Seconda parte

La teologia politica dei rovereschi

di Leonardo Badioli

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Una presentazione buona e affidabile della Chiesa della Maddalena a Senigallia, e di uno dei dipinti che vi si trova, quello che va sotto il titolo della Concezione, può essere – come abbiamo visto – quella di Benedetta Montevecchi (1). La quale non perde tempo e, subito fissato che l’attuale chiesa è stata costruita tra il 1751 e il 1756 al posto del precedente complesso dei Padri Minori Conventuali costruito nel 1491, conduce al secondo altare a sinistra – dove una grande cornice in legno intagliato e dorato di gusto tipicamente cinquecentesco, proveniente dall’antica chiesa, adorna una pregevole tela di ignoto pittore baroccesco – per aggiungere subito che “l’interesse principale del dipinto è nel suo valore storico, essendo la committenza evidentemente legata a membri della famiglia Della Rovere”

Concezione alla Maddalena, particolare. A destra il gruppo dei politici con bambino

Passando a descrivere il quadro, Montevecchi rileva “un’iconografia insolita e piuttosto complessa per la identificazione dei personaggi”. Nessun dubbio sul fatto che la figurazione sia “legata al culto dell’Immacolata Concezione la cui immagine appare in alto, tra le nuvole, sull’emblematica falce di luna resa secondo uno schema figurativo devozionale di matrice ancora quattrocentesca”; né alcun dubbio può avere a proposito della città che si vede sullo sfondo, “un profondo paesaggio con una città fortificata posta sulla riva del mare, in cui è chiaramente identificabile la cinta muraria di Senigallia con i tipici baluardi angolari, la Rocca e una chiesa sulla destra, forse la stessa chiesa della Maddalena.

I personaggi, poi, sono divisi in due gruppi ben caratterizzati: quelli a destra appartenenti tutti alla sfera politica; quelli a sinistra alla religiosa. Ma in entrambi i gruppi due figure preminenti in primo piano portano ciascuna contrassegni significativi: la grande figura in nero con barba, probabilmente il podestà di Senigallia, sostiene un gonfalone che porta in bella evidenza lo stemma e i colori della città; il pontefice inginocchiato a sinistra, non fosse per profilo già noto a tanta pittura, porta ricamata sul piviale la quercia roveresca: è papa Sisto IV della Rovere.

La loro identificazione rende ben comprensibile il carattere peculiare del dipinto – commissionato per Senigallia quale città del Ducato di Urbino, e – se non facili, almeno logiche e conseguenti – le ipotesi di riconoscimento degli altri personaggi. I tre che si stagliano sopra la testa del supposto podestà sono, in fila da sinistra a destra, padre, figlio e nipote: Francesco Maria I (duca di Urbino dal 1508), Guidobaldo II (duca dal 1538) e Francesco Maria II (duca dal 1574 al 1631). Non può trovarsi tra questi il nonno Giovanni della Rovere, che fu duca, sì, ma solo di Senigallia, quando il ducato di Urbino apparteneva ancora ai Montefeltro.

E poi c’è il bambino: di lui parlerò un po’ più avanti, perché il piccolo personaggio rappresenterebbe un passaggio critico nella lettura del dipinto. E anche per riconoscere le figure della colonna di sinistra – quella dei religiosi – prenderò tempo; perché prima mi occorre chiarire un punto fondamentale per un’attenta esegesi del dipinto: ciò che unisce i due gruppi non è solo la varia appartenenza a una famiglia qui dominante, ma qualcosa che li tiene insieme ai piedi della Madonna Immacolata: la teologia politica (2). Rovereschi e francescani sono entrambi, nei rispettivi ambiti spesso coincidenti, sostenitori della concezione immacolata (sine labe) della Vergine, non accolta o dichiaratamente avversata dai domenicani e dai loro referenti politici in quegli stessi anni.

La pala della Concezione alla Maddalena è dunque il vero palinsesto di un partito politico-religioso che all’esame si rivela di una chiarezza addirittura folgorante.
Quando sia permesso mettere a fuoco in questo modo il senso del dipinto, sarà perfettamente comprensibile una serie di fatti e di questioni che non si fermano sotto questo quadro ma spaziano nel tempo traendo origine da Duns Scoto (1300) per, attraverso molte tappe evolutive, pervenire alla dichiarazione del Dogma dell’Immacolata avvenuta per volontà del senigalliese papa Pio IX Mastai Ferretti (1854).

1) Benedetta Montevecchi, Itinerari Rovereschi nel Ducato di Urbino, editi dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Storici delle Marche, Urbino, 1981.
2) Estraggo questa definizione da una serie di lezioni che Jakob Taubes tenne ad Heidelberg dal 23 al 27 febbraio 1987 come raccolte in volume dal titolo La teologia politica di San Paolo, Adelphi, 1997.

Continua…

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