UN’IMPORTANTE RICERCATRICE DELL’ECOSISTEMA MARINO

SENIGALLIA L’HA ACCOLTA PER META’ DELLA SUA VITA

LA RICORDIAMO A 50 ANNI DALLA MORTE

A cinquant’anni dalla morte, avvenuta nella sua casa di Senigallia il 30 gennaio 1967, vorrei ricordare la persona e la figura di Irma Pierpaoli. Vorrei, ma devo subito ammettere che di lei conoscevo solo il nome per averlo visto in testa a qualche pubblicazione. Frugando tra le carte, mi viene appunto nelle mani un opuscolo stampato nel 1953 dalla Tipografia Senigalliese col titolo Senigallia nel suo sfondo geografico fisico e nelle sue zone di verdeL’opuscoletto, una trentina di pagine, si faceva notare a una prima lettura per una particolare esattezza dei dati e delle informazioni. Niente più. Naturalmente la carenza è mia, e non solo per motivi di età: Irma, nata nel 1899, era di tre anni più grande di mia madre. 

Ma solo smanettando come si conviene a uno che non sa, troviamo nella rete il nome di Irma Pierpaoli nel Dizionario Bibliografico degli Italiani, dove Anna Maria Miglietta racconta di lei come ricercatrice appassionata e strenua nel campo della biologia marina, con l’interesse di una vita centrato sullo studio delle alghe. 

Nella vita di Irma si possono distinguere cinque periodi: nascita e studi romani, laurea in botanica subito un lavoro di assistente presso l’Istituto Botanico dell’Università di Roma; abilitata all’insegnamento e, nel 1920, assegnata alla cattedra di Scienze presso l’istituto tecnico Pitagora di Taranto, cinque anni in cui studia l’ambiente marino dello Ionio e pubblica i risultati delle ricerche algologiche; trasferita in un liceo di Ancona, fa altrettanto per le alghe del medio Adriatico; a Senigallia dal 1944, va avanti con l’insegnamento ma non trascura la prima vocazione, tanto che quattro anni dopo lascia la scuola per dedicarsi interamente a quella. 

Studio oscuro e misconosciuto da chi non se ne intende: una volta, avendo Irma chiesto all’interno della Fiera della Pesca edizione del 1937 un angolo in cui esporre le alghe che aveva raccolto nel mare di Ancona, il Provveditore agli Studi glielnegò: che importanza poteva avere mettere in mostra “tutta quella erbaccia”?

Sfuggiva probabilmente al grand’uomo il valore delle conoscenze della morfologia, e in particolare della struttura macroscopica delle alghe nel loro rapporto con l’ambiente: né riusciva a immaginare quali importanti indicatori potessero diventare quelle erbacce nelle variazioni dell’ecosistema marino. Questa consapevolezza, anticipatrice rispetto a molte questioni riguardanti i cambiamenti climatici di origine antropica, le viene riconosciuta oggi in pubblicazioni scientifiche come Chemistry and Ecology. Qui Annalisa Falace et alii (Changes in the benthic algae along the Adriatic Sea in the last three decades2010) si valgono dei risultati che Irma Pierpaoli aveva ottenuto dallo studio diretto dell’ambiente marino della nostra costa per fare il punto su alcuni tratti comuni tra i principali cambiamenti strutturali funzionali osservati e sulle loro cause, nella considerazione che colmare i vuoti di conoscenza può essere importante nell’attività di protezione del mareCome appunto aveva previsto che fosse la nostra Irma Pierpaoli. 

la biologa che si appassiona di alghe
Irma Pierpaoli. L’algario Pierpaoli comprende settecento specie. Si trova presso il CNR di Taranto.

«Ho studiato le piante del mare», ricorderà in tarda età scrivendo a un collega, «per amore delle cose belle che il mare racchiude, per portare fra i giovani della scuola questa bellezza e far mia l’armonia delle luci, dei colori, delle forme, che mi si presentavano nuove, meravigliose, ogni volta che andavo a pescare o che guardavo al microscopio. Ho studiato le alghe, come la musica, per passione; non curandomi troppo dei giudizi umani, gustando la gioia della ricerca, della scoperta delle verità, dell’armonia tra cose create».

L’algario Pierpaolicomprendente settecento specie, ritenuto anche oggi utile per la valutazione delle variazioni climatiche, si trova presso il laboratorio di botanica dell’Istituto per l’ambiente marino costiero del CNR di Taranto. Il libretto su Senigallia è invece un omaggio alla città che l’ha accolta per la seconda metà della sua vita. Vi si parla soprattutto di piante, naturalmente, e l’ultimo capitolo è dedicato alla vegetazione spontanea degli arenili. Queste erbe godono oggi di una migliore considerazione, grazie anche all’attenzione di un’ osservatrice che, nel 1953 così annotava:

“Povere piante, queste degli arenili, che nessuno degna di uno sguardo! Divelte, distrutte senza pietà, con indifferenza, dall’uomo, e anche con disprezzo, spesso” E pure esse cantano la loro gioia di vivere al sole e al mare di Senigallia, con particolare voce locale, casalinga, legata strettamente al nostro litorale!”

Non ho trovato che in questi cinquant’anni ci siano state mai rievocazioni della figura di questa importante ricercatrice; forse al loro scadere qualcuno riuscirà ad unire al riconoscimento perdurante del mondo sicentifico anche quelle forme di memoria grata che certamente Irma Pierpaoli si era meritata. 

la biologa che si appassiona di alghe

                                                                                                                                                                 Leonardo Badioli 

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