Giulio Salvadori ecomarchenews

 

Morire per lavorare

 

 

La vita è sacra, sempre ed ovunque, e morire per il lavoro, mentre si presta la propria opera di servizio della collettività, è assurdo, inconcepibile.

Perchè allora ognuno di noi, pur essendo spesso indignato per i numerosi infortuni che avvengono sul lavoro, non riesce a mobilitarsi affinchè cessi un simile strazio? Eppure i dati statistici sono chiari e raccapriccianti, testimonianza di un vero e proprio stillicidio silenzioso che mette sotto accusa la carenza in materia di prevenzione e sicurezza nei posti di lavoro.

Alcuni morti ogni giorno nei cantieri e nelle fabbriche, circa un milione di infortuni l’anno di cui oltre mille mortali e circa trecentomila affetti da malattie professionali; ed il costo per la collettività supera di venticinque milioni di euro l’anno. Questo accade nel nostro “bel Paese”, che vanta questo triste primato in Europa. Il nostro bravo presidente della nostra Repubblica, proprio non molto tempo fa, ha affermato: “Occorre dunque, rimuovere le cause di questi infortuni, chi ha il compito di intervenire per far rispettare le regole e prevenire tali misfatti lo faccia, e puntualmente.” Penso, che il governo e le istituzioni non abbiano tralasciato l’importante problema degli infortuni sul lavoro. Mi rivolgo anche ai sindacati tutti, affinché creino azioni d’intervento e di lotta più serrata ed operino nel senso dell’informazione e della prevenzione.  E’ pur vero che i sindacati hanno il merito di avere sempre lottato per lo sviluppo ed il benessere della classe lavoratrice e di ciò si deve dare atto, ma non basta, bisogna fare di più, sopratutto sulla sicurezza del lavoratore per evitare che tante famiglie subiscano questi lutti. Auspico, come tutti, che ogni lavoratore, dopo aver terminato il proprio lavoro, possa avere la certezza di intraprendere la strada verso casa.

 

Duilio Marchetti

 

 

Giulio Salvadori ecomarchenews
“La sera dell’operaio”, Giulio Salvadori, 1959
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