La sabbia di velluto non è un rifiuto / 2

Pulizia della spiaggia e Shock Economy

Come su una calamità più o meno naturale 

si possono impiantare rendite politiche e vantaggi privati 

a ulteriore danno all’ambiente e a spese della generalità dei cittadini   

Chiunque abbia idea di cosa Naomi Klein intende per “Shock Economy” non avrà difficoltà a comprendere il verso della politica; chi no, ci metterà ben poco a rendersi conto che siamo investiti da una doppia calamità: quella per così dire “naturale” e quella amministrativa costruita sopra.

A noi lo volete spiegare, che paghiamo la Tari al massimo grado?

Momento. Prima di arrivare ai soldi parliamo di razionalità e ambiente. Se no il Sindaco ci dice che pensiamo solo a quelli. Vediamo come funziona, quali passi ci hanno portato fin qui e cosa può succedere dopo.

Primo passaggio: Spiaggiamenti di “materiali melmosi”. Nessuna spiegazione ufficiale. Da “episodio anomalo” a pericolo permanente. 

Anno 2016: dalla foce del Misa a Marzocca il mare rovescia sulla spiaggia enormi quantità di materiale nero. Anno 2017: ancora spiaggiamento, ma di minore entità. Si direbbe una coda del primo. La preoccupazione è grande perché siamo a ridosso della stagione balneare.

Tra i tanti interventi in Consiglio Comunale, ci soffermiamo su quello di Stefania Martinangeli, 24 marzo 2017 [da Verbale]: chiede che venga istituita una “commissione di indagine e inchiesta” che spieghi il fenomeno, le cause e la natura del deposito. L’opinione più diffusa è che si tratti di materiale organico abbandonato nell’alveo del Misa in seguito alla pulizia del fiume e trasportato dal flusso al mare. Lo spiaggiamento sarebbe dunque da considerare un “episodio anomalo” – come lo definisce la consigliera – “ma reiterato, e per questo preoccupante”.

Ah, lo abbiamo visto, era tutta una marciumaglia vegetale…

Il Sindaco però è di diversa opinione circa la Commissione, ma ammette di ignorare del fenomeno e per contro si sdegna nei confronti di chi emette diagnosi frettolose e non comprovate. Avrebbe ragione, se ce ne fossero di migliori. Ce ne sono? Loro a quanto pare non le hanno date. Leggiamo per credere la risposta del Sindaco a Martinangeli:

« Noi ci troviamo davanti a un fenomeno che fa bene a chiedere una Commissione scientifica, non una Commissione di indagine o d’inchiesta. […] Ormai l’era della post verità viaggia dai post di Facebook, tutti possono scrivere tutto, chissà com’è, non chiedete a me, non lo so, voi conoscete tutto, sapete che quello viene dal Misa, la Presidente [della Provincia] dice: nel Misa ho fatto i lavori nel 2014 e non è possibile che quel materiale ancora venga spiaggiato; beh oggettivamente ci farà riflettere su questa cosa, non sono sicuro che sia così, tutto quel taglio che han fatto tre anni fa ancora è in mezzo al mare poi ritorna non lo so, io non lo so, io non ho la verità in tasca come voi, io non sono una costellazione, non sono stordito come gli altri ma non sono neanche illuminato, uno che ha un’intelligenza media abbondante e che ha una conoscenza adeguata, che affronta i problemi come sono e con la competenza che serve per guidare una città come questa, non lo so, so solo che c’è un problema, che due anni fa parlava di 27.000 tonnellate conferite non di sabbia, a differenza di quel che dicono non era di sabbia, adesso capiscono, era di quel materiale che quando si asciuga un po’ sembra la sabbia, ma delle cose delle quali possiamo mentire diciamo che sembrano, sembra sabbia ma no, era quel materiale che c’è lì, che adesso ci mette paura, ma c’era anche l’anno scorso, lo ripeto c’era anche l’anno scorso. […]

Per il momento il mio pensiero è toglierla di lì. Anche se, paradossalmente, le linee guida recentemente emanate dall’ISPRA direbbero che per portare in discarica tutta questa melma nera dovremmo aggiungere sabbia fino all’85% in modo da stabilizzarla. Una follia”. 

Eppure solo due anni prima l’Amministrazione Comunale aveva mostrato di conoscere piuttosto bene la natura del rifiuto spiaggiato, la causa diretta dello spiaggiamento e le responsabilità inerenti. Basti leggere, a riprova, la Delibera Giunta Municipale n. 244 del 21 aprile 2015:

« “Le piene del Fiume Misa del 5-6 febbraio e del 6-7 marzo hanno trasportato enormi quantità di residui di materiale organico (ramaglie, fogliame, sfalci ecc.) non raccolti, lasciati sull’alveo e sulla parte golenale dei Fiumi Misa e Nevola, a seguito dei lavori di manutenzione per la messa in sicurezza delle aste fluviali ancora in corso di realizzazione da parte della Provincia di Ancona”;

“In seguito di quanto sopra e delle successive mareggiate che hanno interessato il litorale ricadente nel territorio di questo Comune, si è riscontrata una eccezionale quantità di rifiuti spiaggiati, fatto questo che non si era mai verificato nelle quantità riscontrate in precedenza”;

“L’eccezionale evento calamitoso che si è perpetrato nel tempo dal mese di febbraio in avanti [ma il documento comunale data due mesi dopo], ha causato lo spiaggiamento di una quantità rilevantissima di materiale organico (quindi putrescibile) e non. 

Ma poi, più in generale:

“Si sta verificando uno spiaggiamento continuo di rifiuti e detriti ed ogni situazione di mare mosso rappresenta un potenziale pericolo di ulteriori spiaggiamenti; ogni volta, non appena completata la rimozione di rifiuti e detriti spiaggiati si è stati costretti ad intervenire nuovamente e con ogni probabilità questa situazione si ripeterà al verificarsi di condizioni di mare mosso”;

e soprattutto:  

“Si è dovuto fronteggiare un fenomeno che mai si era verificato in precedenza, con uno spiaggiamento costante e progressivo al verificarsi di ogni mareggiata; […] eventi eccezionali mai visti prima è un orizzonte condiviso dall’autorità comunale: eccezionali e anche capaci di trasformarsi in rifiuti pericolosi per la salute. 

… dove “eccezionali” non erano certo le mareggiate, se mai il loro trasporto. Che ve ne pare?

Un po’ di confusione?

Diremmo. Perché se non ci sono materiali provenienti dagli alvei fluviali, o dalle cisterne delle navi, o dalle fioriture algali, le mareggiate portano solo conchiglie. L’attenzione dunque non viene più rivolta ai cascami della manutenzione dei corsi d’acqua e al carattere episodico ed emendabile degli spiaggiamenti, ma all’azione costante e sempre imperscrutabile del mare. Non solo si teme: di più: si fa conto che esista un “evento calamitoso” un fenomeno nuovo, costante e inspiegabile, ed è questa la base sulla quale l’autorità comunale motiva le sue proposte salvifiche che principalmente si fondano sulla paura dell’ignoto.

Secondo passaggio: In mancanza della cognizione precisa che dovrebbe orientare le decisioni di interesse pubblico, il Comune appaltante si appresta a ricevere e a favorire le indicazioni dalla Società appaltatrice, con evidente inversione dei ruoli e dei rispettivi interessi.

A darne prova è il “Contratto per  la pulizia dell’arenile demaniale e opere accessorie di manutenzione” tra Comune e CAR firmato a Rimini il 13 novembre 2014 e girato a Eco Demolizioni s.r.l.. Questo contratto, concepito in tempi in cui il Comune tentava ancora di spiegarsi gli spiaggiamenti, non prevedeva in nessun modo e forma che si portasse via la sabbia dall’arenile allo scopo di ripulirla.  

Eh certo, l’arenile non è il tappetino della macchina che per pulirlo lo porti fuori, lo sgrulli e lo rimetti a posto.

Appunto. Il concreto via libera alla pulizia della sabbia fuori dall’arenile è del 10 marzo 2015, quando il Dirigente comunale, con Determinazione n. 21, concede in comodato d’uso al gestore una parte dell’area dell’ex impianto di depurazione di Marzocca “per attività stagionale vagliatura rifiuti provenienti dall’arenile demaniale”. 

Con questa disponibilità Eco Demolizioni continuerà a vagliare i rifiuti nei due punti stabiliti sull’arenile del Lungomare Mameli e del Lungomare Leonardo da Vinci, ma nella stagione turistico-balneare  [dal 1° aprile al 30 settembre], “quando le operazioni di vagliatura dei residui provenienti dalla pulizia della spiaggia non può essere effettuata sull’arenile demaniale”, potrà farlo nell’area dell’ex Depuratore di Marzocca – “come del resto si faceva con la precedente ditta appaltatrice” – rassicura il documento. 

Il quale documento precede, dunque non è figlio dello spiaggiamento-monstre del 2016; segno che già da tempo si pensava alla possibilità di fare la pulizia della spiaggia in area non demaniale, ossia fuori dalla spiaggia.

Non c’è dubbio, nel 2016 lo shock è stato forte, si teme che si ripresenti; non vorremmo trovarci un’altra volta in quella situazione; ma le nuove incertezze (sopraggiunte e mantenute tali) su dinamica e biochimica degli spiaggiamenti producono un rovesciamento del rapporto Comune appaltante e Consorzio appaltatore: adesso è la società che propone soluzioni e le decisioni le tengono dietro. 

Ecco dunque che, il 9 giugno 2016, Eco Demolizioni s.r.l. presenta presso la Provincia di Ancona istanza di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale “relativa all’inserimento di nuove tipologie di rifiuto e incremento della capacità e potenzialità di impianto per la gestione dei rifiuti provenienti dalla pulizia dell’arenile in loc. Marzocca”. In quel caso la VIA non serve.  Il guaio vero, però, è che i rifiuti della pulizia dell’arenile – come osservato nella gestione dell’impianto sito in località Marzocca – sono costituiti per il 90% in peso da sabbia e per il restante 10% da altre frazioni”. 

Ma non è proibito portare via la sabbia dalla spiaggia? 

Certo che è proibito.  Sappiamo tutti che per il Codice di Navigazione non si può portare via dall’area demaniale; anzi, una recente sentenza della Cassazione (Cass. sent. n. 11158/2019) loconsidera addirittura “reato di furto aggravato trattandosi di cosa destinata alla pubblica utilità esposta alla pubblica fede”. 

E allora?

Facciamo a capirci. I materiali indesiderati che si trovano sulla spiaggia sono considerati rifiuti dal momento in cui vengono rimossi. Se vengono trattati sul posto con una tritovagliatrice mobile possono prendere il cod. 19 12 12 (rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti); se invece vengono raccolti, caricati su un camion e portati fuori dall’arenile prendono il cod. 20 03 01 (rifiuti urbani non differenziati); e abbiamo visto che per il 90% si tratto di sabbia. Veramente Eco Demolizioni li classificherebbe con il cod. 20 03 03, “Residui della pulizia stradale”.

In questo secondo caso la sabbia di velluto diventerebbe un rifiuto?

Sì. Anche se dopo il trattamento viene restituita alla sua matrice. Per maggiore chiarezza ripetiamo: dipende dal modo in cui la pulizia della spiaggia viene fatta se la sabbia è velluto o rifiuto. Se il metodo è caricare su un camion i “materiali indesiderati” e portarli nel luogo di trattamento la sabbia di velluto è umiliata a rifiuto. Se invece la pulizia della spiaggia viene eseguita direttamente sulla spiaggia, come sempre si è fatto, la qualità che separiamo è solo o in massima parte costituita da “materiali indesiderati” (plastica, organici e quant’altro) che, quelli sì, vanno differenziati e portati al trattamento, recupero o smaltimento; così la rena rimane sull’arenile in tutta la sua gloria.

Terzo passaggio: Dopo la sabbia come rifiuto, la sabbia come pretesto. Ecodemolizioni a fine contratto programma il suo futuro strategico. E il Comune le fa strada. In questo modo si rischia l’appropriazione e il disfacimento della spiaggia come bene comune. 

Il progetto al Cesano conteneva pericoli che non riguardano solo la vicinanza dell’abitato – comunque da scongiurare – ma quelli connessi con un errore epistemologico (= cavolate sistematiche) che danneggerebbero l’intero ecosistema litoraneo. Dunque da non ripetere altrove. Perché stavolta l’impresa proponente non si è limitata ad avanzare richieste di trattamento di rifiuti balneari fuori dall’ambito demaniale; nel suo progetto Cesano allegramente reclamava per sé il trattamento non di “rifiuti”, ma di “sabbie provenienti dall’arenile”. Ne sono talmente convinti che – guarda un po’ – definiscono le sabbie trattate come “materie prime secondarie idonee per il ripascimento dell’arenile”. I “ripascimenti” diventano allora la restituzione della sabbia che loro stessi hanno prelevato! Sta a vedere che all’atto di restituirla…

… ce la fanno pagare?

Eh. I conti al momento li fanno loro. Noi possiamo chiederci se la sabbia sequestrata la renderanno tutta. Chi controlla? Ma poi: occorrerebbe notare una certa differenza dall’impianto di Marzocca rispetto a quello proposto al Cesano: una che a Marzocca Eco Demolizioni s.r.l. gestiva per conto del Comune; a Cesano invece sarebbe proprietaria e il Comune diventerebbe cliente. In entrambi i casi, in ogni modo, dopo il prelievo noi cittadini non siamo più proprietari della sabbia, ma diventiamo produttori di rifiuti [art. 188 del D.L.vo n. 152 del 2006, anche se la disciplina è complessa e controversa] mentre la proprietà della sabbia passa al suo detentore – Eco Demolizioni s.r.l. nel caso – il quale potrebbe tranquillamente venderla al migliore offerente. C’è molta domanda per i ripascimenti.

Insomma, per loro sarebbe un affarone; per noi invece non tanto…

Tanto più che il previsto trattamento della sabbia si ridurrebbe – lo segnalava la Provincia stessa – al 10% dell’attività cercata da Eco Demolizioni. Un pretesto dunque. 

Ecco perché non si tratta solo di “dove” verrebbe collocato questo impianto di trattamento: dovunque la sua realizzazione costerebbe la dispersione e il disfacimento dell’elemento-base su cui si regge il nostro turismo e dunque una iattura per l’intera città. 

Hanno un bel dire gli amministratori che in estate non si può usare il tritovagliatore sulla spiaggia. In caso di emergenza acuta nessun sistema comunque eviterebbe il transito di camion sull’arenile. Possiamo solo ritenere che ordinariamente non avremmo nessuno spiaggiamento significativo se fosse tenuto con cura costante l’alveo fluviale. Nessuno può essere più interessato a questo più del comune che ne occupa la foce. 

Per la stessa ragione al cubo non è desiderabile un eventuale “secondo polo” dopo quello di Marzocca. Di più: non è desiderabile nemmeno il primo. Veramente sulla Determinazione Dirigenziale n. 692 del 28/06/2019 della Provincia si legge che “l’impianto sarà destinato a sostituire quello esistente sito in località Marzocca” ma si sa che la politica a volte vola sopra questi dettagli.

In tutti i casi il trattamento va fatto interamente sull’arenile: da questo non si sfugge. Le possibilità ci sono. Basta studiarle bene.

Shock economy – sostiene Naomi Klein – è il capitalismo del disastro. Prevede politiche di privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica, tassazione estrema, ottenute con o senza il consenso popolare, e attuate con l’occasione di uno shock causato da un evento contingente, provocato ad hoc per questo scopo, oppure generato da incapacità dei decisori o da cause esterne.

E po’ dic’ ch’ nn’enn vera i rumanzi…

Leonardo Badioli, per Quelli dell’Onda https://www.facebook.com/quellidellonda/

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