Il tempo si è fermato a Castiglioni

Slow, piano, rallenta, ripensa la tua vita. La lentezza è moderna, e quella di Castiglioni di Arcevia, si raggiunge molto velocemente. 30 Km dal mare, da Senigallia. Lasci la macchina fuori dalle mura e giungi, camminando, ai piedi del castello. Intanto hai fatto ingresso dalla vecchia porta medievale (ci sono ancora i cardini) e, guardandoti attorno, sembra che il tempo da lì si sia fermato. Scopriamo che originariamente il castello aveva un solo ingresso mediante una rampa in muratura  sul lato nord, oggi notevolmente modificato, mentre la porta sul lato sud venne aperta più tardi fra ‘700 e ‘800 per favorire l’accesso dei carri (fonte: Virginio Villani) Qui, circa dieci anni fa, è iniziata la restaurazione di tutto il borgo, dove vivono stabili circa 40 persone. Circa 360 abitanti stanno fuori dalle mura, si sono costruiti dimore intorno all’Arcadia. Nel silenzio, tra il verde, le montagne. Chi ha deciso di rimanere, l’ha fatto per amore. Chi ha deciso di andarsene, ogni tanto torna per risentirne gli odori. Tutte le abitazioni sono state restaurate con grande cura, nulla invade sull’altro, nessuna anomalia, tutto in linea, dal colore antico della pietra arenaria. La conservazione di tutti gli elementi architettonici identificativi, la demolizione di ogni superfetazione, alterazione, sovrapposizione. C’è il sapore dell’antico in questo borgo dalla luce abbagliante, uno dei nove castelli di Rocca Contrada (odierna Arcevia). Dal punto di vista istituzionale Castiglioni è stato sempre sotto la giurisdizione di Rocca Contrada, ma nei tempi più antichi ha goduto a lungo di una relativa autonomia, come del resto anche gli altri castelli, avendo facoltà di eleggersi una propria magistratura denominata I Quattro e un proprio Consiglio con competenze di carattere economico, mentre le competenze in materia giudiziaria spettavano al comune capoluogo. Questa autonomia è sopravvissuta, anche se via via sempre più limitatamente, fino all’Unità d’Italia (fonte: V.Villani). E’ lo specchio lucente di quell’Italia minore dove le tradizioni sono vive. Ogni Primavera il borgo viene ingentilito da cascate di fiori, per prepararsi al giorno del Corpus Domini, al massimo della sua esplosione floreale. Un’altra umanità per difendere una civiltà del vivere che in molte città non trova più appigli per esistere, che sparisce, offuscata dalla nostra corsa quotidiana. Merita una visita la chiesa parrocchiale di S.Agata con una pala di Ercole Ramazzani  “La Madonna del Rosario” ed un crocifisso ligneo del XV sec.

 

Letizia Stortini con la collaborazione di Nadia Mariotti

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