Il sindaco dei nostri desideri si è fatto finalmente rivedere, in Piazza Roma, nei giorni in cui tutta la città eccetto Paradisi festeggiava un anno dal suo insediamento. Nell’occasione aveva già rilasciato un’intervista, beata lei, a Sabrina Marinelli del Corriere Adriatico: “la mia è un’esperienza straordinaria. Sono felice, Senigallia ha conquistato la ribalta internazionale.” Veramente da un anno a questa parte il Mauri non manca di essere presente sulla stampa; anzi, sta tutt’e jorn ‘n coppa o a giurnal, come dice l’amico René, napoletano, che incontro qualche volta al bar. Ma capisco Maria Teresa e le altre giornaliste: come si fa a restare indifferenti a una tale apparenza, che anche da Jesi riescono a seguirlo dovunque si trovi, a Senigallia, a Sharm, a Cortina…

Anch’io sono felice: non so dire perché, ma non importa quando lo sa lui. Così sono felice perché questa città è veramente di tutti. Pensate: 25 assemblee sul territorio, ascoltando le aspettative di ciascuno. Io ci sono andata (non più di due volte: mi so contenere!), sono stata a sentire però non ho detto nessuna aspettativa: a tal punto mi piace quando lui viene lì e ascolta le aspettative di tutti, che le mie le ho già realizzate. Immagino per tanti sia così! Sono felice perché in fotografia il Mauri è venuto da urlo sullo sfondo azzurro cielo dei Giardini Catalani: profilo scolpito, ciuffo ravviato, sguardo alto e lungimirante che spinge oltre la via in direzione dell’Albergo Bice. C’ero anch’io sullo sfondo, semicoperta dai bancali di laterizi da mettere in posa, però non mi si vede.

Sono felice perché in questo frattempo Senigallia “ha conosciuto una stagione di protagonismo con il grande spot che va in tutte le tv europee”. D’accordo: non c’è scritto nello spot che quello è il Foro Annonario e che sta a Senigallia, ma almeno non hanno detto che è Cesenatico, come era successo la volta delle scene girate sul pontile della Rotonda. E poi il fatto di oscurare il nome stimola la curiosità: tanto è vero che proprio a Cesenatico qualche giorno fa l’amico Hartmut mi chiedeva, col giornale aperto sulla pubblicità e il dito indice puntato oltre la Bmw: “Tofe cvesto? Ach so, Zenicallia! Io conosco: città di borgomastro Mancialarti!” E già che c’era ha voluto sapere quando può visitare il famoso nuovo casello per il quale ha sentito che in tanti provano un vero entusiasmo, e se vengono organizzate visite guidate per singoli e comitive.

Sono felice perché in questo periodo è stata allargata l’area pedonale includendovi anche Piazza Saffi. E’ pur vero che c’è gente livorosa che se ne lamenta. Ingrati, ché dovreste ringraziarlo per avere svuotato il centro storico di tutta la marmaglia che intasava i negozi, si provava ogni cosa e non comprava niente! Tutta gente che si merita i grandi magazzini, non certo gli eleganti negozi di Corso 2 Giugno” E quale grande vantaggio economico per i commercianti, che possono finalmente fare a meno di pagare una commessa! Giustamente il Corriere Adriatico la chiama “la rivoluzione di Piazza Saffi pedonalizzata”! Ma lo dicono a me? Capisco perfettamente il senso della svolta; però io, guarda un po’, sono preoccupata! E’ da un anno che lo vedo la mattina, il sindaco dei nostri desideri, scendere dall’auto che lo porta a Marzocca e percorrere il corso molleggiando sopra i suoi piedoni. Riusciva a compiere il percorso in meno di un’ora dopo avere baciato tutte le guance e stretto tutte le mani che il Corso può offrire; è pur vero che adesso si sarannno un tantino raffreddati; tuttavia il punto è che se allarghiamo il centro pedonale a dismisura quanto ci metterà il Mauri per arrivare in Comune? Gli basterà il tempo? Per esempio se dovesse cercare un parcheggio e poi camminare dalla chiesa del Portone?

Sento dire che i programmi comunali prevedono pulmini a chiamata che vengono a prenderci direttamente a casa, in modo da lasciare la città interamente pedonale. Eh sì che sono preoccupata! E se chiamano tutte? Ci sarebbero corrieri apposta? Speriamo di no: mi troverei nel caso a rimpiangere i tempi in cui sono stata felice, io, sola tra tante (sola entre muchas, come dice l’amica Milagro) arrancando sui miei tredici centimetri per tenere dietro al primo ispiratore dei miei desideri.

                             (scritto nell’Aprile del 2011 da Anna Foschi e pubblicato nell’Eco cartaceo)

 

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