LE IPOTESI SULL’ORIGINE DEL NOME SALTARA 

 

Si sono fatte molte ipotesi, in epoche diverse, sull’origine del nome Saltara, nella provincia di Pesaro e Urbino. Luca Caponigro in “Villa e Castella” atti della rassegna del 1922, fornisce una dotta dissertazione, presentandole e comparandole fino a stabilire un passaggio obbligato per quanti, al momento sprovvisti di ulteriori documenti intendano avventurarsi nella trattazione dell’argomento.

Dunque, vediamo di riprendere il discorso insieme all’Autore citato: “il primo documento storicamente attendibile in cui compare il nome “Saltara” è una bolla del Papa Giovanni VIII (872-882), nella quale fra i tanti paesi e territori si cita il “Mansum Saltariae” come appartenente alla Badia di San Paterniano di Fano”. Il possedimento viene confermato con bolla papale da Adriano IV nel 1156 e da Alessandro III nel 1178.

“Il fatto che nel documento si parli di “Mansum” per Saltara – dice il Caponigro – e non di “castrum” o “curtis”, termini coi quali nella stessa bolla vengono definiti paesi con Piagge, Orceano ed altri, lascia pensare che all’epoca Saltara si riducesse essenzialmente ad un agglomerato di case con fondi annessi”.

Fra le “Carte di Fonte Avellana” vol.I troviamo un’inedita indicazione. Il documento n^190 INNOCENTII PAPA II PRIVILEGIUM stilato il 24 maggio 1139 in Laterano recita così: “Innocenzo II a istanza di Benedetto priore e dei suoi monaci, conferma all’eremo di S.Croce di Fonte Avellana i suoi possessi e diritti”; fra questi “in comitatu Fanensium, Sancti Martini de Exaltaria cum omnibus pertinentiis suis”.

Non sappiamo come e quando l’eremo sia diventato proprietario della chiesa ma la conferma richiesta dal priore ci fa supporre che ci siano stati tentativi da parte danese di entrare in possesso del bene.

 

la villa del Balì in un luogo un tempo sacro a Marte
Affresco del Giudizio universale, Chiesa del Gonfalone a Saltara

 

Il dato certo è l’appartenenza del manso, precedentemente e successivamente al 1139, al monastero fanese di San Paterniano, distinto dalla chiesa di San Martino di Exaltaria, posta sul colle omonimo dove un tempo si trovava un altare o ara.

Qui si potrebbe riprendere la trattazione del canonico fanese Alessandro Billi, autore di “Ricordo storico di Saltara e Bargni (Fano 1866), il quale propone di interpretare “Saltara” come derivante dal toponimo “Bosco di Marte” (Saltus Ares).

L’ipotesi del luogo sacro al dio guerriero aderisce perfettamente all’etimo da noi già proposto per Orciano: “In ore Giano”, cioè nel luogo, linea di confine, sacro alla divinità bifronte dove l’originario tempio pagano, costituito da una costruzione con due porte aperte in tempo di pace e chiuse in guerra, venne successivamente trasformato dalla comunità cristiana.

Ritornando quindi a Saltara: “bosco sacro a Marte”, dove nel luogo dell’ex altare venne in seguito edificata la chiesa di San Martino, ci sentiamo di poter affermare che il nome di “Mansum Saltariae”, il nucleo originario dell’attuale centro abitato di Saltara, derivi dall’ “ex altare” pagano dedicato al dio della guerra.

 

la villa del balì nel luogo un tempo sacro a Marte
La villa, oggi di proprietà comunale, dove è ospitato il museo della scienza e dell’astronomia del Balì. Photo di Luciano Poggiani

 

 

di Giuseppe Pierangeli

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