C’era un paese che nel medioevo si chiamava 

Castel Petroso e su un monte poggiava, c’era una torre in cima di vedetta

che controllava la sottostante valle stretta.

Qui abitavano felici e innamorati

due giovani paesani da tempo fidanzati.

Lei si chiamava Sara e lui Piero

lei era molto bella e lui ne andava fiero.

Ma la bellezza di lei fu tragica per loro,

perchè come dice un detto” la beltà attrae i ladri più dell’oro”.

Venne il giorno della festa di Castel Petroso

e tra i convenuti c’era un nobile scontroso,

aveva il titolo di Conte di Rovellone

e venne a cavallo di uno stupendo stallone.

Tutti lo ammiravano per la sua eleganza

e molte eran le donne che di sposarlo avevan speranza.

Lui alla bella Sara mise gli occhi adosso,

lei alle sue lusinghe disse “Grazie ma non posso”

Lui si invaghisce, diventa di lei pazzo,

ma lei ribatte “o la smette o chiamo il mio ragazzo”.

Passano i giorni e il Conte si arrovella

come poter conquistare la sua bella.

Ma un brutto giorno decide di aggredirla

e poi senza troppi complimenti di rapirla,

al castello di Rotoscio trasportarla

e tenerla là solo per se senza più lasciarla.

Ma Sara per fortuna riuscì a gridare

e tutti i compaesani uscirono a guardare,

capito ciò che succedeva alla ragazza,

presero chi il forcone, chi il bastone e chi una mazza.

Piero tra i primi accorse per salvar l’amata

ma la scorta del Conte era ben armata.

Piero che era un ragazzo temerario

riuscì lo stesso a raggiungere l’avversario

e il Conte visto che stava andando male

colpisce vigliaccamente Sara con il suo pugnale.

Il fatto suscitò sgomento ed esitazione,

e il Conte e i suoi compagni approfittarono della situazione.

Piero gridando si scagliò contro il Conte il più velocemente

ma si impigliò nelle briglie del cavallo malauguratamente,

il biego Conte come sempre approfittatore

colpisce con tutta la sua forza Piero in mezzo al cuore.

Riuscì quel signore a fuggire correndo per il sentiero

 mentre il cielo si scurisce e diventa sempre più nero.

I giovani ragazzi perirono sul prato

tenendosi la mano in un gesto disperato.

I compaesani commossi e sconfortati

vollero ricordare per sempre i due innamorati

e da quella vicenda per loro tanto amara

al paese oggi è dato il nome di Pierosara

 

Pierosara: storia di un paese

Il paesino, che oggi si chiama Pierosara, è formato da alcune abitazioni e qualche ristorantino. Un tempo lontano però era una roccaforte di notevole importanza strategica. La fondazione avvenne sicuramente prima dell’anno mille. Nella vicina Abbazia di San Vittore sono stati trovati numerosi reperti appartenuti agli antichi romani. Due tronchi di colonne romane si trovano sotto l’arco della porta del castello di Pierosara, furono portati qui dalla vicina San Vittore, in una delle due colonne è presente un’incavatura usata come acquasantiera, e quindi era posta all’ingresso dell’Abbazia. Il paese un tempo chiamato Castrum Petrosum (Castello Petroso) era posizionato tra la confluenza dei fiumi Sentino ed Esino, e aveva anche l’accesso alla valle del fiume Misa, che giungeva fino al mar Adriatico. Durante la lotta tra Longobardi e Bizantini qui vi era un Castaldato di Castello Petroso. Grazie allo studio del Prof. Virginio Villani sappiamo che due diplomi datati 981 e 996 attestano la presenza dei longobardi del ducato di Spoleto. Nel 1053 in un documento di Fonte Avellana si deduce il passo “…iusta territorio Castellu Petrosu…” Nel 1209 troviamo invece in un documento di San Vittore la frase “…ecclesia Santi Victoris et vadit per viam que pergit ad Plarosariam…” Qui compare il nuovo nome che in un documento (n. 602) di San Vittore del 1311 si trasformerà in “…at versus Perosariam…”

La leggenda di Piero e Sara, se avesse un fondamento storico sarebbe da collocare tra il 1100 e il 1200 in pieno medioevo.

 

                                                                                                                       Stefania Sebastianelli

 

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