell’esplosione del fenomeno Beat maschile a partire dal 1964, il cui contributo nell’immediato e negli anni a venire si caratterizza come fondamentale in quel link indissolubile che si crea tra nuova musica e nuovo costume. Le Beatnik rosa sono, di fatto, le pioniere della emancipazione femminile in un periodo in cui per la prima volta in Italia l’essere giovani non è più solo una variabile anagrafica, ma diventa una categoria sociale: la musica Beat è il collante – nei concerti dei club che fioriscono in tante città sull’esempio del mitico “Piper” di Roma, in vecchie balere riadattate, nelle piazze – per l’aggregazione, il dialogo, lo scambio di idee partorite con la propria testa tra ragazzi e, cosa ancora più innovativa, ragazze, che iniziano a rapportarsi coi maschi in modo paritario. Anzi, sono spesso loro, anche qui sovvertendo le regole, a prendere l’iniziativa nell’approccio con l’altro sesso non così più forte. Un esempio? Il testo di “Ragazzo triste” di Patty Pravo, la regina del “Piper”, sfacciata, calamitante, iper coinvolgente: “… Ragazzo triste come me, che sogni sempre come me, non c’è nessuno che ti aspetta mai, perché non sanno come sei”. Se si è tristi – tra le nuove gioie di un mondo che sembra finalmente a portata di mano, perché i giovani per la prima volta hanno soldi in tasca per consumare, acquistare dischi in vinile (i 45°), abbigliamento provocante (jeans, cinture di pelle, stivaletti e scarpe a punta lucidi, per le ragazze la rivoluzionaria minigonna di Mary Quant), coniano linguaggi della loro generazione, gestiscono il loro tempo libero sempre più in libertà – se si è tristi lo si è insieme e insieme si sogna e si agisce. “Non più separatismo sessuale ma conoscenza insieme del fenomeno della gioventù: guardarsi negli occhi e fantasticare, darsi un bacio e sentirlo ricambiato, con la stessa forza, lo stesso ardore – scrive Claudio “Kinks” Scarpa – La figura femminile si era spogliata dei panni della passività e per diventare protagonista evincere insieme la battaglia della emancipazione giovanile” . Una emancipazione che, nonostante contraddizioni e ingenuità, crea profondissime, e fortunatamente insabanili crepe nel muro eretto dai “matusa” (gli anziani), dal bigottismo borghese, da una società fondata ancora sulla patria potestà e sull’autoritarismo (a cominciare da quello dei genitori e della scuola), sui divieti, sulle proibizioni rigide, sul maschilismo discriminatorio verso le donne.

Beatles, Rolling Stones, Equipe ’84, Camaleonti, Rokes sono, assieme a tanti complessi – il punto di riferimento, anche per i testi delle canzoni – conturbante e irresistibile ispiratore anche del “Beat in rosa”.

L’emancipazione sarà più immediata dal punto di vista sessuale, anche e soprattutto per le donne. Amore libero prima del matrimonio, uso dei contraccettivi non saranno più tabù. Poi verranno il Femminismo, il ’68, la politica vera, fatta dai giovani. Merito anche di quel “Beat in rosa”.

Il saggio di Spazzi si fa leggere tutto d’un fiato, pieno di aneddoti (vedi il tour di tre mesi delle Stars nel Vietnam sconvolto dalla guerra suonando nelle basi americane talvolta attaccate dai Viet Cong) corredato da “Una geografia” con tante citazioni di altri complessi al femminile e di un inserto fotografico che ci restituisce vivide luci musicali in bianco e nero su una società in rapida modernizzazione e a colori, sull’onda del Beat.

(articolo tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

le scimmie ecomarchenews
le scimmie con Nara Gavioli

 

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